I tre Pokemon iniziali della prima generazione (Tony Brugnoli)

Dovreste controllare se avete delle vecchie carte dei Pokémon

Una ventina di anni fa passarono per le mani di milioni di bambini in tutto il mondo, oggi possono valere anche migliaia di euro

di Pietro Cabrio
I tre Pokemon iniziali della prima generazione (Tony Brugnoli)

Dal 27 agosto al 2 settembre ogni Happy Meal venduto da McDonald’s in Italia conteneva un pacchetto speciale di carte da gioco dei Pokémon. In molti punti vendita di McDonald’s — specialmente nelle grandi città — le scorte sono però finite quasi subito e l’iniziativa è stata sospesa prima del previsto, con il sospetto più che fondato che le carte non siano state prese da famiglie o bambini, ma da collezionisti adulti. Intanto, vista la grande richiesta, da qualche giorno McDonald’s sta riproponendo l’offerta.

Questa è solo una delle recenti iniziative riguardanti i Pokémon ad aver avuto effetti esagerati. In altri paesi come gli Stati Uniti, dove quel mercato ha raggiunto dimensioni ancora maggiori, alcune grandi catene di distribuzione hanno smesso di vendere le carte dei Pokémon nei loro negozi perché troppo spesso i clienti creavano problemi. Prima di arrivare a venderle solo online, era stato limitato il numero di confezioni acquistabili ogni volta, ma neanche quello era bastato.

Da almeno un anno e mezzo il mercato delle carte da gioco dei Pokémon (Pokémon Trading Card Game) è in grandissima crescita, tanto che le società che si occupano della loro valutazione sono state messe in difficoltà dalla quantità di ordini ricevuti. Quest’anno le due principali società di autenticazione, Beckett e PSA, hanno dovuto sospendere gli ordini per riorganizzarsi e stare dietro a tutte le richieste. La società italiana Graad ha invece dovuto prolungare il tempo di attesa per la restituzione delle carte valutate.

Un Lugia dell’espansione Aquapolis, valutato (Tony Brugnoli)

Proprio quest’anno il franchise dei Pokémon festeggia il suo venticinquesimo anniversario. Nacque dalla creatività di Satoshi Tajiri, sviluppatore giapponese appassionato di insetti, che a fine anni Ottanta progettò un videogioco il cui obiettivo era cercare e collezionare dei piccoli “mostri tascabili”. Sviluppato dalla sua casa di produzione Game Freak, il videogioco venne venduto inizialmente con due titoli simili (Pokémon Rosso e Verde) per il Game Boy della Nintendo. Seguirono poi carte da gioco, prodotti editoriali, linee di abbigliamento e giocattoli la cui produzione continua tuttora. In termini economici, l’intero mondo dei Pokémon vale più di quelli di Harry Potter e Star Wars messi insieme.

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A venticinque anni di distanza, i primi prodotti del franchise non più in commercio sono ricercatissimi da un numero sempre maggiore di collezionisti. Le carte da gioco rappresentano da sole una buona parte del mercato: dalla fine degli anni Novanta ad oggi ne sono state vendute oltre 30 miliardi e ne vengono vendute tuttora, con edizioni sempre nuove.

Le prime carte uscirono in Giappone nel 1996 e da lì poi nel resto del mondo. Facevano parte di un vero e proprio gioco con regole e tornei ufficiali, ma fin da subito per molti furono soprattutto qualcosa da collezionare. Già dalle prime edizioni finirono nelle mani di milioni di bambini nati nei primi anni Novanta, gli stessi che ora conferiscono loro un valore per il quale sono disposti a pagare. Fra di loro, collezionisti e investitori fanno girare somme che, per chi non ne sa molto, potrebbero sembrare folli.

In Italia il primo set di carte della prima generazione di Pokémon fu messo in vendita a partire dal 9 gennaio 1999. Oggi le carte della prima edizione di quel set (il cosiddetto Set Base) sono le più preziose in circolazione. Oltre a essere state le prime messe in vendita, la loro produzione non fu numerosa come le successive, e proprio questo ne determina gran parte del valore.

Il bollino delle prime edizioni (Tony Brugnoli)

In questo momento la prima edizione di Charizard (questo qui, per intenderci) del Set Base è una delle carte più ricercate e averla nelle giuste condizioni può valere una piccola fortuna. Vale più di altri Pokémon rari (quelli contraddistinti da una stellina nell’angolo in basso a destra della carta) perché ce ne sono pochi in circolazione, e perché da sempre è ritenuto uno dei Pokémon più forti e affascinanti, almeno fra quelli della prima generazione.

Negli Stati Uniti alcuni Charizard della prima edizione, con illustrazioni olografiche e in condizioni perfette, sono stati venduti a prezzi compresi tra i 200mila e i 300mila dollari. Nel sito Cardmarket il prezzo di un Charizard in lingua italiana va dai 40 euro per una carta in pessime condizioni a oltre 20mila euro per quelle in condizioni perfette o quasi.

Ad alzare il loro valore ha contribuito anche la pubblicità che è stata fatta di recente, in special modo durante la pandemia. Lo scorso giugno, prima di combattere contro l’ex pugile campione del mondo Floyd Mayweather, lo youtuber Logan Paul — che ha oltre 23 milioni di iscritti al suo canale — si era presentato sul ring con al collo un Charizard prima edizione, olografico e in condizione perfette. Un anno prima quella carta era costata 150mila dollari e ora, secondo Paul, ne vale almeno un milione.

Logan Paul (Cliff Hawkins/Getty Images)

Ma ci sono tanti altri Pokémon, sia della prima generazione che di quelle successive, che possono valere molto se soddisfano alcuni criteri. Le carte delle prime generazioni sono suddivise in comuni (cerchietto in basso a destra), non comuni (quadratino) e rare (stellina). Il loro numero di serie è a sinistra di questi simboli. Le prime edizioni e quelle rare olografiche valgono più di quelle normali, così come quelle in inglese hanno un mercato più ampio rispetto a quelle italiane, che comunque si difendono.

Per chi vuole provare a guadagnare qualcosa dalle proprie carte conservate da qualche parte il consiglio è recuperarle, proteggerle con una bustina e conservarle. Dopodiché piattaforme come eBay, Cardmarket e Cardbase possono fornire indicazioni aggiornate sul loro valore in base alle ultime vendite globali.

Se si pensa di averne una particolarmente ricercata e in buone condizioni, il passo successivo è certificarne l’autenticità e valutarne le condizioni rivolgendosi a una delle società già citate. Per l’Italia la più comoda è Graad, a cui si possono sia spedire che consegnare e poi ritirarle a mano, a Milano. Lì, a un costo compreso tra i 10 e i 15 euro, verranno sigillate e verrà dato un voto alla loro condizione secondo una scala che va da 1 a 10.

Il “quadratino” di una carta non comune (Tony Brugnoli)

Se invece non si hanno carte rare, il consiglio è quello di conservarle comunque, se si ha interesse nel farlo, o provare a venderle all’interno di mazzi più ampi sperando di attirare l’attenzione dei collezionisti. La crescita del mercato si riflette infatti anche sulle carte più comuni, il cui valore tende comunque a crescere nel tempo.

Ci sono poi altre caratteristiche che possono rendere una carta, anche comune, più preziosa del normale. Nei primi set di carte, per esempio, gli errori di stampa e le varianti sperimentali furono diversi. Tra questi, uno dei più noti riguarda alcune carte inglesi “shadowless”, ossia stampate per errore con la cornice dell’illustrazione senza ombra. Una delle varianti più note riguarda invece il Pikachu del Set Base, realizzato con guance rosse e non gialle. Altri errori si possono trovare nelle parti testuali, nelle numerazioni e in alcuni elementi grafici.

Come con ogni fenomeno del genere, di pari passo con la crescita del mercato ci si chiede se durerà e o se sarà una “bolla” temporanea. Alcuni analisti ritengono che il mercato della carte dei Pokémon stia attraversando una fase calante, a giudicare dai prezzi delle carte del Set Base, che fanno da riferimento per tutte le altre. Altre analisi sostengono che il calo sia fisiologico dopo il picco raggiunto tra il 2020 e il 2021, e che bisognerà aspettare almeno la fine dell’anno per capire quali nuove direzioni prenderà.

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