Un gatto di nome Gary in una scatola al Bella Vista Beer Distributors di Philadelphia, il 5 ottobre 2017 (AP Photo/Matt Rourke, La Presse)

L’irresistibile attrazione dei gatti per le scatole

Tendono a entrare dentro qualsiasi oggetto possa contenerli, e nonostante diverse ipotesi non ci spieghiamo davvero perché

Un gatto di nome Gary in una scatola al Bella Vista Beer Distributors di Philadelphia, il 5 ottobre 2017 (AP Photo/Matt Rourke, La Presse)
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I gatti sono una delle altre specie animali con cui abbiamo più a che fare, ma nonostante questo ci sono molti aspetti del loro comportamento che ancora non ci spieghiamo bene. Ad esempio quello che li porta a entrare dentro a qualsiasi scatola o oggetto simile gli si ponga davanti. Con alcuni gatti succede anche nel caso in cui la scatola in questione sia troppo piccola per contenerli interamente, oppure bidimensionale, cioè solo un contorno tracciato su un pavimento, come avevano dimostrato molte fotografie condivise sui social nel 2017 con l’hashtag #CatSquare.

Sono state fatte alcune ipotesi sul perché i gatti amino stare dentro le scatole. La prima è quella che più facilmente può ipotizzare anche chi non è esperto di comportamento animale: i gatti sono predatori, ma sono anche animali di dimensioni ridotte che possono essere mangiati da animali più grossi, e quindi sono interessati a tutto ciò che può far comodo per nascondersi e preparare un agguato, o nascondersi e aspettare che una minaccia si allontani. Le scatole sarebbero dunque una versione domestica dei buchi nel terreno e altri anfratti naturali che gli antenati selvatici dei gatti usavano per attaccare o difendersi.

Gli etologi, cioè gli studiosi del comportamento animale, hanno però preso in considerazione anche altre possibilità. Ad esempio, che i gatti provino sensazioni piacevoli quando percepiscono una pressione lungo i fianchi. Secondo Nicholas Dodman della Tufts University, che insieme alla nota zoologa Temple Grandin ha studiato la produzione di endorfine in alcuni animali quando li si circonda gentilmente con qualcosa (una specie di versione animale degli abbracci), stando in una scatola i gatti provano sensazioni simili a quelle di quando erano cuccioli e venivano trattenuti dalle madri o si trovavano stretti tra i loro fratelli.

Sono stati fatti vari studi che suggeriscono che i gatti usino le scatole come forma di sollievo quando si trovano in situazioni di disagio. Ad esempio uno studio del 2014, pubblicato sulla rivista scientifica Applied Animal Behaviour Science e realizzato osservando una ventina di gatti di un gattile olandese, dice che gli animali che al loro arrivo al gattile – un luogo per loro sconosciuto, e dunque poco rassicurante – ricevono una scatola in cui nascondersi sono meno stressati degli altri. I gatti con la scatola inoltre si adattano più velocemente al nuovo ambiente, prendendo confidenza con gli spazi e con le persone che lavorano o visitano il gattile più in fretta.

Infine un’altra ipotesi che è stata fatta per spiegare l’interesse dei gatti per le scatole riguarda la temperatura a cui si trovano meglio. È stato stimato che l’intervallo in cui i gatti riescono a mantenere la propria temperatura corporea costante con il minimo dispendio energetico è compreso tra i 30 e i 36 °C: è per questo che i gatti apprezzano stare vicino a fonti di calore come termosifoni e corpi umani, oltre che distesi al sole. E per la stessa ragione forse apprezzano le scatole di cartone e altri oggetti che possono contenerli compattamente: circondando gran parte del proprio corpo con un oggetto, specialmente se di un materiale isolante, riescono a conservare meglio il calore prodotto dal corpo.

Né l’ipotesi sulla temperatura, né quelle sull’endorfina e sull’uso delle scatole come rifugio e postazione per agguati spiegano però come mai alcuni gatti sembrino apprezzare le “scatole” bidimensionali. Secondo Dodman, «le scatole virtuali non funzionano bene quanto quelle reali, ma almeno sono una rappresentazione di ciò che potrebbe essere, se solo ci fosse una vera scatola in cui accoccolarsi» e «potrebbero dare una qualche sorta di senso di sicurezza e di comodità psicosomatica».

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Un recente esperimento ha indagato su questo comportamento dei gatti complicando ancora di più le cose, cioè osservando gli animali mentre avevano a che fare non solo con “scatole” bidimensionali, ma con “scatole” bidimensionali illusorie.

L’esperimento – i cui risultati sono stati pubblicati sempre su Applied Animal Behaviour Science – è stato fatto da Gabriella Smith, una biologa che studia le capacità cognitive degli animali al Thinking Dog Center dell’Hunter College di New York. Colpita da una conferenza sulle reazioni dei cani alle illusioni ottiche, Smith ha cercato di capire se l’attrazione dei gatti per le scatole valesse anche per illusioni ottiche, cioè per forme bidimensionali che pur non avendo un contorno appaiono come tali agli occhi umani (e forse anche a quelli felini). Per la precisione Smith ha sottoposto ai gatti partecipanti all’esperimento un quadrato di Kanizsa, che si ottiene disponendo su un piano quattro forme simili a Pac Man, cerchi senza uno spicchio.

Un quadrato di Kanizsa, che deve il suo nome allo psicologo italiano Gaetano Kanizsa (1913-1993)

I gatti che hanno partecipato all’esperimento vivono con persone che usano Twitter: Smith le ha contattate proprio attraverso il social network e ha proposto loro di usare carta e forbici per creare dei quadrati di Kanizsa e poi filmare le reazioni dei propri gatti alle illusioni ottiche. Per avere un metro di paragone, le osservazioni dovevano avvenire anche in presenza di un vero e proprio quadrato e di quattro “Pac Man” disposti in modo da non creare nessuna illusione ottica. Per evitare di influenzare i gatti, ai loro umani era chiesto di indossare degli occhiali da sole durante i test, per non dare dei suggerimenti con lo sguardo.

Le osservazioni richieste dall’esperimento dovevano svolgersi nell’arco di sei giorni, per questo delle 560 coppie di persone e gatti inizialmente arruolate, solo 30 hanno portato a termine l’esperimento – è un rischio degli studi di scienza partecipata. Dei 30 gatti, nove hanno scelto di sedersi su almeno una delle forme disposte sul pavimento: in otto occasioni è successo che un gatto scegliesse di sedersi sul quadrato vero e proprio, in sette sull’illusione ottica; solo un gatto e in un’unica occasione si è seduto sui “Pac Man” che non formavano un quadrato.

Questi risultati hanno portato Smith e i suoi colleghi a ipotizzare che i gatti, come le persone, vedono l’illusione ottica e la ritengono un quadrato interessante quanto quelli veri e propri: sono insomma sensibili ai contorni in modo simile alle persone e ad altri animali e non è solo la presenza di qualcosa di nuovo nel loro ambiente a interessarli.

Questa capacità ovviamente non ci dice nulla di più sul perché i gatti apprezzino le scatole e le forme bidimensionali che possono ricordarle. Mikel Delgado, un esperto del comportamento felino intervistato dall’Atlantic, ha commentato l’esperimento ipotizzando che quando un gatto vede una forma bidimensionale che ricorda una scatola abbia l’istinto di mettere alla prova la sua piattezza, verificare se sia davvero bidimensionale o non sia invece una vera scatola, solo molto poco profonda. Per ora comunque è solo un’ipotesi.