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  • martedì 20 Aprile 2021

La storia sul figlio di Beppe Grillo indagato per stupro di gruppo

Ne ha parlato con toni concitati Beppe Grillo in un video pubblicato online: risale a fatti successi nell'estate 2019

Lunedì 19 aprile, Beppe Grillo ha pubblicato un video per difendere il figlio Ciro, 20 anni, indagato insieme ad altre tre persone dalla procura di Tempio Pausania (provincia di Sassari) per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una coetanea conosciuta in vacanza. I fatti sarebbero avvenuti nella casa di Grillo a Porto Cervo, in Sardegna, nell’estate del 2019. I giornali scrivono che la procura dovrà decidere a breve se chiedere l’archiviazione del caso o il rinvio a giudizio per i quattro indagati.

Il video
Nel video, pubblicato sul suo blog e su Facebook, Beppe Grillo ha difeso in modo piuttosto concitato il figlio Ciro, sostenendo che lo stupro non sia mai avvenuto, e che i rapporti con S.J. siano stati consensuali (S.J. sono le iniziali della donna coinvolta).

Secondo Grillo, a sostegno della sua tesi ci sarebbe il fatto che la donna ha denunciato l’abuso con ritardo: «Mio figlio è su tutti i giornali come uno stupratore seriale insieme ad altri 3 ragazzi… io voglio chiedere, voglio chiedervi, voglio chiedere veramente perché un gruppo di stupratori seriali compreso mio figlio non sono stati arrestati? La legge dice che gli stupratori vengono presi e vengono messi in galera e interrogati in galera o ai domiciliari. Sono lasciati liberi da due anni, perché? Perché non li avete arrestati subito? Ce li avrei portati io in galera a calci nel culo. Perché? Perché vi siete resi conto che non è vero niente che c’è stato lo stupro, non c’entrano niente. Perché una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf, e dopo 8 giorni fa una denuncia, vi è sembrato strano. È strano».

Grillo parla anche dell’esistenza di un video in cui sarebbe dimostrato, «passaggio per passaggio», che c’era consenso della donna ai rapporti sessuali. Dice, poi, che si vede che c’è «un gruppo che ride», che sono «ragazzi di 19 anni che si divertono e ridono in mutande e saltellano con il pisello, così…perché sono quattro coglioni». Grillo conclude urlando che «se dovete arrestare mio figlio che non ha fatto niente, allora arrestate anche me, perché ci vado io in galera».

Quello che si sa 
Diversi giornali hanno seguito la vicenda fin dall’inizio, cercando di ricostruirla e riportando diversi passaggi delle carte della procura di Tempio Pausania. I fatti sarebbero avvenuti nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 2019, nella villa in Sardegna di proprietà di Grillo. Come si legge nelle carte della procura, scrive Repubblica, «il residence è stato individuato grazie a un selfie scattato» dalla donna ed «è riconducibile a Beppe Grillo».

Sempre Repubblica spiega che «secondo quanto ricostruito dagli investigatori, grazie al racconto della vittima ma anche di alcuni testimoni, quella notte di metà luglio 2019, Ciro Grillo e i suoi tre amici avevano trascorso la serata al Billionaire (famosa discoteca della Costa Smeralda, ndr). Poi, quasi all’alba, avevano lasciato il locale» con due ragazze che li avevano seguiti nella casa di Grillo e che i giornali hanno identificato con le iniziali S.J. e R.M.

Da qui in poi, le versioni della donna e degli indagati sono differenti. La ragazza dice di essere stata stuprata prima da uno e poi dagli altri tre, dopo che l’amica si era addormentata. I quattro hanno confermato che i rapporti sessuali ci sono stati, ma sostengono che la donna fosse consenziente.

Secondo Adnkronos, che dice di aver visionato gli atti, per la procura non fu «sesso consenziente», ma «violenza sessuale di gruppo». Citando alcuni passaggi degli atti, Adnkronos ha ricostruito la versione della procura: ha scritto che verso le sei del mattino, mentre l’amica della vittima dormiva, S.J. sarebbe «stata costretta» ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box doccia del bagno con uno dei ragazzi. Gli altri tre indagati avrebbero assistito senza partecipare. «Poi ci sarebbe stata un’altra violenza», ed S.J. sarebbe stata costretta a bere mezza bottiglia di vodka contro il suo volere. S.J., aggiungono i magistrati, avrebbe poi perso conoscenza fino alle 15, quando sarebbe tornata a Palau. «La “lucidità” della vittima “risultava enormemente compromessa” quando è stata “condotta nella camera matrimoniale dove gli indagati” l’avrebbero costretta ad avere “cinque o sei rapporti” sessuali».

Il Corriere della Sera, tra gli altri, sostiene che sarebbero stati commessi degli abusi anche nei confronti della seconda ragazza presente, mentre dormiva.

Le indagini sono durate poco meno di due anni. Sono stati analizzati i cellulari di vittima e indagati e ci sarebbero state anche delle intercettazioni. I magistrati avrebbero messo sotto controllo i telefoni dei quattro indagati e di Parvin Tadjik, madre di Ciro e moglie di Beppe Grillo. La donna, riporta AdnKronos, «ha sempre raccontato che quella sera dormiva nell’appartamento accanto a quello in cui si sarebbe consumata la violenza, dicendo di non essersi accorta di niente».

Nel 2019, Repubblica aveva scritto che c’era anche un video girato da uno degli indagati, probabilmente quello di cui parla Grillo, «la cui interpretazione però non sarebbe univoca. Per la vittima dimostrerebbe la violenza, per gli avvocati difensori il contrario, e cioè che la ragazza era consenziente».

Le indagini sono state chiuse lo scorso novembre e la procura ha messo gli atti a disposizione della difesa, che ha chiesto un termine per fare indagini e acquisire nuovi elementi, sulla base dei quali è stato deciso di interrogare Ciro Grillo e gli altri tre indagati (Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria) e di depositare le controdeduzioni difensive. A metà aprile, scrive sempre Adnkronos, sono stati dunque ascoltati Ciro Grillo e gli altri tre indagati dell’indagine. Paolo Costa, uno dei legali della difesa, ha detto che i quattro hanno respinto le accuse.

Per rafforzare la loro tesi, dice Adnkronos, i quattro indagati avrebbero raccontato ai magistrati che, dopo il primo rapporto, la donna e uno di loro sarebbero andati insieme a comprare le sigarette, e che al ritorno nella casa di Porto Cervo lei avrebbe avuto rapporti consenzienti con gli altri tre. Nei giorni successivi, inoltre, ci sarebbero stati degli scambi di messaggi (definiti “amichevoli”, aggiunge il Corriere della Sera) con i quattro.

Per qualche giorno S.J. avrebbe proseguito le vacanze in Sardegna e dopo essere tornata a Milano avrebbe parlato di quanto successo con la madre. Avrebbe fatto una visita medica e sarebbe andata dai carabinieri per la denuncia.

Vittimizzazione secondaria
Vari giornali hanno spiegato che i legali della difesa hanno evidenziato fin da subito alcune presunte debolezze del racconto fornito dalla donna: «Tre su tutte: il ritardo della denuncia, presentata dalla modella al suo ritorno a Milano, una decina di giorni dopo i fatti; la continuazione della vacanza per un’altra settimana e la pubblicazione di foto del viaggio sui social network, anche dopo che si sarebbe consumata la presunta violenza sessuale».

Alcune di queste argomentazioni vengono spesso usate nei casi di denuncia di abusi sessuali e sono state riportate anche da Beppe Grillo nel suo video.

Antonella Veltri, presidente della rete dei centri antiviolenza D.i.Re, ha spiegato come Beppe Grillo, con le sue parole, spieghi molto bene cosa sia la “vittimizzazione secondaria”: «Le donne non sono credute, la violenza viene minimizzata, il comportamento della ragazza giudicato quasi fosse lei l’accusata». Veltri ha aggiunto che non si è consenziente perché si denuncia dopo: « Non si è consenzienti quando si è obbligate ad avere rapporti sessuali contro la propria volontà o quando non si può prestare consenso perché ubriache».

In generale, ci sono state molte e diverse reazioni al video di Grillo. C’è chi gli ha voluto dimostrare la propria solidarietà, come Alessandro Di Battista, la senatrice del M5S Paola Taverna e Vito Crimi; e chi, come la Lega, ha utilizzato la vicenda per criticare Grillo parlando del suo «garantismo a giorni alterni», quello cioè che ha riservato al figlio ma non a Matteo Salvini rinviato a giudizio per il caso Open Arms. Molti, tra loro Maria Elena Boschi, hanno definito “maschiliste” le parole di Grillo.

Nel frattempo, tramite la loro legale Giulia Bongiorno, hanno parlato anche i genitori della donna che ha denunciato: «Siamo distrutti. Il tentativo di fare spettacolo sulla pelle altrui è una farsa ripugnante. Cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati, cercare di sminuire e ridicolizzare il dolore, la disperazione e l’angoscia della vittima e dei suoi cari sono strategie misere e già viste, che non hanno nemmeno il pregio dell’inedito».