Il generale Figliuolo durante la conferenza stampa dell'11 giugno (Claudio Peri/POOL ANSA/LaPresse)
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  • sabato 12 Giugno 2021

Ci saranno rallentamenti nella campagna vaccinale?

È possibile, dopo la decisione sul vaccino di AstraZeneca: ma per ora i ritardi sono difficili da quantificare, e comunque dovrebbero essere minimi

Il generale Figliuolo durante la conferenza stampa dell'11 giugno (Claudio Peri/POOL ANSA/LaPresse)

Venerdì sera il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza COVID-19, parlando ai giornalisti durante la conferenza stampa settimanale del Comitato tecnico scientifico (CTS) ha detto che la decisione di limitare le somministrazioni del vaccino di AstraZeneca esclusivamente a chi ha più di 60 anni «avrà qualche minimo impatto» sul piano vaccinale in Italia.

La decisione è stata presa ieri in concomitanza con la raccomandazione del CTS di riservare il vaccino di AstraZeneca alle persone con almeno 60 anni per le somministrazioni della prima dose, e di ricorrere alla cosiddetta «vaccinazione eterologa» per le persone con meno di 60 anni che hanno già fatto la prima dose con il vaccino di AstraZeneca, somministrando loro una seconda dose del vaccino di Pfizer o di Moderna, cioè quelli basati sull’RNA messaggero (mRNA).

Questo cambiamento importante di strategia a campagna vaccinale già inoltrata potrebbe provocare alcuni rallentamenti, che tuttavia per ora sono difficili da quantificare: Figliuolo, in ogni caso, si è detto «sicuro che tra luglio e agosto riusciremo a mitigare se non azzerare questo impatto».

Il problema principale riguarda la «vaccinazione eterologa»: attualmente ci sono circa un milione di persone sotto ai 60 anni che hanno già fatto il vaccino di AstraZeneca e che, contrariamente a quanto previsto, dovranno ricevere una seconda dose con i vaccini di Pfizer o di Moderna. Questo significa che parte delle scorte di questi vaccini dovrà essere riservata nelle prossime settimane a queste persone e che al tempo stesso, ovviamente, dovrà essere garantita nei tempi previsti anche la seconda dose di chi è già parzialmente vaccinato con un vaccino a mRNA.

Questo significa che nelle prossime settimane saranno somministrate molte più dosi di vaccini a mRNA rispetto a quanto previsto.

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Il generale Figliuolo ha detto che non ci dovrebbero essere problemi di approvvigionamento delle dosi, ma che siamo «lisci lisci: se dovessimo avere altri intoppi, è ovvio che si rivedranno i piani». In particolare, Figliuolo ha citato la possibilità che si aprano le vaccinazioni a un’altra fascia di popolazione (i ragazzi tra i 6 e i 15 anni) e i ritardi nelle consegne del vaccino di Curevac, che dovrebbe arrivare a settembre ma non è ancora stato autorizzato dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA), come possibili «intoppi» che potrebbero rallentare la campagna vaccinale.

Un altro problema citato da Figliuolo riguarda la «percezione» delle persone con più di 60 anni nei confronti del vaccino AstraZeneca: dopo il clamore mediatico, e benché quello di AstraZeneca sia un vaccino ritenuto sicuro ed efficace dall’EMA e dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), non è escluso che alcune persone over 60 decidano di rifiutarne la somministrazione, generando ulteriori ritardi e problemi alla campagna vaccinale. Attualmente ci sono 3,5 milioni di persone con più di 60 anni che non sono state vaccinate e a cui dovrebbe essere somministrato il vaccino di AstraZeneca, a cui si aggiungono 4 milioni di over 60 che hanno già ricevuto la prima dose del vaccino e sono in attesa della seconda.

A partire da sabato, inoltre, alcune regioni hanno preso iniziative che potrebbero complicare ulteriormente la campagna, almeno dal punto di vista logistico. La Liguria e il Piemonte, per esempio, in via precauzionale hanno comunicato che anche il vaccino di Johnson & Johnson dovrà essere somministrato soltanto a chi ha almeno 60 anni. Il vaccino di Johnson & Johnson, come quello di AstraZeneca, è basato sugli adenovirus, ma non è stato interessato dalle raccomandazioni del CTS, che tuttavia ne raccomanda la somministrazione a chi ha almeno 60 anni.

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I nuovi limiti alle somministrazioni, infine, potrebbero rendere più difficile l’organizzazione degli open day, cioè le giornate in cui era possibile sottoporsi al vaccino senza prenotazione mettendosi in fila, cosa che potrebbe provocare un ulteriore rallentamento della campagna vaccinale. Alcune regioni hanno deciso di sospendere queste iniziative, e si è già rilevata una riduzione delle adesioni da parte di molti giovani. Altre regioni hanno annunciato di voler proseguire con gli open day, utilizzando però i vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna per i più giovani.

Il CTS ha raccomandato alle Regioni di «rispettare le indicazioni per fasce d’età» durante l’organizzazione degli open day.

La decisione di limitare la somministrazione del vaccino di AstraZeneca alle persone con età uguale o superiore ai 60 anni è arrivata dopo le notizie di alcuni rari casi di sospetti effetti collaterali gravi in persone giovani che avevano ricevuto la prima dose del vaccino di AstraZeneca, che avevano rinnovato il dibattito e l’attenzione mediatica sulla sicurezza del farmaco. In particolare il caso di una 18enne ligure morta giorni dopo aver ricevuto il vaccino, sul cui decesso sono in corso indagini per rilevare un eventuale nesso.

In generale, il vaccino di AstraZeneca è comunque sicuro ed efficace, come confermato dai dati raccolti dalle autorità di controllo dei farmaci. Nel suo ultimo rapporto l’AIFA ha segnalato che dal 27 dicembre 2020 al 26 maggio 2021 su 6,7 milioni di dosi somministrate le segnalazioni di effetti avversi sono stati 236 ogni 100mila dosi, a fronte delle 214 sempre su 100mila dosi del vaccino di Pfizer-BioNTech, somministrato 22,3 milioni di volte.

Una trombosi è una condizione in cui si formano piccole masse solide nei vasi sanguigni, impedendo la normale circolazione del sangue verso i tessuti. Ne esistono di varie forme: quelle più comuni che interessano solitamente gli arti, ma comunque con potenziali rischi se i coaguli raggiungono i polmoni, e quelle più rare, come le trombosi cerebrali per le quali è stato rilevato un «possibile» legame con il vaccino.

Le trombosi sono un problema di salute che interessa numerose persone con predisposizioni e che può riguardare anche i fumatori e in generale chi ha stili di vita poco sani o assume particolari farmaci. I casi di trombosi sono normalmente presenti tra la popolazione ed è quindi prevedibile che siano rilevati anche tra i milioni di individui che vengono vaccinati: ciò non indica che la causa sia necessariamente sempre il vaccino.