Bolton, Regno Unito (Christopher Furlong/Getty Images)

Una variante da tenere d’occhio

B.1.617.2 deriva da quella "indiana" e sta causando un nuovo aumento dei casi nel Regno Unito, ma i vaccini possono evitare il peggio

Bolton, Regno Unito (Christopher Furlong/Getty Images)
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Da alcune settimane nel Regno Unito viene osservata con attenzione la variante B.1.617.2 del coronavirus, derivata dalla cosiddetta “variante indiana” ritenuta una delle principali cause della grave ondata di COVID-19 che ha interessato l’India tra aprile e maggio. La variante sta causando un aumento significativo di nuovi casi positivi in alcune aree del Regno Unito e un maggior numero di ricoveri. La campagna vaccinale è a uno stadio relativamente avanzato e dovrebbe consentire di ridurre la portata di un’eventuale nuova ondata, ma ci sono dubbi sulla protezione offerta dai vaccini per chi è ancora in attesa della seconda dose.

La variante B.1.617.2 era stata rilevata all’inizio dell’anno e isolata con maggior frequenza a partire da aprile. Era stata poi definita come una “variante d’interesse” dalle autorità sanitarie britanniche e in seguito da altre istituzioni. Dalle analisi sulle sue caratteristiche erano infatti emersi elementi per ritenere che avesse una capacità di diffondersi più velocemente, rispetto alla versione iniziale del coronavirus emersa tra la fine del 2019 e le prime settimane del 2020.

Sequenziamento
Il Regno Unito è stato finora il paese a rilevare più casi riconducibili a B.1.617.2: dal 18 marzo scorso ha identificato 6.050 casi su indagini a campione svolte su quasi 80mila tamponi. Il motivo per cui è stata rilevata soprattutto dai laboratori britannici è piuttosto chiaro ed era emerso in precedenza per altre varianti: il Regno Unito sequenzia una quantità enorme di campioni, rispetto agli altri paesi.

“Sequenziare” significa analizzare un campione per rilevare le caratteristiche del materiale genetico del coronavirus. È un passaggio successivo a quello del test molecolare, che nella sua forma base si limita a rilevare la presenza del materiale genetico del virus, ma senza analizzarne le caratteristiche. Nel Regno Unito questa attività viene svolta soprattutto grazie al COVID-19 Genomics UK Consortium (COG-UG), una collaborazione tra le principali università del paese e centri di ricerca, finanziato con 20 milioni di sterline (quasi 23 milioni di euro) con fondi pubblici e risorse fornite dalla fondazione Wellcome Trust.

Un’attività così intensa di sequenziamento consente non solo di sapere quali varianti siano più diffuse nel paese, ma anche di analizzare il loro andamento e di fare previsioni sulla loro capacità di causare un maggior numero di casi in alcune aree del paese. Anche gli altri paesi effettuano attività di sequenziamento, ma con minori risorse e capacità più limitate dei laboratori. In Italia, per esempio, B.1.617.2 è stata rilevata da aprile in 63 casi su quasi 7.200 tamponi analizzati, meno di un decimo di quelli analizzati nel Regno Unito, che ha una popolazione paragonabile alla nostra.

Le cose da sapere sul coronavirus

Nuovi casi
I primi focolai della variante erano stati rilevati nel nord-ovest dell’Inghilterra tra fine aprile e inizio maggio, ma ora i dati sembrano suggerire una maggiore diffusione anche in altre aree del paese. In molte zone B.1.617.2 è ormai prevalente e alla base dell’aumento dei contagi rilevato negli ultimi giorni. All’aumentare dei casi da B.1.617.2 stanno invece diminuendo quelli da B.1.1.7, la cosiddetta “variante inglese” di cui si era parlato molto nei mesi scorsi e ormai ampiamente diffusa in Europa.

Le analisi sull’andamento dell’epidemia si stanno concentrando soprattutto sulla zona di Bolton, a nord-ovest di Manchester, in seguito a un aumento sensibile dei casi positivi riconducibili a B.1.617.2. I vaccinati nell’area dei primi focolai non erano molti e questo potrebbe avere influito sull’andamento dei contagi, rispetto ad altre zone dove il tasso di vaccinati era più alto.

La situazione a Bolton negli ultimi giorni è migliorata, probabilmente in seguito alle misure restrittive adottate nella zona per contenere i contagi. La riduzione in tempi relativamente rapidi potrebbe essere imputata in parte alle vaccinazioni, che consentono di avere maggiori protezioni contro le formi gravi e letali della COVID-19. Il governo britannico ha attivato lockdown anche in altre aree del paese dove sono stati rilevati focolai, ma per ora non sembra avere un piano coordinato di prevenzione per ridurre la circolazione di B.1.617.2.

In generale, il nuovo aumento di casi sta comunque avvenendo in condizioni diverse dalle precedenti ondate. Circa il 73 per cento della popolazione ha ricevuto almeno una dose, mentre il 46 per cento ha già completato il ciclo vaccinale. Hanno ricevuto due dosi soprattutto gli individui più anziani e a rischio, circostanza che si sta riflettendo in una minore quantità di ricoveri e di decessi in questa fascia di età, anche con la variante B.1.617.2.

Vaccinati con una dose (blu chiaro) e con due dosi (blu scuro) da inizio anno

Vaccini
Per quanto ancora parziali, i dati indicano che i vaccini riescono a contrastare anche gli effetti di questa variante, soprattutto se si sono ricevute entrambe le dosi del vaccino. Nel Regno Unito la maggior parte della popolazione ha ricevuto il vaccino di AstraZeneca, con un intervallo di 12 settimane tra la prima e la seconda dose (in Italia è raccomandato di attendere almeno 10 settimane prima di procedere con la successiva somministrazione). Avendo impiegato soprattutto quel tipo di vaccino, la sproporzione tra vaccinati e completamente vaccinati si manterrà un po’ più a lungo rispetto ad altri paesi, dove si è fatto un maggiore impiego dei vaccini a RNA messaggero con tempi più brevi tra prima e seconda dose.

Le fasce meno anziane della popolazione corrono meno rischi con la COVID-19, ma la crescente diffusione di B.1.617.2 potrebbe comunque portare più giovani ad avere bisogno di assistenza in ospedale, provocando un nuovo sovraccarico del sistema sanitario. I ricoveri ospedalieri nel Regno Unito sono aumentati del 20 per cento nell’ultima settimana, con picchi del 25 per cento nel nord-ovest dell’Inghilterra e aumenti ancora più marcati in alcune aree della Scozia. L’età mediana dei ricoveri è più bassa rispetto a quelle delle precedenti ondate, e questo dovrebbe contribuire a mantenere bassa la letalità.

Secondo il rapporto più recente del ministero della Salute britannico, la protezione offerta dal vaccino si mantiene alta dopo la somministrazione della seconda dose anche nel caso di B.1.617.2. La protezione è invece inferiore, rispetto a quella offerta per altre varianti, nel caso in cui non sia stato completato il ciclo vaccinale.

I dati indicano che B.1.617.2 è ormai dominante in India e nel Regno Unito, con una sua crescita sostenuta anche negli Stati Uniti e in alcune aree dell’Europa. È probabile che nelle prossime settimane rischi e problemi che stanno affrontando le autorità sanitarie britanniche si presentino in altri paesi, portando a nuove esigenze di accelerare ulteriormente le campagne vaccinali soprattutto per le gli anziani e le altre fasce della popolazione a rischio.