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Questa non sembra proprio un’aurora boreale sulle Alpi

La foto scattata da un alpinista italiano è stata molto condivisa e ripresa da giornali e telegiornali, ma mostra qualcos'altro

Negli ultimi giorni è circolata molto online una fotografia dell’alpinista e guida alpina Marco Confortola che mostra un particolare effetto luminoso, ripreso all’alba intorno al Gran Zebrù, la seconda montagna più alta del Trentino-Alto Adige, al confine con la Lombardia. Dopo essere stata condivisa su moltissimi profili sui social network, l’immagine è stata segnalata anche da alcuni giornali e dal TG1, che l’hanno descritta come una “aurora boreale” alpina, un evento estremamente raro alle nostre latitudini.

Secondo numerosi esperti però la foto non mostra affatto un’aurora boreale e del resto lo stesso Confortola non aveva scritto nulla del genere condividendo la propria fotografia. Si era limitato a scrivere: «Questa mattina, salendo verso il Gran Zebrù la natura ci ha regalato quest’immagine pazzesca». Le parole “aurora boreale” non erano contenute nemmeno negli hashtag che aveva scelto per accompagnare la descrizione della sua immagine. Gli erano state poi attribuite alcune dichiarazioni su un’aurora boreale in un articolo pubblicato alcuni giorni dopo sul Corriere della Sera.

L’aurora boreale è un effetto ottico dell’atmosfera terrestre che si verifica a causa dell’interazione di alcune particelle cariche (protoni ed elettroni) – trasportate dal vento solare – con la fascia dell’atmosfera che si chiama ionosfera. Le particelle eccitano gli atomi nell’atmosfera, che successivamente perdono l’energia accumulata emettendo luce con varie lunghezze d’onda. E proprio in questa fase l’aurora diventa visibile, ma in genere soltanto in prossimità dei poli magnetici della Terra.

Nei periodi di particolare attività del Sole, può accadere che il nostro pianeta sia investito da un vento solare più intenso, che rende le aurore ancora più visibili e talvolta a latitudini più basse rispetto al solito intorno ai poli. Alla fine della scorsa settimana il Sole aveva in effetti prodotto brillamenti (potenti esplosioni di radiazioni) che avevano poi portato ad aurore più intense, ma guardando i dati non al punto da renderle osservabili alla latitudine del Trentino-Alto Adige.

Per tenere d’occhio le aurore di solito si tiene in considerazione la scala Kp, impiegata per misurare l’attività geomagnetica del nostro pianeta. I valori di Kp sono compresi tra 0 e 9: più il numero è alto, più significa che l’aurora sarà intensa e che potrà essere osservata in cielo a latitudini più basse rispetto a quelle polari.

Nella mattina del 30 ottobre scorso, quando Confortola ha scattato la sua fotografia, i valori di Kp erano compresi tra 1 e 3, quindi bassi per rendere visibile qualche fenomeno riconducibile alle aurore a latitudini simili alla nostra. Il giorno seguente Kp è aumentato lievemente, ma non ha comunque raggiunto valori tali da rendere possibile l’avvistamento di un’aurora sull’arco alpino. Seppure con qualche approssimazione, lo schema qui sotto aiuta a farsi un’idea sui valori di Kp per avere un’aurora a grande distanza dal Polo Nord.

Esperti e astrofili hanno fatto inoltre notare che il fenomeno fotografato da Confortola non sembra avere caratteristiche simili a quelle delle aurore, soprattutto per quanto riguarda i colori. La maggior parte si presenta con striature in cielo verdi e che talvolta virano verso il rosso, ma difficilmente con le tinte mostrate nell’immagine. È inoltre singolare che le striature nella fotografia prolunghino in verticale il profilo delle montagne, come se queste proiettassero la loro ombra verso il cielo.

Se si fosse trattato di un’aurora ci sarebbero state poi molto probabilmente segnalazioni simili da altre zone alla stessa latitudine, ma non risultano altri avvistamenti.

(Marco Confortola su Instagram)

Nonostante i numerosi dubbi degli esperti, l’immagine di Confortola è stata ampiamente ripresa e definita una “aurora boreale” da alcuni giornali. Il Corriere della Sera vi ha dedicato diversi articoli, il TG1 ha dedicato un breve servizio nel quale Confortola non si spinge comunque a definire il fenomeno che ha osservato come un’aurora. Spiega di averlo avvistato poco dopo le 7 del mattino aggiungendo di averlo visto sparire «dopo sette secondi». Il servizio comprende anche alcuni secondi di dichiarazioni di un ricercatore del CNR, che danno però l’idea di essere stati estratti da un discorso più ampio e articolato.

Un’ipotesi piuttosto condivisa è che la fotografia sia semplicemente mossa o l’effetto di qualche aberrazione ottica dovuta all’obiettivo o al sensore dello smartphone con cui è stata scattata. La risoluzione dell’immagine condivisa sui social network è piuttosto bassa e rende difficile fare ipotesi più articolate su eventuali fenomeni naturali osservati quel giorno intorno all’alba.

In seguito alle segnalazioni sui giornali e ai numerosi commenti sui social network, Confortola ha pubblicato un post su Facebook nel quale ha chiarito di avere semplicemente condiviso una fotografia particolare senza arrivare a conclusioni: «Io sulla mia pagina posto quanto desidero e ripeto non avendo la competenza non mi arrogo il diritto e presunzione di definire cose che non conosco per niente. Che si arrangino tra espertoni in materia. Per inciso: NESSUNA FOTO MOSSA!».