• Mondo
  • mercoledì 9 Giugno 2021

Un funzionario dell’ONU è indagato per omesse cautele in relazione all’attacco dello scorso 22 febbraio in cui fu ucciso l’ambasciatore italiano Luca Attanasio

La procura di Roma sta indagando un funzionario dell’ONU per i fatti relativi all’attacco armato dello scorso lunedì 22 febbraio nella Repubblica Democratica del Congo in cui fu ucciso l’ambasciatore italiano Luca Attanasio. Il funzionario, cittadino congolese, sarebbe stato il responsabile della sicurezza del convoglio dell’ONU a bordo del quale stava viaggiando Attanasio per andare a visitare un progetto di alimentazione scolastica gestito dal Programma alimentare mondiale (World Food Programme, WFP), e sarebbe stato accusato di omesse cautele per non aver fornito un servizio di scorta adeguato. Oltre ad Attanasio, nell’attacco furono uccisi anche il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo.

La strada su cui stava viaggiando il convoglio attraversa il parco nazionale di Virunga, una vasta riserva naturale che si trova a pochi chilometri da Uganda e Ruanda, dove sono attive diverse milizie che combattono per ottenere il controllo sulle terre e sulle risorse naturali del Congo orientale. Una delle cose poco chiare sull’attacco è come mai il convoglio stesse viaggiando senza scorta dell’ONU e perché la strada fosse considerata “sicura” nonostante nella zona le milizie avessero compiuto diversi attacchi.

– Leggi anche: Il mestiere dell’ambasciatore, spiegato bene

Soldati dell'esercito del Congo e membri delle Nazioni Unite presidiano la zona lungo la strada che collega le città di Goma e Bukavu, nell'est della Repubblica Democratica del Congo, dove lunedì 22 febbraio è avvenuto l'attacco al convoglio dell'ONU su cui viaggiava l'ambasciatore italiano nel Congo, Luca Attanasio. (EPA/ STR via ANSA)