Il vice primo ministro afghano Abdul Salam Hanafi (ANSA/EPA/ALEXANDER ZEMLIANICHENKO)

«Rispettiamo molto le donne»

Lo ha detto il vice primo ministro afghano prima della più importante riunione dei leader del paese, a cui partecipano solo uomini

Il vice primo ministro afghano Abdul Salam Hanafi (ANSA/EPA/ALEXANDER ZEMLIANICHENKO)

Giovedì a Kabul, in Afghanistan, è iniziata la loya jirga, un’importante riunione a cui partecipano tutti i principali leader politici, religiosi e tribali del paese. La loya jirga si svolge con cadenza irregolare e serve per discutere temi molto diversi, che possono riguardare la politica interna o estera. Nella riunione si parlerà molto probabilmente anche di alcune questioni legate alla condizione femminile in Afghanistan, uno dei paesi in cui le libertà e i diritti delle donne sono maggiormente limitati. Tra i più di 3mila delegati che parteciperanno alla riunione non c’è nemmeno una donna.

La riunione è assai attesa perché è la prima da quando i talebani hanno preso il potere, nell’agosto del 2021, e perché si tiene a pochi giorni dal drammatico terremoto del 22 giugno in cui sono morte più di mille persone.

Non è un evento pubblico a cui è ammessa la stampa, ma secondo diversi analisti uno degli argomenti che verranno affrontati dovrebbe essere la riapertura delle scuole secondarie femminili, ovvero l’equivalente di medie e superiori italiane (chiuse dopo la presa del potere da parte dei talebani e non ancora riaperte). Ma il fatto che non ci siano donne tra i delegati e i molti provvedimenti repressivi adottati dal governo nei confronti della popolazione femminile fanno pensare che ci siano poche speranze di risolvere la situazione.

Mercoledì, intervistato dall’emittente pubblica RTA, il vice primo ministro Abdul Salam Hanafi ha spiegato così il fatto che ci saranno solo uomini alla riunione:

«Le donne sono le nostre madri e sorelle. Le rispettiamo molto. Quando alla riunione ci sono i loro figli, significa che anche loro sono coinvolte, in un certo senso».

Nella loro prima conferenza stampa ad agosto dello scorso anno, in cui si presentarono come un gruppo moderato e aperto, i talebani avevano annunciato che avrebbero garantito il rispetto dei diritti delle donne, ma poi nei mesi successivi avevano imposto un’interpretazione estremamente radicale della sharia, la legge islamica. Una delle ultime misure è stata l’obbligo di indossare il burqa per tutte le donne.

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