Il primo ministro ungherese Viktor Orban con Matteo Salvini e il primo ministro polacco Matteusz Morawiecki. (AP Photo/Laszlo Balogh)

La dichiarazione firmata dai partiti di estrema destra europei

Contiene un vago appello sul futuro dell'Unione e dimostra che non ci sono progressi nel progetto di un unico gruppo al Parlamento europeo

Il primo ministro ungherese Viktor Orban con Matteo Salvini e il primo ministro polacco Matteusz Morawiecki. (AP Photo/Laszlo Balogh)

Sedici partiti di destra ed estrema destra europei, tra cui Lega e Fratelli d’Italia, il Rassemblement National di Marine Le Pen, Fidesz di Viktor Orbán e il polacco Diritto e Giustizia (PiS), hanno firmato una “Dichiarazione sul futuro dell’Europa” sostenendo che l’Unione Europea stia diventando «uno strumento per le forze radicali che vorrebbero portare avanti una trasformazione culturale e religiosa fino a costruire un Superstato europeo senza nazioni» e che ne starebbero distruggendo i valori fondanti.

La dichiarazione è stata presentata come un ulteriore progresso dei piani per rafforzare l’alleanza tra i partiti di estrema destra europei, ma in realtà sembra essere stata firmata tra un diffuso malcontento e scetticismo, e sembra destinata ad avere ben poche conseguenze concrete. Soprattutto per quanto riguarda i piani per formare un unico gruppo sovranista di estrema destra al parlamento europeo, cosa che non appare al momento probabile.

La dichiarazione contiene un vago appello a mantenere quelle che vengono definite «tradizioni e valori comuni» e cristiani delle nazioni europee, a partire dalla «famiglia come unità fondativa», e a risolvere il calo demografico del continente «con politiche pro-famiglia» invece che con «l’immigrazione di massa». Ma non include nessun tipo di riferimento a piani operativi concreti, a conferma delle note divergenze di obiettivi e interessi tra i partiti che l’hanno firmata.

Ad aderire alla dichiarazione sono stati, oltre ai partiti già citati, anche lo spagnolo Vox e una serie di altri partiti più piccoli di Austria, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Estonia, Lettonia, Finlandia, Lituania, Grecia, Bulgaria e Romania. Tra i partiti di estrema destra che mancano, quello che spicca è il tedesco Alternative für Deutschland (AfD), i Democratici Svedesi e il Partito per la Libertà (PVV) olandese di Geert Wilders.

Sono anni che i partiti populisti di destra europei cercano di collaborare per trasformare gli estesi consensi guadagnati nei rispettivi paesi in una forza che possa incidere anche nelle istituzioni europee, ma finora hanno perlopiù fallito per i dissidi interni e per le alleanze che si sono formate in risposta tra i partiti di centrosinistra e centrodestra europeisti. Nonostante molti incontri e trattative, e nonostante un’eventuale alleanza al Parlamento europeo tra i partiti sovranisti ed euroscettici rappresenterebbe la seconda forza per numero di deputati, i fallimenti accumulati fin qui hanno dimostrato come un’alleanza transnazionale tra partiti nazionalisti sia molto complessa.

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La Dichiarazione firmata venerdì sembra confermare che le cose non procedono come vorrebbe il leader della Lega Matteo Salvini, forse il principale sostenitore del progetto di un’alleanza europea dell’estrema destra. Lo scorso aprile aveva incontrato Orbán e Mateusz Morawiecki, primo ministro della Polonia e rappresentante di PiS, proprio con questo obiettivo. Il suo partito, che al Parlamento europeo aderisce al gruppo Identità e Democrazia, da tempo perde terreno nei consensi nazionali rispetto a Fratelli d’Italia (che invece aderisce in Europa al Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, ECR), ed è escluso da ruoli e posizioni di potere nelle istituzioni europee.

Ma tra gli altri grandi partiti di estrema destra europei, pochi hanno gli stessi interessi per unirsi al Parlamento europeo, in particolare quelli che aderiscono all’ECR, che contano su più ruoli strategici nelle istituzioni e includono peraltro forze conservatrici più moderate (una parte delle quali peraltro ha pubblicato un comunicato che sembra prendere le distanze dagli alleati, ribadendo l’adesione a una precedente carta dei valori firmata a Praga nel 2009). Non a caso, su Twitter, l’account di Fratelli d’Italia ha ribadito che rimarrà dentro all’ECR, e secondo Repubblica avrebbe rimandato diverse volte la firma, convincendosi solo all’ultimo.