Una dipendente dell'archivio di Radio Muqdisho, in una foto del 2013 (EPA/TOBIN JONES / AU UN IST)
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  • mercoledì 5 Gennaio 2022

C’è un notiziario in italiano sulla radio pubblica della Somalia

È il frutto di un accordo tra l'ambasciata italiana e il governo somalo, e dovrebbe promuovere la cultura e la lingua italiane

Una dipendente dell'archivio di Radio Muqdisho, in una foto del 2013 (EPA/TOBIN JONES / AU UN IST)

Dal primo gennaio su Radio Muqdisho – cioè Radio Mogadiscio, una radio pubblica della Somalia – va in onda tutti i pomeriggi un notiziario in italiano, che ha come obiettivo la promozione della lingua e della cultura italiane nel paese, che fino alla Seconda guerra mondiale fu una colonia dell’Italia.

Il notiziario dura mezz’ora ed è una traduzione in italiano (lievemente stentato) del notiziario somalo trasmesso dalla stessa radio, con notizie di politica interna somala e dall’estero; viene trasmesso tutti i pomeriggi a partire dalle 14 e 30 ed è il frutto di un accordo fatto a ottobre dell’anno scorso tra l’ambasciata italiana e il governo somalo.

L’accordo, tra le altre cose, prevede l’apertura di corsi di italiano all’Università nazionale somala, che sono già cominciati, e la messa in onda su Radio Muqdisho anche di programmi di natura culturale.

La Somalia è un’ex colonia italiana, ma al contrario di quanto successo con le colonie di altri paesi europei il legame con la lingua e la cultura italiane si è indebolito dopo l’indipendenza, fino quasi a scomparire. Oggi in Somalia soltanto le persone più anziane a volte parlano italiano, e anche in Italia l’interesse per il paese è estremamente limitato.

L’accordo per la trasmissione di un giornale radio in italiano però «non è un atto di nostalgia, o di post-colonialismo», ha detto a Repubblica Alberto Vecchi, l’ambasciatore italiano in Somalia. Piuttosto, dovrebbe essere visto come «un atto di rilancio del rapporto diretto fra Italia e Somalia», che si inquadra in una serie di iniziative di sostegno e sviluppo portate avanti dal governo italiano e da altri enti.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Radio Muqdisho fu fondata nel 1951, quando la Somalia non era già più colonia italiana ma era di fatto governata dall’Italia per tramite di un sistema di amministrazione fiduciaria deciso dalle Nazioni Unite. Fu la prima emittente radiofonica del paese e per decenni mise in onda trasmissioni bilingue, in somalo e in italiano. Nel corso degli anni, e dopo l’indipendenza del 1960, aggiunse anche trasmissioni in altre lingue, come l’amarico, l’oromo e l’arabo, mentre le trasmissioni in italiano andavano scomparendo assieme all’influenza dell’Italia sullo stato somalo. Prima dell’inaugurazione del nuovo giornale radio, Radio Muqdisho non trasmetteva in italiano da almeno 30 anni.

La radio interruppe le trasmissioni nel 1991, a causa dello scoppio di una lunga guerra civile, ma le riprese nel 2001, benché la situazione a Mogadiscio rimanesse precaria: per anni, i giornalisti della radio hanno dovuto lavorare con la protezione dell’esercito.

Nelle intenzioni dell’ambasciata italiana, il giornale radio in italiano dovrebbe contribuire al rafforzamento dei rapporti tra i due paesi e alla stabilizzazione della Somalia. Tra le altre cose, sempre secondo Repubblica, uno dei progetti in via di sviluppo sarebbe la creazione di borse di studio per consentire a giovani somali di studiare in Italia. Attualmente il giornale radio in italiano è condotto da giornalisti di Radio Muqdisho, ma in futuro si spera che a farlo saranno gli studenti della scuola di giornalismo dell’Università nazionale somala, dove sono stati avviati corsi in lingua italiana.

La cosiddetta Somalia italiana (che non comprende tutto l’attuale territorio somalo, ma solo la sua parte meridionale, più altri territori attualmente etiopi) divenne protettorato italiano nel 1889 e colonia nel 1908. Al contrario di quanto sarebbe avvenuto in Etiopia, in cui il regime fascista stabilì una colonia dopo sanguinose guerre in cui tra le altre cose usò anche armi chimiche, il territorio della Somalia italiana, in buona parte desertico, fu ottenuto soprattutto grazie ad accordi con i governanti locali, anche se non mancarono rivolte e conflitti. Per i primi decenni, tuttavia, gli italiani si stabilirono soprattutto in poche regioni costiere, e non controllavano davvero il grosso del territorio.

Le cose cambiarono con il regime fascista, che istituì una effettiva occupazione militare. Nel corso dei decenni, il governo italiano trasferì in Somalia decine di migliaia di coloni, oltre a mantenere ampi contingenti militari, a seconda della situazione.

L’Italia perse la Somalia nel 1941, dopo che il suo esercito in Africa fu sconfitto dagli Alleati, soprattutto inglesi. Il Regno Unito, che già deteneva la parte settentrionale dell’attuale Somalia (la Somalia britannica), occupò anche la parte italiana, che detenne fino al 1950. Tra il 1951 e il 1960 l’ONU decise di affidare all’Italia l’amministrazione fiduciaria dell’ex Somalia italiana, che nel 1960 si unì alla Somalia britannica e divenne definitivamente indipendente.

La lingua italiana mantenne in Somalia una certa vitalità sotto il regime di Siad Barre, che governò il paese come un dittatore dal 1969 fino al 1991 e che aveva ottenuto un’educazione in parte italiana durante il periodo coloniale (era sottotenente dei carabinieri). La fine del suo regime, nel 1991, portò all’inizio di una lunga guerra civile che è tuttora in corso: parte del territorio è controllata dal gruppo terroristico islamista al Shabaab, mentre la regione settentrionale del paese (l’ex Somalia britannica) è di fatto indipendente dal 1991, con il nome di Somaliland, e varie altre regioni sono contese.

Anche la situazione politica a Mogadiscio, la capitale, rimane piuttosto instabile: soltanto la settimana scorsa il presidente ha sospeso i poteri del primo ministro accusandolo di corruzione; questo lo ha a sua volta accusato di voler compiere un colpo di stato, e ha fatto circondare il palazzo presidenziale dall’esercito.