Un centro per le vaccinazioni di massa a Tokyo (Carl Court/Getty Images)
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  • martedì 25 Maggio 2021

La lentissima campagna vaccinale del Giappone

Finora solo il 4,4% dei giapponesi ha ricevuto almeno una dose: ora il governo vuole accelerare, anche in vista delle Olimpiadi

Un centro per le vaccinazioni di massa a Tokyo (Carl Court/Getty Images)

Lunedì 24 maggio in Giappone sono stati aperti due grandi centri vaccinali nelle città di Tokyo e Osaka, tra le più popolose del paese, per effettuare somministrazioni di massa contro il coronavirus.

L’obiettivo è di cercare di velocizzare una campagna vaccinale che finora è stata estremamente lenta rispetto agli altri grandi paesi industrializzati: in Giappone, un paese con 126 milioni di abitanti, solo il 4,4 per cento della popolazione ha ricevuto almeno una dose del vaccino, mentre l’1,9 per cento ha ricevuto anche la seconda dose. Altrove le vaccinazioni sono molto più avanti: nel Regno Unito la prima dose è stata somministrata al 55 per cento della popolazione, negli Stati Uniti al 48 per cento e in Italia al 36 per cento.

Inoltre dalla fine di marzo il Giappone è alle prese con una quarta ondata di contagi, dopo le prime due avvenute nella primavera e nell’estate del 2020 e la terza a cavallo tra 2020 e 2021. A causa dell’aumento dei contagi il governo ha deciso di estendere a fine maggio lo stato di emergenza già in vigore nelle province di Tokyo, Osaka, Kyoto e Hyogo. La situazione è considerata particolarmente preoccupante perché a Tokyo a fine luglio è previsto l’inizio delle Olimpiadi, programmate quest’anno dopo il loro rinvio nel 2020.

Va detto innanzitutto che la campagna vaccinale è iniziata con notevole ritardo in Giappone, rispetto agli altri paesi. Il vaccino di Pfizer-BioNTech è stato approvato solo a metà febbraio dalle autorità sanitarie locali, e all’inizio è stato somministrato esclusivamente al personale sanitario. Le vaccinazioni delle persone con più di 65 anni sono iniziate invece a metà aprile. I vaccini di AstraZeneca e Moderna sono stati approvati il 21 maggio.

Le cose da sapere sul coronavirus

Il motivo principale di questi rallentamenti è dovuto soprattutto alla grande cautela delle autorità giapponesi, che testano ogni tipo di vaccino anche dopo che le aziende produttrici hanno concluso tutte le fasi di sperimentazione. Era successo per esempio con il vaccino di Pfizer-BioNTech, che aveva concluso i suoi test a novembre e che poco tempo dopo aveva ricevuto l’approvazione delle autorità sanitarie di altri paesi.

Persone in fila per essere vaccinate, a Tokyo (AP Photo/Koji Sasahara)

Nonostante il vaccino fosse stato testato su circa 44.000 persone di sei paesi, tra cui circa 2.000 persone di paesi asiatici, il Giappone aveva voluto effettuare nuovi test su 160 giapponesi: questa decisione era stata criticata da molti, secondo cui un campione così piccolo non sarebbe servito a dare maggiori dati sulla sicurezza del vaccino, e avrebbe causato solo ritardi. La stessa cosa è successa con i vaccini di Moderna e AstraZeneca.

Secondo Associated Press, i ritardi possono essere parzialmente spiegati dal fatto che la popolazione giapponese è storicamente restia all’utilizzo di medicinali prodotti da aziende farmaceutiche straniere. In particolare negli ultimi trent’anni, i giapponesi sono diventati piuttosto scettici nei confronti dei vaccini in generale. All’inizio degli anni Novanta il Giappone aveva rimosso il vaccino combinato contro morbillo, parotite e rosolia (MPR) dalla lista di quelli obbligatori, in seguito ad alcuni casi di bambini che avevano contratto una meningite asettica dopo l’inoculazione. Da allora viene somministrato un vaccino combinato per morbillo e rosolia, seguito successivamente da un vaccino solo contro la parotite.

Nel 1992, inoltre, una sentenza di un tribunale reputò il governo giapponese responsabile per eventuali reazioni avverse ed effetti collaterali di diversi vaccini. Due anni più tardi il governo decise di rendere tutti i vaccini non obbligatori, dividendoli in due categorie: quelli raccomandati e quelli non raccomandati ma classificati solo per cure personali. Nel 2013 fu eliminato dalla lista dei vaccini raccomandati quello contro il papillomavirus, o HPV (virus che causa tumori della cervice uterina e altri tipi di tumore), dopo che diversi media avevano parlato di presunti effetti collaterali. La decisione del governo, che non aveva basi scientifiche, era stata duramente criticata da medici e esperti del settore.

I piani per una vaccinazione di massa
La vaccinazione di massa viene considerata particolarmente importante in Giappone, un paese con la più alta percentuale al mondo di persone con più di 65 anni (il 28 per cento). Oltre alla recentissima approvazione dei vaccini AstraZeneca e Moderna, le autorità giapponesi sperano di accelerare la campagna vaccinale anche grazie all’apertura di due nuovi grandi centri per le vaccinazioni coordinati direttamente dall’esercito a Tokyo e a Osaka.

Lunedì 24 maggio nel quartiere Sumida di Tokyo è stata inoltre organizzata una giornata di vaccinazioni nel Ryogoku Kokugikan, un grande impianto sportivo utilizzato solitamente per gli incontri di sumo. Le vaccinazioni erano abbinate a una lotteria con in palio vari premi legati al sumo.

Il centro vaccinale allestito nel palazzetto dello sport Ryogoku Kokugikan, a Tokyo, dove solitamente si tengono incontri di sumo. (AP Photo/Eugene Hoshiko)

I vaccini saranno somministrati a tutte le persone con più di 65 anni che risiedono a Tokyo (o nelle province circostanti di Saitama, Chiba o Kanagawa) e a Osaka (o nelle province di Kyoto e Hyogo). Nelle prossime settimane, inoltre, potrebbero aprire altri grandi centri per effettuare vaccinazioni di massa in altre province: secondo Kyodo News altre 28 tra province e città starebbero considerando di aprire a loro volta dei centri vaccinali.

– Leggi anche: Un punto sulle Olimpiadi di Tokyo