Persone in attesa davanti alla Borsa di New York durante il crollo del 24 ottobre 1929. (Keystone/Getty Images)

Che cos’è il Dow Jones

Uno degli indici borsistici più importanti al mondo ha 125 anni: fa ancora la stessa cosa, ma è cambiato completamente

Persone in attesa davanti alla Borsa di New York durante il crollo del 24 ottobre 1929. (Keystone/Getty Images)

Il Dow Jones Industrial Average, il nome completo di quello che viene più frequentemente indicato come Dow Jones, fu creato il 26 maggio 1896 – 125 anni fa – da Charles Dow, primo direttore del Wall Street Journal, e dallo statistico Edward Jones, con l’intento di aiutare i lettori del giornale a comprendere i movimenti del mercato azionario. Da allora, è uno degli indici borsistici più importanti al mondo, perché misura in maniera sintetica l’andamento dei prezzi di alcune fra le più grandi e solide società quotate in borsa negli Stati Uniti. In questi 125 anni, l’indice ha attraversato 25 recessioni (cioè quei periodi in cui l’economia produce meno di quanto potrebbe), crescendo comunque a un tasso medio del 7,69 per cento l’anno.

L'indice fu il secondo ad essere sviluppato negli Stati Uniti: il primo fu il Dow Jones Transportation Average, creato dagli stessi autori dodici anni prima per tracciare l’andamento dei prezzi azionari delle imprese nel settore dei trasporti.

Gli indici azionari sono un modo per sintetizzare l’andamento complessivo dei prezzi di un insieme più o meno ampio di azioni, e possono essere costruiti in diversi modi. Il Dow Jones Industrial Average, essendo uno dei primi strumenti nati con questo scopo, è calcolato in maniera molto semplice, sommando il prezzo delle singole azioni delle società al suo interno e dividendo l'ammontare per un numero fisso che viene modificato solo in determinate occasioni. Si ottengono così dei punti, che aumentano o diminuiscono con l’andamento dei prezzi delle azioni incluse nell’indice. Dai 40,94 punti segnati alla chiusura del suo primo giorno, il Dow Jones è cresciuto fino ad arrivare ieri sera a valere 34.312,46 punti: nel frattempo le società comprese sono aumentate, sono cambiate, e soprattutto è aumentato il prezzo delle loro azioni.

Un indice di questo genere è detto price weighted, cioè pesato in base al prezzo. Ciò significa che nel suo calcolo pesano di più le azioni con un prezzo più alto, perciò il suo andamento è influenzato maggiormente dalle società con le azioni più care, che non sono necessariamente quelle delle società più importanti o che fatturano di più. Per questo motivo, e per il fatto che è composto da un numero molto ristretto di azioni (attualmente 30), oggi il Dow Jones non è ritenuto un buon indicatore dell’andamento generale della Borsa di New York, meglio rappresentato dallo Standard and Poor’s 500 o S&P500. Questo comprende i titoli delle 500 più grandi società quotate sulla Borsa di New York, ed è pesato secondo un metodo differente, che attribuisce più importanza alle società con maggiore capitalizzazione, cioè che valgono di più (in gergo si dice che in questo caso l’indice è value weighted, cioè pesato in base al valore, appunto).

Inizialmente, il Dow Jones era composto da 12 azioni di società industriali fra cui la General Electric, l’impresa fondata da Thomas Edison, prolifico inventore e imprenditore di successo (che però non inventò la lampadina). Le dodici società che componevano il Dow Jones al suo esordio erano tutte di carattere industriale (di qui il nome completo dell’indice): producevano piombo, gomma, acciaio, pelle, tabacco, zucchero, combustibili eccetera. Questa composizione rispecchiava l’economia statunitense dell’epoca, incentrata sull’industrializzazione nata dalla seconda rivoluzione industriale.

Oggi, dopo aver aumentato il numero delle proprie componenti prima a 20 (nel 1916) e poi a 30 (nel 1928), l’indice riflette un’economia molto diversa e più variegata di quella di allora. Nonostante la parola Industrial rimanga nel suo nome completo, il Dow Jones è molto più diversificato in termini di settori: ci sono società finanziarie come Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Visa e American Express, produttori di beni di consumo come Coca-Cola e Procter & Gamble, imprese di grande distribuzione come la catena americana di supermercati Walmart, ma anche società hi-tech come Apple, Microsoft, IBM e Salesforce, aziende farmaceutiche come Johnson & Johnson, Merck e Amgen, oltre ad altri marchi noti di altri settori come Nike, Disney e McDonald’s.

– Leggi anche: Perché McDonald's aumenterà gli stipendi negli Stati Uniti

La lista delle sue componenti viene aggiornata periodicamente, escludendone alcune e includendone di nuove di volta in volta secondo diversi criteri. Questi non sono solo quantitativi: l’inclusione nell’indice è a discrezione di un comitato preposto dalla società che lo gestisce (attualmente la S&P Dow Jones Indices, una joint venture tra la società di informazione finanziaria S&P Global e il gruppo borsistico CME Group), il quale valuta le imprese in base alla loro reputazione, alla crescita mostrata nel tempo, all’interesse degli investitori per le loro azioni e al prezzo di queste ultime, assicurandosi allo stesso tempo che l’indice mantenga una diversificazione settoriale.

Come risultato di questo processo, la composizione del Dow Jones è cambiata 57 volte in 125 anni, e nessun’azione è rimasta fra le sue componenti per tutto questo tempo. General Electric, inclusa tra quelle iniziali, dopo essere stata esclusa nei primi anni per alcuni cambiamenti della struttura dell’indice, vi è rientrata nel 1907 rimanendoci per più di un secolo, fino al 2018. Al momento, la componente inclusa da più tempo ininterrottamente è Procter & Gamble, entrata nel 1932. Quella che pesa di più è invece 3M, multinazionale con diversi rami d’impresa che vendono più di 60 mila diversi prodotti, tra cui i più noti sono forse lo scotch, i post-it e, più di recente, le mascherine.