Medium vuole diventare qualcos’altro, di nuovo

Il fondatore Evan Williams ha annunciato l'ennesimo cambio di strategia, invitando i giornalisti del servizio a lasciare il loro incarico

In una mail interna poi pubblicata online, il fondatore della piattaforma online Medium Evan Williams ha annunciato un netto cambio di strategia editoriale e commerciale dell’azienda, fondata nel 2012 come via di mezzo fra uno spazio per blog e un social network. Williams ha invitato i dipendenti che ricoprono ruoli editoriali – cioè lavorano come giornalisti o editor – a lasciare volontariamente l’azienda in cambio di una compensazione economica pari a cinque mesi di stipendio.

L’annuncio di Williams significherà quasi certamente la chiusura dei nove siti di news che Medium aveva creato nel 2019, il più famoso dei quali era il sito di tecnologia OneZero.

Nei primi anni della sua esistenza Medium aveva guadagnato una notevole popolarità online grazie alle sue funzionalità intuitive e a una grafica pulita ed elegante, soprattutto sui dispositivi mobili, ed era diventato molto popolare come piattaforma alternativa ai blog per pubblicare testi di vario tipo: da pezzi di opinione a articoli molto lunghi, da racconti di narrativa a reportage giornalistici.

Dal 2017 in poi però, complice lo spostamento di alcuni creatori di contenuti verso altre piattaforme e un modello di business piuttosto precario, aveva introdotto diversi cambiamenti: prima aveva licenziato decine di dipendenti considerati superflui e rimosso le pubblicità dal sito, poi aveva adottato un paywall da 5 dollari al mese, e successivamente fra 2019 e 2020 aveva assunto decine di giornalisti per lavorare a nove siti di news differenti per approcci e pubblico. Per coordinare le redazioni era stata assunta Siobhan O’Connor, ex direttrice della nota rivista TIME.

Ora però Williams spiega che nonostante la qualità del lavoro della redazione – «innovativo e impressionante» – mentre gli utenti e gli iscritti a Medium hanno continuato a crescere anche negli ultimi mesi, «il pubblico dei nostri siti di news non lo ha fatto». Secondo Williams ci sono diverse spiegazioni, e ne cita una in particolare:

«Il fatto che nell’era moderna il ruolo delle testate – nel mondo, non solo dentro Medium – si sia ridotto. Non intendo la professionalità che c’è dietro, ma l’idea di un timbro che garantisca credibilità e fiducia. Avere la fiducia [dei lettori] oggi è più importante che mai, e alcune testate molto conosciute hanno ancora ragione di esistere. Ma oggi la credibilità e l’affidabilità vengono riconosciute soprattutto alle persone, alle singole voci, piuttosto che a un marchio»

Williams aggiunge che Medium continuerà a «sostenere personalità indipendenti sul nostro sito», ma senza inquadrarle in un contenitore. In sostanza, Williams vorrebbe replicare il modello di Substack, una piattaforma molto simile che negli ultimi due anni ha avuto un notevole successo soprattutto negli Stati Uniti, dando la possibilità a qualsiasi azienda o giornalista di creare una newsletter e chiedere soldi ai lettori per finanziarla su base mensile o annuale.

– Leggi anche: Il successo di Substack

Non è ancora chiaro come i dipendenti di Medium abbiano preso la notizia: l’azienda ha precisato che ai giornalisti che non lasceranno volontariamente il proprio incarico accettando la compensazione verrà probabilmente cambiata la mansione, scrive il New York Times. O’Connor, invece, lascerà l’azienda.

Diversi osservatori hanno notato che la decisione di Williams – che prima di Medium aveva co-fondato Twitter – è arrivata meno di un mese dopo un tentativo fallito da parte dei dipendenti dell’azienda di fondare un sindacato interno. Williams si era opposto in maniera molto esplicita alla creazione del sindacato e aveva anche assunto una società di consulenza esterna per ostacolare gli sforzi dei dipendenti favorevoli.
Alcune fonti interne all’azienda raccontano inoltre che giornalisti ed editor erano stati fra i più attivi promotori del sindacato, e che questo sia stato un fattore nella decisione di Williams. «La redazione era il dipartimento che ha appoggiato più esplicitamente e visibilmente il tentativo di formare un sindacato», ha raccontato a Motherboard un dipendente di Medium che ha voluto rimanere anonimo.

L’impressione è stata condivisa anche da alcuni osservatori. Nilay Patel, direttore del sito di tecnologia The Verge, ha commentato su Twitter che «sembra proprio che un sacco di gente nel mondo della tecnologia vorrebbe più giornalisti indipendenti non tanto perché permettono un migliore modello di business (può darsi, chi può dirlo), ma perché è più facile bullizzare 1.000 cavalli con le dimensioni di una papera che una sola papera dalle dimensioni di un cavallo».