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  • venerdì 12 Novembre 2021

Dov’è finito l’ex capo della polizia di Mumbai?

Param Bir Singh fu rimpiazzato dopo essere stato coinvolto nelle indagini sul tentato attentato all'uomo più ricco d'Asia, ma da mesi non si hanno sue notizie

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Giovedì un tribunale di Mumbai, in India, ha emesso un mandato di arresto nei confronti dell’ufficiale di polizia Param Bir Singh, il terzo e l’ultimo prima che l’uomo venga considerato ufficialmente un latitante. Singh è l’ex capo della polizia di Mumbai e non si trova da mesi: a marzo era stato trasferito in un altro dipartimento per motivi legati alla gestione del presunto piano per attaccare Mukesh Ambani, l’uomo più ricco dell’India, e successivamente aveva accusato un suo superiore di corruzione ed estorsione, venendo a sua volta accusato di aver intascato mazzette. La sua scomparsa e i casi in cui è coinvolto hanno ricevuto grande attenzione dai media del paese.

Singh ha 59 anni, è laureato in Sociologia ed è noto per essere un tipo piuttosto spavaldo. Lavora in polizia da quasi quarant’anni e ha cominciato a far carriera negli anni Novanta, lavorando assieme ai cosiddetti “encounter policemen”, ossia specialisti che si occupavano di investigare su associazioni criminali e terroristi, spesso con metodi particolarmente controversi e violenti. Era stato nominato capo della polizia di Mumbai due anni fa.

Da maggio non si è fatto più vedere nel suo ufficio né a casa sua, e la polizia non l’ha trovato neanche nella sua città di origine, Chandigarh, nel nord del paese. I suoi avvocati e la famiglia si sono rifiutati di dare informazioni sul suo conto. Alcuni giornali e media hanno ipotizzato che sia scappato in Russia, altri invece dicono in Belgio. Il primo mandato di arresto nei suoi confronti era stato emesso a settembre: ad agosto, parlando al telefono con un giornalista, Singh aveva detto di essere «assolutamente in India e di non aver lasciato il paese», racconta BBC.

La mattina dello scorso 25 febbraio un SUV contenente esplosivi e un messaggio di avvertimento fu trovato vicino al lussuoso palazzo di Mumbai dove abita la famiglia di Mukesh Ambani, il capo di un grande gruppo industriale, che si stima abbia un patrimonio pari a circa 65 miliardi di euro. La vicenda aveva tutti i contorni della storia da film: la polizia aveva rintracciato il presunto proprietario del SUV, che però aveva detto che l’auto non era sua, e le immagini della videosorveglianza avevano mostrato che il mezzo era stato trainato sul posto da un’altra auto, una Toyota Bianca.

Nel giro di pochi giorni il presunto proprietario del SUV fu trovato morto vicino a un fiume nei pressi di Mumbai, mentre la Toyota bianca risultò appartenere a un dipartimento di polizia. In relazione al caso fu arrestato un agente della squadra anticrimine di Mumbai, Sachin Waze, accusato di essere coinvolto sia nel piano per attaccare la famiglia di Ambani che nell’omicidio del proprietario del SUV.

A causa dello scandalo legato alla Toyota bianca, a marzo Singh invece fu rimpiazzato e trasferito nel dipartimento di una forza di polizia minore dello stato di Maharashtra, dove si trova Mumbai, in un ruolo di minore prestigio. Senza fornire molti dettagli, l’allora ministro dell’Interno dello stato, Ani Deshmukh, disse che quello di Singh «non era un trasferimento di routine», ma era stato causato dagli «errori» che aveva commesso, «molto gravi per essere il capo della polizia».

– Leggi anche: La storia del presunto piano per attaccare Mukesh Ambani

Singh iniziò il suo nuovo lavoro a metà marzo. Pochi giorni dopo però inviò una lettera al primo ministro dello stato di Maharashtra accusando Deshmukh di corruzione e di aver estorto milioni di dollari da bar e ristoranti in cambio di favori per allentare i controlli sulla gestione delle loro attività, anche grazie all’aiuto di Waze. Singh non fornì alcuna prova delle sue accuse, ma ad aprile Deshmukh fu costretto a dimettersi, pur negando le accuse. Su di lui è stata avviata un’indagine finanziaria federale e dallo scorso primo novembre si trova in custodia cautelare, in attesa di capire se verrà incriminato.

Quanto a Singh, l’ultima volta fu visto a inizio maggio, quando si era assentato dal lavoro per malattia, prolungando poi il congedo per altre due volte.

In estate il governo dello stato di Maharashtra aveva istituito una commissione di indagine per investigare sulla sua scomparsa: Singh non si è mai presentato alle udienze alle quali era stato convocato (e non era mai stato trovato per poter ricevere le notifiche), ma secondo i suoi avvocati il fatto che abbia chiesto formalmente di contestare l’indagine a suo carico sarebbe la prova che non vuole scappare dalla legge. Nel frattempo, è stato a sua volta accusato di aver estorto soldi ad alcuni allibratori nell’ambito di alcune scommesse sul cricket, su cui sono state avviate altre indagini.

Non è ancora chiaro se la scomparsa di Singh abbia a che fare con il caso del tentato attacco ad Ambani né quali fossero le reali motivazioni che spinsero Deshmukh a rimuoverlo dal suo incarico. Allo stesso modo, non si sa come mai Singh abbia deciso di sparire dopo aver accusato apertamente l’ex ministro e perché non abbia voluto parlare con la commissione d’inchiesta. In questi giorni Deshmukh è stato ricoverato in ospedale per un problema medico, mentre il governo ha avviato il processo per sospendere dal suo incarico Singh, di cui non si ha ancora nessuna notizia.

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