La copia seicentesca della Gioconda che Hekking sosteneva essere l'originale (Christie's)

Questa Gioconda falsa vale un sacco di soldi

Un antiquario la comprò negli anni '50 e mise su un'astuta campagna promozionale: oggi è all'asta da Christie's

La copia seicentesca della Gioconda che Hekking sosteneva essere l'originale (Christie's)

A metà degli anni Cinquanta – non è nota la data precisa – il mercante e antiquario francese Raymond Hekking si fermò a un mercatino nel sud della Francia e vide una copia della Gioconda di Leonardo da Vinci. La comprò per l’equivalente di 70 euro di oggi. Più di settant’anni dopo, tra l’11 e il 18 giugno, quello stesso quadro verrà battuto all’asta da Christie’s partendo da una stima tra i 200mila e i 300mila euro, ma ci si aspetta che quella cifra verrà ampiamente superata. In mezzo c’è stata la grande abilità da comunicatore dimostrata da Hekking nel valorizzare la sua copia, e anche una crescita enorme del mercato dell’arte e dell’interesse nei confronti non solo della Monna Lisa ma anche delle sue copie. 

Non si sa bene in quale momento o perché, ma a un certo punto Hekking si convinse che la copia di cui era in possesso fosse la vera Gioconda dipinta da Leonardo, nota anche come Monna Lisa. Per comunicarlo al mondo scelse un momento molto particolare, cioè quando l’opera originale era stata data in prestito dal Museo del Louvre di Parigi per un tour itinerante negli Stati Uniti, grazie a una richiesta dell’allora first lady Jackie Kennedy. Era il 1963. In quel momento l’attenzione mediatica nei confronti della Gioconda era piuttosto alta, soprattutto oltreoceano, e Hekking ne approfittò.

– Leggi anche: È tempo che la Gioconda se ne vada, secondo il critico d’arte del New York Times

La tesi di Hekking era che quella del Louvre fosse una copia poiché l’originale era andato perduto a seguito del celebre furto del quadro che avvenne nel 1911, quando un ex dipendente italiano del museo, Vincenzo Peruggia, semplicemente staccò la Gioconda dalla parete, se la mise sotto il cappotto e uscì dall’edificio in orario di chiusura forzando la porta. Erano tempi in cui non esistevano gli allarmi e le misure di sicurezza erano praticamente inesistenti. La Gioconda riapparve solamente due anni dopo, e nel frattempo, secondo Hekking, Peruggia avrebbe fatto in tempo a sostituirla con una copia e tenersi l’originale.

Hekking tentò di suffragare la propria tesi facendo un sapiente uso dei media. Una volta che la stampa si interessò a quello che era ritenuto a tutti gli effetti un potenziale scoop, Hekking invitò i giornalisti e gli esperti a esaminare il suo quadro, e finanziò persino un breve documentario realizzato dalla British Pathé.

Nel documentario, ambientato nella grande villa di Hekking in Provenza, nei pressi di Grasse, si vedono studiosi ed esperti valutare attentamente il quadro, che tra le altre cose viene filmato accostato a un’immagine proiettata della Gioconda del Louvre. Il tutto per dare un’aura di autenticità o quantomeno di importanza all’opera in possesso di Hekking.

La sua copia della Gioconda, negli anni successivi, è stata certificata appunto come una copia molto antica, del Seicento, il cui autore fu individuato in uno sconosciuto pittore italiano che dipingeva alla maniera di Leonardo. Ma l’intento di Hekking in qualche modo riuscì lo stesso, perché i suoi sforzi per far parlare della sua opera e metterla al centro dell’attenzione ne hanno nel tempo accresciuto il fascino e di conseguenza il valore.

La storica dell’arte Gabriele Neher, docente all’Università di Nottingham, ha spiegato su The Conversation com’è che un’immagine acquista valore e cosa lo determina. Innanzitutto, scrive Neher, va tenuto presente che all’epoca in cui la Gioconda di Hekking fu dipinta, non esistevano molte immagini di quel tipo. Possedere anche solo la copia di un’opera di un grande artista era una cosa rarissima e conferiva notevole prestigio a chi la possedeva. Ma nell’epoca attuale, in cui le immagini possono essere riprodotte meccanicamente con estrema facilità, il significato e il valore della copia di un’originale è inevitabilmente cambiato. Com’è possibile quindi che il quadro di Hekking verrà probabilmente venduto a una cifra superiore ai 200mila euro?

Neher lo spiega citando un’opera piuttosto celebre tra gli studiosi, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin. Un’opera d’arte originale, scriveva Benjamin, possiede un’unicità che le riproduzioni meccaniche non saranno mai in grado di replicare. Tuttavia ogni opera possiede a suo modo una sua “autenticità”, anche quando si tratta di copie. Il valore della Gioconda di Hekking, quindi, è dato dalle sue caratteristiche uniche: dalla sua storia, dalle azioni del suo proprietario, dal fatto che è un manufatto del Seicento. E anche dal notevole collezionismo che circola intorno alle copie della Gioconda, il quadro più famoso e affascinante del mondo. A marzo del 2019 un’altra sua versione, anche questa del Seicento, fu venduta per 1,7 milioni di dollari (quasi 1,4 milioni di euro).

– Leggi anche: Trasformare la merda in oro