Cosa sappiamo sul palazzo bruciato a Milano

L'incendio è stato spento, non ci sono feriti gravi né morti: l'attenzione dei magistrati si sta concentrando sul rivestimento esterno della struttura

(Claudio Furlan/LaPresse)
(Claudio Furlan/LaPresse)

Domenica pomeriggio un grosso incendio ha bruciato completamente un palazzo che si trova nella parte a sud di Milano, in via Giacomo Antonini, al civico 32, non lontano dalla Fondazione Prada. È conosciuto come Torre dei Moro, è alto sessanta metri, ed era stato concluso nel 2011. Negli appartamenti distribuiti nei 18 piani abitavano 60 famiglie, circa 150 persone. Non ci sono stati morti: tutte le persone che si trovavano negli appartamenti, una cinquantina, sono riuscite a mettersi in salvo. Una ventina di inquilini sono rimasti leggermente intossicati, ma nessuno è stato ricoverato in ospedale.

La prima chiamata al numero unico di emergenza, il 112, è stata fatta alle 17.36 da un inquilino. Dalle prime ricostruzioni sembra che l’incendio sia partito da un appartamento al quindicesimo piano: inizialmente si è sviluppato all’interno, poi ha coinvolto anche la struttura esterna che costituisce la facciata e si è propagato a grande velocità in tutto il resto del palazzo fino ai due piani seminterrati. Già alle 18.30 il palazzo risultava completamente in fiamme.

Dopo essersi accorte dell’incendio, molte persone all’interno delle case hanno avvisato i vicini del pericolo – bussando alle porte e scrivendo nella chat condominiale, su WhatsApp – prima che l’incendio intaccasse anche le scale rendendo impossibile la fuga. Le fiamme sono salite dal quindicesimo piano fino al diciottesimo per poi scendere e bruciare tutto il resto del palazzo. Il fumo è stato visibile a chilometri di distanza: centinaia di persone che abitano nella zona sono uscite dalle loro case per capire cosa stesse succedendo, contenute con difficoltà dalla polizia.

Nel frattempo sono iniziati ad arrivare i primi mezzi dei vigili del fuoco che hanno iniziato le complesse operazioni di spegnimento. Seguendo le indicazioni degli inquilini, una squadra è riuscita a salire tutte le scale dell’edificio prima che le temperature altissime rendessero impossibili i soccorsi. Ma il bilancio dei soccorsi è stato incerto fino a tarda sera, quando i vigili del fuoco, una volta spente le fiamme, sono riusciti a risalire tutti i piani, abbattere le porte blindate e confermare che gli appartamenti fossero vuoti.

Sul posto c’erano anche diciannove ambulanze e sette automediche inviate dall’AREU, l’agenzia regionale di emergenza urgenza. È intervenuto anche l’elicottero dei vigili del fuoco per verificare le condizioni della struttura dall’alto.

 

Molti degli sfollati sono scappati senza portare nulla, nemmeno lo smartphone per avvisare i parenti. Sono stati prima assistiti dagli operatori sanitari e infine ospitati da amici o parenti o accolti all’hotel Valganna, in zona Bovisa, nel nord della città. «Ora c’è da pensare a questa povera gente che ha perso tutto, un aiuto immediato, ma cerchiamo anche di trovare le formule per aiutarli dopo, dato che dovranno costruire tutto da capo», ha detto il sindaco Beppe Sala.

La procura di Milano ha aperto un fascicolo per disastro colposo. Le indagini sono state affidate ai magistrati Tiziana Siciliano e Pasquale Addesso, che secondo il Corriere della Sera hanno già rivolto la loro attenzione al rivestimento esterno del palazzo, per capire come mai abbia preso fuoco così rapidamente. Secondo il Corriere si tratta di «lastre prefabbricate di polistirene», cioè un materiale termoplastico, rivestite in alluminio. Verranno svolti accertamenti anche sulle vernici utilizzate per il rivestimento. Alcuni video amatoriali mostrano l’inizio dell’incendio su un balcone del quindicesimo piano e alcuni testimoni hanno riferito di aver udito un botto. Dai video sembra che l’incendio sia partito da un angolo del balcone, vicino alla parete.

Il professor Angelo Lucchini, professore di Architettura tecnica al Politecnico di Milano, ha spiegato al Corriere che «visto che il fuoco pare si sia propagato solo all’esterno, se qualcosa non ha funzionato riguarda esclusivamente l’involucro e in particolare il suo rivestimento». Lucchini ha aggiunto che per le facciate è inappropriato utilizzare materiale combustibile perché non rispetta i requisiti di resistenza al fuoco previsti dal ministero dell’Interno per gli edifici civili, ma allo stesso tempo non esiste un vero e proprio obbligo: «No, le linee guida preparate dai Vigili del fuoco per il Ministero, fatte peraltro molto bene, hanno valore di raccomandazione».

Le indagini dei magistrati dovranno cercare di chiarire anche le cause dell’incendio chiamato “primario”, all’interno dell’appartamento da cui si sono sviluppate le fiamme, anche se al momento è troppo presto per fare ipotesi. Oggi è previsto un primo sopralluogo degli esperti del nucleo investigativo antincendio dei vigili del fuoco, che dovranno lavorare a una relazione tecnica da presentare ai magistrati. Già da domenica pomeriggio via Antonini è stata chiusa al traffico a causa dei detriti causati dall’incendio, che hanno danneggiato anche alcune auto in sosta.

Le operazioni di spegnimento dei focolai nei piani più alti sono proseguite durante tutta la notte. Nella giornata di lunedì continueranno i controlli dei vigili del fuoco in tutti gli appartamenti.