Il volantino e la testina IBM

«Perché è importante menzionare la famosa testina rotante delle BR? Perché la testina della macchina per scrivere del comunicato numero 1 e quella del volantino messo all’asta non sono la stessa. I nove comunicati del sequestro Moro sono stati scritti tutti con una IBM Selectric II e con una testina rotante light italic»

Per il mio compleanno, alcuni amici e amiche mi hanno regalato una Olivetti Valentine, conoscendo la mia passione per le macchine per scrivere. Mentre la scartavo, mi hanno confessato di aver cercato su Google se fosse normale che sulla tastiera non ci fosse il numero 1. Il numero 1 e il numero zero, infatti, nelle vecchie macchine per scrivere meccaniche Olivetti, tastiera QZERTY, non ci sono: si fanno rispettivamente con la I maiuscola o con la elle minuscola, e con la O maiuscola, per risparmiare in tasti. Ma questo, giustamente, chi non l’ha mai usata o non ne è appassionato non lo sa. Così come la maggior parte dei miei coetanei non sa perché l’introduzione della testina rotante, che permetteva finalmente di avere molti più caratteri compresi tutti i numeri e compreso l’1 e lo zero, e di poterli perfino cambiare senza sostituire tutto il blocco dei martelletti, fu un’invenzione così importante.

La maggior parte delle persone, almeno quelle dalla mia generazione in giù, non ha nemmeno idea di come sia fatta una testina rotante, cioè quella pallina poco più piccola di una palla da golf – ma molto più leggera, in plastica cromata – con impressi i caratteri di stampa, che nel 1961 IBM brevettò trasformando completamente il funzionamento della scrittura meccanica ed elettromeccanica.

La generazione precedente la mia, invece, anche se non ha un’idea precisa di come si usasse e di come in effetti fosse fatta, associa facilmente la testina rotante alle Brigate Rosse: fu il loro “marchio di fabbrica” durante il sequestro Moro, nel 1978.
Eppure in queste ore in cui si sta parlando così tanto dei vecchi comunicati delle BR e dei volantini relativi al sequestro Moro nessuno, mi pare, ne ha fatto menzione. Ci provo io.

Intanto, i fatti: una casa d’aste romana ha messo in vendita un volantino delle BR, indicandolo come quello con cui venne rivendicato il sequestro Moro, con un valore di 1600 euro e una base d’asta di 600 euro. Aldo Moro, presidente del partito della Democrazia Cristiana, fu rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio successivo. Da due giorni si è scatenato un coro di voci scandalizzate, scettiche, indignate. Mentre scrivo, la direzione generale archivi del ministero della Cultura ha disposto una verifica sul documento messo all’asta per stabilirne l’interesse storico.

Sentendo parlare della messa all’asta del primo comunicato originale, molti hanno comprensibilmente chiesto perché un documento di questa rilevanza non sia piuttosto rimasto nelle carte processuali. La risposta è che il comunicato originale, di cui vennero recuperate nove copie il 18 marzo (rimando all’articolo e ai documenti esibiti dallo storico Paolo Persichetti), è effettivamente secretato in una busta al ministero dell’Interno, così come anche uno dei volantini identici a quello messo all’asta. Ed è proprio grazie al fatto che entrambi si trovino in questi archivi e che possano essere quindi confrontati, che possiamo concludere che non si tratta dello stesso documento.

E la casa d’aste nella scheda del documento non mente: si tratta effettivamente di un volantino “originale”. Ora, originale però non significa che si tratti della matrice unica da cui furono ciclostilati (cioè replicati meccanicamente in piccola tiratura attraverso la macchina che si chiamava ciclostile) i diversi volantini di rivendicazione, né che si tratti di una delle nove copie di quella matrice: il ciclostile replicava in copie un foglio speciale cerato (la matrice) stampato da una macchina per scrivere come se fosse un normale foglio di carta. Il volantino in questione è invece una delle riproduzioni di quello stesso testo che vennero ribattute a macchina e ciclostilate o fotocopiate nei giorni successivi da altre “colonne” delle BR, e poi diffuse in numerose copie (il ministero dice di possederne 41 ma ne risultano rinvenute decine) per dare notizia del fatto avvenuto e delle sue “ragioni”.

Il volantino all’asta, quindi, per quanto originale nel senso che non è una copia successiva, non è né il comunicato originale dattiloscritto, né, come si è scritto e detto molto in queste ore, un ciclostile di quel comunicato, che fu diffuso dalle BR il 17 marzo e pubblicato il 18 marzo dall’edizione straordinaria del Messaggero. Si tratta, appunto, di uno dei tanti volantini, ribattuti, ciclostilati e diffusi dalle colonne dei brigatisti per diffondere la notizia, come successe sistematicamente e capillarmente con tutti i comunicati che seguirono.

Perché è importante menzionare la famosa testina rotante delle BR? Perché la testina della macchina per scrivere del comunicato numero 1 e quella del volantino messo all’asta non sono la stessa. I nove comunicati del sequestro Moro sono stati scritti tutti con una IBM Selectric II e con una testina rotante light italic – quindi in corsivo – che già dal 1972 dava la possibilità di scrivere sia in passo 10 (cioè 10 caratteri per pollice) sia in passo 12. Il “marchio di fabbrica” delle BR, appunto. L’unico comunicato scritto in passo 12, che risulta quindi più compresso, è il primo: battuto, secondo la sua testimonianza, la notte del 16 marzo da Mario Moretti nella cucina di via Montalcini a Roma, e composto da 81 righe scritte su due pagine (in un’intervista disse invece che tutti i comunicati vennero completati a Firenze, ma si riferiva probabilmente ai successivi). Dopo una telefonata alla redazione del Messaggero fu rinvenuto il 18 marzo in cinque copie, insieme a una polaroid di Moro, nel sottopassaggio di Largo Argentina (con un ritardo di un giorno perché il giornalista dapprima non lo trovò), e pubblicato dal giornale il 19. I successivi otto comunicati sul sequestro vennero invece redatti in passo 10 e nella sede di un esecutivo riunito, ma sempre con una IBM Selectric. Tutti sono scritti con una testina rotante light italic, che non fu mai ritrovata.

Il volantino messo all’asta è invece scritto in 80 righe e non 81; nella scheda della casa d’asta si parla di due facciate, come se fosse fronte/retro; e soprattutto non è scritto con una testina rotante light italic. Mi sono confrontata con l’ex responsabile dell’ufficio caratteri di Olivetti, Gianmaria Capello, e ci sembra di poter concludere che il carattere usato per questo volantino battuto all’asta sia quello che si chiama Advocate, sempre brevettato per IBM, sempre per una testina rotante, ma non quella usata per i comunicati scritti dai sequestratori di Moro.

Il comunicato originale e questo volantino insomma sicuramente non sono stati scritti con la stessa testina rotante, ma non sono stati scritti nemmeno dalla stessa persona. Anche a una rapida occhiata si vede bene che benché questo volantino sia scritto con una macchina elettronica e non meccanica (lo si capisce dall’omogeneità dell’inchiostro e dal perfetto allineamento dei caratteri) ci sono anche solo a colpo d’occhio due “errori” che sembrano ereditati dall’abitudine alla digitazione sulle vecchie macchine meccaniche: il primo è che “16 marzo” è scritto ancora con la i maiuscola al posto dell’1; l’altro è che lo zero in “’50” ha un errore di battitura, dovuto probabilmente alla sovradigitazione dello 0 sul simbolo del grado, come se chi digita, avesse cercato la O maiuscola (con cui tradizionalmente veniva scritto il numero zero) e per errore digitato il piccolo segno “°”. Questi errori non ci sono nel documento “originale”, tanto che nelle indagini venne anche ipotizzato che la conoscenza della tastiera fosse così precisa e la struttura del corpo di scrittura così identica a quella dei servizi segreti americani da considerare un loro coinvolgimento.

Ora, sarebbe interessante confrontare questo volantino messo all’asta con altri volantini prodotti contestualmente e diffusi da altre colonne delle BR, in altre parti d’Italia. Trattandosi di numerosi esemplari, è possibile che altri, nel tempo, ne vengano ancora fuori. Intanto questo, mentre scrivo, partito da una base d’asta di 600 euro ha già raggiunto offerte per 7 mila euro.

Una testina rotante IBM invece costava ai tempi circa 20 mila lire: oggi su eBay la battono tra i 10 e i 20 euro circa. Lo so perché, per coincidenza, in questi giorni sto chiudendo un podcast per la testata che ospita anche questo articolo, e una delle puntate è dedicata proprio alla testina rotante delle macchine per scrivere IBM e al suo funzionamento. Ecco, in un ipotetico museo della memoria, di cui sento parlare in queste ore, io ci metterei quella: le cose ricordano, e certe cose fanno la memoria.

Chiara Alessi
Chiara Alessi è esperta e critica di design. Nel 2021 ha pubblicato Tante care cose (Longanesi).