È arrivato il passaggio formale che porterà il ddl Zan a essere discusso e messo ai voti anche al Senato

La Commissione Giustizia del Senato ha calendarizzato la discussione del disegno di legge Zan contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo. Dopo settimane di discussioni e di accuse di ostruzionismo, è il passaggio che avvia l’iter perché sia discusso e messo ai voti anche al Senato (era già stato approvato alla Camera), dopo il passaggio in commissione, anche se non è stata ancora fissata una data. Questa mattina, la commissione Giustizia ha votato una serie di provvedimenti da calendarizzare e il ddl Zan ha ottenuto 13 voti favorevoli e 11 contrari, quelli del centrodestra.

Il provvedimento – che prende il nome del deputato del Partito Democratico che lo aveva presentato, Alessandro Zan – era già stato stato approvato in prima lettura alla Camera il 4 novembre del 2020: contrari al ddl erano stati i parlamentari del centro-destra (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia). A fine marzo era prevista una riunione dell’organo della Commissione Giustizia che ha il compito di decidere il calendario dei lavori, ma il presidente Andrea Ostellari (della Lega) l’aveva annullata. Il rinvio era stato interpretato come un tentativo di ostruzionismo da parte della Lega, da sempre contraria alla legge.

Oggi Ostellari  ha detto che sarà il relatore del ddl: «Il regolamento prevede che il relatore di ciascun disegno di legge sia il presidente della commissione, che ha la facoltà di delegare questa funzione. Per garantire chi è favorevole al ddl e chi non lo è, tratterrò questa delega». La sua decisione è stata molto criticata.

L’obiettivo di chi sostiene il ddl è mantenerlo inalterato per evitare, in caso di modifica del testo, un ritorno alla Camera. I primi due articoli del ddl Zan introducono l’orientamento, il genere sessuale e l’abilismo, che riguarda la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, negli articoli del codice penale, il 604 bis e ter, che puniscono la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione. Il terzo, il più importante, modifica il decreto legge 122 del 1993, la cosiddetta legge Mancino.

All’articolo 1, la legge Mancino prevede il carcere per «chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». Il disegno di legge Zan la estende ai reati di violenza fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sull’abilismo. Includendo anche il genere, il ddl Zan estende la legge Mancino anche alla violenza esercitata sulle donne in quanto donne, prevista già da alcune leggi come quella sul femminicidio.

Negli articoli successivi viene estesa la condizione di «particolare vulnerabilità» alle vittime di violenza fondata sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sull’abilismo; viene istituita la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia per promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Viene poi prevista una ulteriore dotazione di 4 milioni di euro per il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità; si prevede che l’Istat realizzi almeno ogni tre anni una rilevazione che possa essere utile a pensare e attuare politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza.

Roma, 17 ottobre 2020 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)