Alcune persone depongono fiori sul luogo degli omicidi, ad Ardea (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)
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  • martedì 15 Giugno 2021

Le novità sugli omicidi di Ardea

Il 35enne che domenica ha ucciso due bambini e un anziano non era stato sottoposto a Tso, e le indagini ora si concentrano sulla pistola

Alcune persone depongono fiori sul luogo degli omicidi, ad Ardea (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

Nelle ultime ore sono stati resi noti alcuni importanti sviluppi nelle indagini su quanto avvenuto domenica mattina ad Ardea, in provincia di Roma, quando un uomo ha ucciso a colpi d’arma da fuoco due bambini e un anziano. In particolare è emerso che l’uomo non aveva ricevuto un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio), come riportato inizialmente sui media, che probabilmente non erano state sporte denunce a suo carico e che non sembrano esserci notizie di rapporti di alcun tipo con il padre dei bambini uccisi.

L’uomo, che si chiamava Andrea Pignani, aveva 35 anni ed era ingegnere informatico e disoccupato. Era uscito di casa verso le 11 impugnando una pistola, sparando inizialmente contro un uomo che trasportava tronchi d’albero con una carriola, che era riuscito a sfuggire ai colpi.

Due bambini che si trovavano in un parco nelle vicinanze a giocare (David e Daniel Fusinato, di 5 e 10 anni) si erano messi a urlare per lo spavento, e Pignani aveva puntato la pistola contro di loro. Un signore che passava in bicicletta (Salvatore Ranieri, un 74enne di Roma in villeggiatura ad Ardea) si era messo in mezzo per difenderli, e Pignani aveva sparato prima a lui e poi ai due bambini, uccidendo tutti e tre. In seguito Pignani era tornato a casa sua, dove si era ucciso.

Lunedì diversi giornali avevano scritto che Pignani nel maggio del 2020 era stato sottoposto a un Tso, dopo aver minacciato la madre con un coltello. Romano Catini, presidente del Consorzio di via di Colle Romito, il quartiere residenziale di Ardea in cui sono avvenuti gli omicidi, aveva detto che Pignani «era uscito dalla terapia dieci giorni fa».

Questa circostanza è stata smentita lunedì dall’Asl Roma 6, l’azienda sanitaria locale che si occupa del comune di Ardea. In un comunicato stampa ha detto che Pignani «non è mai stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio presso le nostre strutture aziendali e non era in carico ai servizi territoriali di salute mentale».

Anche il sindaco di Ardea, Mario Savarese, ha detto di non aver firmato nessun Tso per Pignani (il Tso può essere infatti disposto solo dal sindaco del comune presso il quale si trova il paziente, su proposta motivata di un medico, ndr). «In quattro anni ne ho disposto solo uno e non è nei confronti di questa persona. Ho saputo che è stato in cura ma senza il coinvolgimento di questa amministrazione», ha detto Savarese.

I carabinieri hanno specificato in un comunicato che erano intervenuti l’11 maggio del 2020 a causa di una lite di Pignani con la madre: Pignani era stato portato al Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia (RM)  per “stato di agitazione psicomotoria” e sottoposto a una consulenza psichiatrica. Era stato dimesso la mattina successiva con una diagnosi di «stato di agitazione, paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato», e affidato al padre. Non risulta che al momento degli omicidi Pignani fosse in cura per patologie di carattere psichiatrico.

La Procura di Velletri, che ha aperto un’inchiesta sulle cause e le dinamiche degli omicidi, sta indagando anche sul perché Pignani fosse in possesso di una pistola, appartenuta al padre Stefano, una ex guardia giurata, morto sette mesi fa.  L’arma era regolarmente detenuta dal padre di Pignani, ma dopo la sua morte i familiari non avevano dichiarato il possesso dell’arma. I giornali scrivono che, interrogati dagli inquirenti, i familiari di Pignani avrebbero detto di non aver più trovato la pistola dopo la morte dell’uomo. Ciononostante non avrebbero sporto denuncia per smarrimento.

Un altro punto su cui si stanno concentrando gli inquirenti sono le presunte denunce presentate in passato nei confronti di Pignani dai vicini di casa. Alcuni testimoni hanno raccontato che Pignani litigava spesso con alcuni residenti del quartiere e che a volte tirava fuori la pistola per minacciarli. Alcuni residenti avevano telefonato al presidente del Consorzio per segnalare il fatto che Pignani girasse armato, ma alla fine non era stata presentata nessuna denuncia formale ai carabinieri.

Il colonnello Michele Roberti, comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Roma, a capo delle indagini, ha confermato che non risultano denunce o esposti nei confronti di Pignani per precedenti minacce. Roberti ha confermato anche che non risulta alcun rapporto tra il padre dei bambini e l’aggressore, come era già emerso nelle prime ore successive agli omicidi.

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Dove chiedere aiuto
Se sei in una situazione di emergenza, chiama il numero 112. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 02 2327 2327 oppure via internet da qui, tutti i giorni dalle 10 alle 24.

Puoi anche chiamare l’associazione Samaritans al numero 06 77208977, tutti i giorni dalle 13 alle 22.