Esemplari di Copiapoa cinerea, una specie di cactus originaria del Cile (Wikimedia)
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  • lunedì 24 Maggio 2021

Il traffico illegale di cactus è sempre più diffuso

Potrebbe portare all'estinzione di diverse specie: se n'è parlato di recente anche in Italia per una grande operazione di polizia

Esemplari di Copiapoa cinerea, una specie di cactus originaria del Cile (Wikimedia)
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Ad aprile 844 cactus originari del Cile, tutti appartenenti a specie protette, sono stati rispediti dall’Italia nel loro paese d’origine: erano stati sequestrati durante un’operazione della polizia italiana chiamata “Atacama”, dal nome della regione desertica cilena da dove le piante provenivano. I cactus erano stati raccolti e trasportati illegalmente in Italia tra il 2015 e il 2019 da una rete di collezionisti e trafficanti. Della vicenda si è occupato anche il New York Times, spiegando che l’operazione è stata una delle più grosse retate al mondo relative al traffico illegale di cactus, un fenomeno che sembra in costante crescita e mette a rischio di estinzione numerosissime specie.

Nel febbraio del 2020 i carabinieri del Nucleo forestale di Ancona avevano trovato più di mille esemplari di cactus cileni a casa di un collezionista e rivenditore di piante succulente – quelle che comunemente chiamiamo piante grasse – di Senigallia. Tra gli esemplari, che erano stati identificati grazie alla collaborazione del naturalista Andrea Cattabriga, presidente dell’Associazione per la Biodiversità e la sua Conservazione di Bologna, c’erano anche alcuni esemplari di specie di cactus protette, appartenenti ai generi Eriosyce e Copiapoa. Alcuni cactus erano grandi come palline da golf, altri come palloni da calcio; altri ancora avevano più di cento anni.

Secondo le ricostruzioni dei carabinieri, il collezionista coinvolto nell’indagine, Andrea Piombetti, avrebbe fatto parte di una rete di 19 trafficanti e collezionisti italiani e stranieri che avrebbe raccolto e importato illegalmente le piante in Italia per poi rivenderle anche in altri paesi. Le piante sarebbero state estirpate durante diversi viaggi compiuti nel parco nazionale Pan de Azúcar, vicino al deserto di Atacama, in Cile, e poi presumibilmente spedite in Europa attraverso la Grecia e la Romania, dove i controlli doganali sono meno rigidi che in Italia.

Guardando i prezzi di vendita dei cactus indicati nei messaggi trovati sul telefono di Piombetti, sequestrato dagli agenti, i carabinieri hanno stimato che il traffico illegale avrebbe reso in totale più di 1 milione di euro.

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Il traffico illegale di cactus e piante succulente è un fenomeno in grande crescita ma ancora relativamente poco considerato. La richiesta per scopi ornamentali è aumentata moltissimo nel periodo della pandemia da coronavirus, sia perché queste piante sono molto belle da vedere, sia perché sono resistenti e hanno bisogno di poca cura. Già nel periodo precedente alla pandemia, comunque, l’interesse era in crescita: soltanto negli Stati Uniti, nel 2017 le vendite di cactus erano aumentate del 64 per cento rispetto al 2012.

Il problema è che la grande richiesta, unita al fatto che queste piante crescono molto lentamente, ha lasciato ampi spazi alla raccolta illegale e al contrabbando dei cactus, soprattutto delle specie più rare, che sono tra le piante più ricercate assieme alle orchidee e alle piante carnivore. Nel 2014 alle frontiere degli Stati Uniti erano stati confiscati più di 2.600 esemplari di cactus estirpati in maniera illegale, contro i 411 sequestrati l’anno precedente. Anche se non ci sono stime ufficiali sulle dimensioni del commercio illegale su scala internazionale, secondo gli esperti intervistati dal New York Times il fenomeno sta crescendo in tutto il mondo, dall’Australia al Sudafrica: come ha spiegato il presidente dell’Associazione americana di cactus e piante succulente, Jeff Pavlat, i trafficanti «stanno estirpando intere specie».

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La responsabile del gruppo di specialisti di cactus e piante succulente dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), Barbara Goettsch, ha raccontato per esempio che la Echinopsis pampana, che cresceva abbondante in Perù, è stata raccolta così tanto dai trafficanti che negli ultimi 15 anni la sua popolazione si è dimezzata. Alcuni ricercatori hanno stimato che il 31 per cento delle circa 1.500 specie di cactus sia attualmente a rischio di estinzione, e secondo gli esperti il collezionismo sfrenato è uno dei principali responsabili della situazione attuale, assieme alla riconversione dei terreni per l’agricoltura.

Ciononostante, ci si occupa ancora molto poco del commercio illegale di cactus e delle altre piante, perché c’è la tendenza ad avere più sensibilità nei confronti del traffico di animali: il geografo dell’Università dell’Alabama Jared Margulies, esperto di traffico illegale di piante, ha detto che molte specie vegetali «non ricevono l’attenzione che riceverebbero se avessero due occhi e un muso».

Goettsch ha spiegato che le specie di cactus più rare crescono in luoghi circoscritti e ben specifici; acquistarle per vie legali è molto difficile se non impossibile, anche perché diversi paesi vietano la collezione delle specie rare, oppure ne vietano l’esportazione. Eppure, quelle raccolte in maniera illegale vengono vendute piuttosto tranquillamente attraverso siti come eBay, Etsy o Facebook, e talvolta anche nei negozi di piante di alta qualità, per esempio in Giappone. Cattabriga ha osservato che è triste vedere come «un organismo che si evolve in milioni di anni per imparare a resistere alle condizioni più dure del pianeta finisca col diventare solo un oggetto da vendere».

Il New York Times ha spiegato che i paesi che portano avanti il mercato illegale sono per lo più gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Giappone, ma di recente gli affari si sono allargati anche in Cina, Corea del Sud e Thailandia. Raramente, però, i trafficanti vengono colti sul fatto e perseguiti. Stando alle informazioni fornite dai carabinieri, a Piombetti erano già stati sequestrati circa 600 cactus provenienti dal Cile nel 2013, ma il caso fu archiviato perché il reato era caduto in prescrizione.

Secondo gli esperti i divieti non bastano per convincere i trafficanti ad abbandonare la raccolta illegale di cactus, e l’eventualità di crescere le specie più rare in serra potrebbe risolvere il problema soltanto in parte.

Dopo il sequestro nell’ambito dell’operazione Atacama, gli esemplari di cactus erano stati trasferiti all’Orto Botanico dell’Università di Milano per ricevere cure adeguate: circa cento sono morti e 84 sono rimasti a Milano per essere studiati. La maggior parte, 844, sono stati restituiti al loro paese d’origine grazie alla collaborazione di Cattabriga, Goettsch e del botanico dell’Università di Concepción del Cile Pablo Guerrero, che tra gli altri erano determinati a reintrodurre i cactus nel loro habitat naturale sia per motivi ambientali che come gesto simbolico.

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