Un mercato di Colombo, in Sri Lanka, il 18 ottobre 2021 (Allison Joyce/Getty Images)
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  • giovedì 21 Ottobre 2021

Lo Sri Lanka vorrebbe passare all’agricoltura biologica, ma è complicato

È iniziata una crisi alimentare, e il governo si è rimangiato alcune importanti decisioni prese negli ultimi mesi

Un mercato di Colombo, in Sri Lanka, il 18 ottobre 2021 (Allison Joyce/Getty Images)

Nel 2019 il presidente srilankese Gotabaya Rajapaksa aveva annunciato la sua intenzione di rendere lo Sri Lanka il primo paese al mondo a praticare esclusivamente agricoltura biologica. Nel suo manifesto politico, chiamato “Prospettive di prosperità e grandezza”, si leggeva: «L’intero settore agricolo dello Sri Lanka sarà spinto a usare i concimi biologici nei prossimi dieci anni». Finora le cose non sono però andate secondo i suoi piani.

Fino allo scorso marzo, il governo srilankese non aveva fatto nulla per favorire l’agricoltura biologica, tanto che ancora oggi più del 90 per cento degli agricoltori usa fertilizzanti di sintesi.

A febbraio si erano iniziati a vedere dei cambiamenti. Il governo aveva diffuso un comunicato stampa in cui associava l’uso eccessivo dei fertilizzanti a un aumento di malanni renali e tumori, e poi aveva presentato un piano per aumentare l’uso dei concimi biologici dall’1 al 30 per cento nell’arco di tre anni. Il 27 aprile aveva vietato del tutto le importazioni di fertilizzanti di sintesi e di fatto il loro uso, una volta esaurite le scorte (decisione che comunque aveva a che fare anche con la crisi economica che lo Sri Lanka sta attraversando da mesi). A luglio, durante un incontro delle Nazioni Unite, Rajapaksa aveva spiegato la decisione citando i problemi di salute e i danni ecologici – tra cui c’è l’emissione di un potente gas serra – causati dai fertilizzanti di sintesi.

Martedì, tuttavia, il governo è tornato sulla sua decisione, autorizzando nuovamente le importazioni di fertilizzanti di sintesi.

Il ministro delle Piantagioni, Ramesh Pathirana, ha detto che la decisione è stata presa per la necessità di sostenere i coltivatori di tè: lo Sri Lanka è il quarto paese produttore di tè al mondo e nel 2020 il valore delle esportazioni di tè era pari all’1,5 per cento del prodotto interno lordo. La rapida transizione all’agricoltura biologica decisa dal governo aveva contrariato molti proprietari di piantagioni di tè, per i quali la scarsa disponibilità di concimi biologici avrebbe portato a cali di produzione.

«La qualità del tè è diminuita, quindi il governo ha deciso di importare solfato d’ammonio», ha detto Pathirana, specificando che le importazioni dureranno finché lo Sri Lanka non sarà in grado di produrre tutto il concime biologico di cui ha bisogno.

Il tè però non è l’unico problema dello Sri Lanka. Il paese sta attraversando una ampia crisi alimentare – c’è carenza di molti prodotti essenziali, tra cui lo zucchero e il latte in polvere e i prezzi di quelli che si trovano sono aumentati molto – ed economica in generale. Le conseguenze della pandemia hanno fermato il turismo, causato un calo delle rimesse degli srilankesi all’estero, fatto crescere il debito pubblico, ridotto notevolmente le riserve statali di valuta estera e portato a una forte svalutazione della moneta locale.

È anche per questo che ad aprile Rajpaksa aveva bloccato le importazioni dei fertilizzanti di sintesi, insieme a quelle di altri prodotti. Nel 2020 le importazioni srilankesi di fertilizzanti, sia private che statali, erano pari all’1,6 per cento di tutte le importazioni: vietandole il governo sperava di ottenere un grosso taglio delle spese, con conseguenti benefici per il bilancio dello stato. L’accelerazione della transizione verso l’agricoltura biologica, quindi, era dovuta anche a ragioni prettamente economiche.

Passare repentinamente dall’uso dei fertilizzanti di sintesi ai concimi biologici comporta inevitabilmente un calo della produzione agricola, soprattutto senza un’adeguata formazione degli agricoltori.

Nell’Andhra Pradesh, uno stato dell’India centrale, 128mila agricoltori sono passati all’agricoltura biologica dal 2016: secondo Vijay Kumar Thallam, un consulente del governo dello stato in materia agricola, servono dai 3 ai 5 anni per passare interamente ai metodi biologici. Inoltre, nell’ambito di una transizione nazionale, sarebbero necessari dei sistemi di compensazione per le perdite legate al calo di produzione dei primi anni: il governo dello Sri Lanka per ora non li ha previsti, ha solo stanziato degli incentivi per l’acquisto di concimi biologici e dei fondi per acquistarne dall’estero, dato che la produzione locale non sarà sufficiente.

Molti giornali internazionali hanno citato tra le cause della crisi alimentare dello Sri Lanka il divieto di importazione dei fertilizzanti chimici, ma in realtà, ha spiegato il sito indiano di notizie sull’ambiente Down to Earth, nella stagione agricola iniziata ad aprile e terminata a settembre la maggior parte degli agricoltori srilankesi ha usato fertilizzanti di sintesi forniti dal governo, accumulati in precedenza. Il motivo principale per cui attualmente c’è carenza di cibo è che, insieme a quella dei fertilizzanti di sintesi, il governo aveva vietato l’importazione di molti prodotti alimentari, tra cui i latticini, l’avena e il latte di soia.