Un gruppo di agricoltori blocca i binari di una stazione di New Delhi durante una protesta, lo scorso 18 ottobre (AP Photo/ Manish Swarup)
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  • venerdì 19 Novembre 2021

Narendra Modi ha cambiato idea sulle sue leggi più contestate

Quelle che liberalizzavano il commercio agricolo, criticate da milioni di contadini indiani: ora saranno revocate

Un gruppo di agricoltori blocca i binari di una stazione di New Delhi durante una protesta, lo scorso 18 ottobre (AP Photo/ Manish Swarup)

Il primo ministro indiano Narendra Modi ha annunciato che revocherà le contestate leggi sulla liberalizzazione del commercio agricolo approvate nel settembre del 2020, contro le quali milioni di contadini indiani protestano da oltre un anno. La decisione di Modi viene considerata un’enorme concessione, vista la convinzione con cui il governo aveva sostenuto le leggi, e una grande vittoria per i circa 650 milioni di agricoltori del paese, moltissimi dei quali coinvolti in enormi scioperi, marce e proteste, anche violente.

Le proteste legate alle leggi sul commercio agricolo sono state definite da alcuni giornali come la più grande crisi che Modi si sia trovato ad affrontare dall’inizio del suo governo.

Il 20 settembre del 2020, senza alcuna consultazione con le organizzazioni agricole, il governo aveva fatto approvare dal Parlamento tre leggi che liberalizzavano la vendita dei prodotti agricoli, andando nella direzione di un mercato unico. La riforma prevedeva che i contadini e i commercianti avessero la libertà di vendere e acquistare senza vincoli di prezzo, non più soltanto sui mercati regolamentati dallo stato (i cosiddetti “mandis”) e nelle sedi fisiche previste dalle varie legislazioni statali, ma anche con il coinvolgimento diretto dei privati.

Da quel momento, centinaia di migliaia di agricoltori si erano riuniti per scioperare, avevano organizzato lunghe marce e si erano accampati in vari punti del territorio attorno alla capitale New Delhi per protestare contro l’introduzione delle leggi, sostenendo che avrebbero messo a rischio la propria sicurezza economica e dato il controllo sui prezzi dei propri prodotti alle grandi corporazioni. Le proteste non si erano fermate né col caldo estivo né col freddo invernale e i contadini non erano stati frenati nemmeno dalle restrizioni per la pandemia da coronavirus o dagli scontri con la polizia; in questi mesi alcuni di loro sono morti per via del freddo e della scarsità di cibo durante le proteste.

Venerdì Modi ha detto che il governo «inizierà il processo costituzionale per revocare tutte e tre le leggi nella sessione parlamentare che inizia alla fine di questo mese» e ha fatto un appello ai contadini che hanno partecipato alle proteste affinché ritornino a casa, in vista di «un nuovo inizio e per guardare avanti».

– Leggi anche: La grande protesta dei contadini in India

L’annuncio di Modi è arrivato un po’ a sorpresa. All’inizio di quest’anno il governo aveva sospeso l’entrata in vigore delle nuove leggi in seguito alle enormi proteste dei mesi precedenti, ma tutte le successive trattative tra i manifestanti e il governo non erano andate a buon fine.

Si pensa che la decisione di revocarle sia legata alle prossime importanti elezioni negli stati dell’Uttar Pradesh e del Punjab, dove gli agricoltori sono buona parte del bacino di elettori e dove le organizzazioni agricole hanno grande potere e influenza. Nel discorso dell’annuncio, Modi ha detto di aver deciso di revocare le leggi perché il suo governo «non era stato in grado di convincere i contadini», sostenendo che la decisione vada a beneficio di tutto il paese.

A ogni modo, i leader delle proteste dei contadini, citati dal Guardian, hanno fatto sapere che non smetteranno di manifestare. Uno di loro, Rikesh Tikait, ha detto venerdì che gli agricoltori non si sposteranno dai loro accampamenti fino a quando le leggi non saranno state ritirate definitivamente dopo le discussioni in Parlamento.