Roberta Pinotti e Monica Cirinnà del PD. (Roberto Monaldo / LaPresse)

La prossima settimana il Senato discute il ddl Zan

La data è stata fissata al 13 luglio e ora bisogna capire se c'è una maggioranza, dopo il ripensamento di Italia Viva

Roberta Pinotti e Monica Cirinnà del PD. (Roberto Monaldo / LaPresse)

Il Senato ha deciso che martedì 13 luglio comincerà la discussione in aula del ddl Zan, la legge contro l’omotransfobia da mesi al centro di un grande dibattito e intorno al quale negli ultimi giorni si è sviluppato un duro scontro tra Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, e il centrosinistra, che sostiene la proposta di legge. Dopo aver passato mesi in commissione per via dell’ostruzionismo della Lega, la legge già approvata alla Camera lo scorso novembre sarà sottoposta ora a quello che potrebbe essere l’ultimo passaggio prima dell’approvazione, il voto al Senato: ma gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno messo in dubbio la compattezza della maggioranza che lo sostiene, e qualcuno prevede che possa essere bocciato.

Negli ultimi giorni il dibattito sul ddl Zan si era concentrato sulla proposta di Italia Viva di modificare la legge: il partito di Matteo Renzi dice di voler trovare un compromesso con la destra, che sull’opposizione alla legge ha investito molte risorse e capitale politico, in modo da approvarla con una maggioranza più ampia. Ma il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, che sostengono la legge così come è già stata approvata alla Camera, accusano Renzi di tramare con il leader della Lega Matteo Salvini, e di voler affossare la legge.

Il voto al Senato che seguirà la discussione sarà molto probabilmente segreto, com’è prassi per le votazioni sulle questioni di diritti e quelle che «attengono ai rapporti civili ed etico-sociali». Significa che, come succede in questi casi, potrebbero esserci i cosiddetti “franchi tiratori”: senatori che votano contro l’indicazione del proprio partito, per motivi personali ma anche per adesione a strategie politiche più ampie. La maggioranza che sostiene il ddl Zan al Senato supera l’opposizione di una decina di voti, contando anche Italia Viva: Renzi da giorni sostiene che col voto segreto si rischia che qualcuno si sfili e che il testo attuale non passi.

Ma il PD accusa Renzi, in pratica, di essere la causa del rischio che paventa: se mancheranno i numeri, dice il centrosinistra, è perché lo stesso Renzi li avrà fatti venire meno attraverso i suoi 17 senatori. Il motivo di questa strategia sarebbe una più ampia collaborazione sotterranea con Salvini, che avrebbe come obiettivo finale l’elezione di un presidente della Repubblica gradito a entrambi nel 2022.

Italia Viva e Renzi smentiscono queste accuse e sostengono invece che se alla fine si voterà sul testo attuale, lo sosterranno (ma col voto segreto, se il ddl non passasse potrebbe essere difficile o impossibile ricostruire chi ha votato cosa). Nel frattempo però dicono che presenteranno comunque gli emendamenti già proposti in Commissione nella discussione al Senato. Se alla fine il testo verrà approvato in aula con queste modifiche, il ddl dovrà ripassare di nuovo dalla Camera, cosa che ne allungherebbe molto l’iter.

L’incertezza sul voto segreto, comunque, non riguarda solo Italia Viva: ci sono anche dei senatori del PD scettici, o più vicini al mondo cattolico, che secondo qualcuno potrebbero votare in segreto contro il ddl Zan. Ma si pensa ci sia anche qualche senatore di Forza Italia che potrebbe invece sostenerlo.

Nel dettaglio, sono tre i punti della legge che Italia Viva propone di modificare. Il principale è l’eliminazione del passaggio che, elencando le forme di discriminazione per cui sono introdotte aggravanti, parla di “identità di genere”. È un concetto che viene chiarito all’inizio del testo stesso: «l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dal­l’aver concluso un percorso di transizione». Cioè, in sostanza, è identità di genere quello che una persona sente e dice di essere, al di là della «ma­nifestazione esteriore». Il passaggio serve a tutelare per esempio una persona che, pur avendo un aspetto tradizionalmente associato al sesso maschile e indipendentemente dal suo eventuale percorso di transizione, si identifica come donna.

La destra, così come i movimenti cattolici conservatori, sono contrari all’inclusione dell’identità di genere, ritenendolo un concetto troppo vago. Italia Viva propone di semplificare l’articolo prevedendo come motivi di discriminazione quelli «fondati sull’omofobia o sulla transfobia» e sulla disabilità.

Le proposte di Italia Viva sono anche altre: propone di sopprimere l’articolo 4 del ddl Zan, quello che attualmente dice che «sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime ri­conducibili al pluralismo delle idee o alla li­bertà delle scelte, purché non idonee a de­terminare il concreto pericolo del compi­mento di atti discriminatori o violenti». Questo passaggio era stato attaccato da chi, a destra, sosteneva che non desse sufficienti garanzie sulla tutela della libertà di espressione.

L’ultima modifica proposta da Italia Viva riguarda l’articolo 7 del ddl Zan, quello che istituisce una Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­ sfobia, e prevede che scuole e amministrazioni pubbliche organizzino «cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa» che possa sensibilizzare al messaggio della giornata. Italia Viva propone di aggiungere all’articolo la formula «nel rispetto della piena autonomia scolastica», cosa che secondo i sostenitori della legge era in realtà già garantita. Questo articolo aveva aperto tutto il filone di critiche e accuse da destra secondo cui il ddl Zan porterebbe nelle scuole una presunta «ideologia gender», concetto usato spesso come spauracchio da Salvini e Giorgia Meloni.

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