Emma Stone in una scena del film "La la land"

Per chi ogni tanto lavora anche dal letto

Abbiamo raccolto qualche dritta e provato sei "tavolini" e supporti per computer, ma non andrebbe fatto per più di un'ora al giorno

Emma Stone in una scena del film "La la land"

A gennaio la giornalista del Guardian Emine Saner scrisse un articolo che s’intitolava Perché non bisognerebbe lavorare dal letto (e come farlo comunque). In effetti, lavorare rimanendo a letto è sconsigliato dagli esperti e, prima della pandemia, probabilmente anche la maggior parte delle persone con un lavoro d’ufficio avrebbe storto il naso all’idea di trasformare il letto in una postazione di lavoro. Ma nell’ultimo anno sono cambiate molte cose, e per alcuni questa è stata una di quelle. Per esempio per chi vive con partner, figli, genitori e coinquilini, e la camera da letto è l’unica stanza col silenzio necessario per concentrarsi, fare telefonate e videochiamate.

D’altra parte, come ricorda Taylor Lorenz sul New York Times, lavorare dal letto è una tradizione consolidata nella storia di molti artisti e scrittori: Frida Kahlo dipinse dal letto alcuni dei suoi più grandi capolavori e Truman Capote raccontò al Paris Review di essere un «autore completamente orizzontale». Per chi quando è a casa ogni tanto lavora a letto o sul divano, abbiamo raccolto alcune dritte utili per farlo nel modo migliore. E con l’aiuto di una delle redattrici più orizzontali del Post, abbiamo provato 6 “tavolini” da computer che, quando non si può usare una vera scrivania, sono comunque meglio di niente.

Cosa dicono gli esperti di salute
Quello che ci dice l’ergonomia, e cioè la scienza che studia l’interazione tra persone e oggetti in un ambiente di lavoro sulla base della sicurezza e dei rischi per la salute, è che la posizione migliore per lavorare al computer è seduti su una sedia (meglio se ergonomica), con i piedi appoggiati a terra e le gambe piegate a novanta gradi. Le braccia andrebbero tenute lungo il corpo con i polsi solo leggermente più in alto dei gomiti e la schiena e il collo dovrebbero stare dritti. Questo risultato è praticamente impossibile da ottenere se si lavora a un computer portatile, e l’ideale sarebbe sempre avere un monitor all’altezza degli occhi e una tastiera e un mouse all’altezza delle mani.

Fatte queste precisazioni, per chi ogni tanto lavora dal letto o dal divano, usare un tavolino apposta può aiutare a tenere la schiena e il collo più dritti che non appoggiare il computer direttamente in grembo. Secondo l’esperto di ergonomia Alan Hedge questa cosa andrebbe fatta al massimo per un’ora al giorno.

Inoltre, secondo la maggior parte degli esperti di psicologia e benessere, il letto dovrebbe essere usato esclusivamente per le tre S, cioè, in inglese, sleep (dormire), sex (fare sesso) e sick (quando si è malati). L’insieme delle buone pratiche consigliate dagli esperti del sonno per non “contaminare” l’ambiente dove si dorme rientrano in una materia che viene detta “igiene del sonno”.

Per esempio, una buona regola per l’igiene del sonno è indossare il pigiama prima di andare a letto e poi toglierlo al risveglio, per “informare” il nostro corpo del fatto che è il momento di dormire e poi il momento di stare svegli. In questo senso, portarsi a letto le mail, le chiamate di lavoro e i fogli di calcolo è la cosa più sbagliata, perché è come suggerire al nostro cervello che quello non è più il posto dove ci si riposa, ma dove essere produttivi. Questo, come è facile immaginare, può avere delle ripercussioni sulla qualità del sonno.

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Questa cosa però non vale sempre e per tutti e, come dicevamo, è un dato di fatto che alcune delle persone che nell’ultimo anno hanno lavorato da casa, talvolta si sono ritrovate a doverlo fare a letto. Anche lo stereotipo che vuole che chi lavora dal letto sia pigro e poco produttivo forse andrebbe un po’ cambiato. Come ha spiegato al New York Times Tessa Miller, che ha scritto un libro su cosa voglia dire convivere con una malattia cronica e che lavora dal letto da più di dieci anni, «la pandemia sta portando alla luce tutte quelle cose che le persone con malattie croniche o con disabilità facevano già da molto tempo. Spero che uno dei risultati di questa situazione sia la consapevolezza che si può fare un buon lavoro anche dal letto, dalla vasca da bagno o dal divano, e che si creeranno nuove opportunità per persone con malattie o disabilità in campi dove prima non erano le benvenute».

Darsi delle regole
Emine Saner ha scritto sul Guardian di aver lavorato dal letto per oltre un decennio e di aver elaborato un proprio modo per dividere il lavoro dal resto delle cose che fa stesa. La prima è lavarsi e vestirsi sempre dopo essersi alzata e prima di tornare a letto per iniziare a lavorare. La seconda è lavorare non dal suo lato del letto, ma da quello dove dorme il suo compagno. Curiosamente Daniel Peters, che si occupa di marketing e vive a San Francisco, ha raccontato la stessa cosa al New York Times: per qualche motivo (forse legato all’igiene del sonno?) anche lui lavora dal lato del letto dove dorme sua moglie.

Secondo Saner sarebbe meglio evitare di portare da bere o da mangiare vicino al letto, un po’ per evitare di sporcare le lenzuola, un po’ perché così si ha un pretesto per alzarsi e muoversi ogni tanto. Saner dice anche di curare l’ordine della camera da letto, proprio come se fosse un ambiente di lavoro: quindi di non lasciare troppe cose in giro, usare un contenitore per i cavi, le cuffie, le penne e altri materiali che possono tornare utili mentre si lavora ma non quando si dorme, e aprire regolarmente le finestre per cambiare l’aria.

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Anche Arianna Huffington, la giornalista americana fondatrice dell’Huffington Post, ha raccontato di lavorare spesso dal letto e di essersi imposta alcune regole: per esempio per lei è molto importante staccare nettamente dal lavoro a fine giornata e portare il computer e tutta la tecnologia che usa durante il giorno in un’altra stanza. Lei prima di andare a dormire si fa una doccia e un bagno e poi si veste con biancheria apposta per dormire, che non usa durante il giorno.

Stare attenti alla postura
Sul tema del lavorare dal divano o dal letto, Bryan Lufkin ha scritto in un articolo pubblicato da BBC: «Provate a ricreare il più possibile l’esperienza di stare seduti su una sedia e cercate di avere una “postura neutra”, cioè evitate di sottoporre a tensione qualsiasi parte del vostro corpo». Una cosa che può essere di sollievo per la postura e la schiena è mettere un cuscino dietro i lombi se ci si appoggia con la schiena alla testata del letto, e lo stesso vale per quando si lavora dal divano. Lufkin scrive anche: «Qualunque cosa tu faccia, evita di sdraiarti a pancia in giù per scrivere al computer; affatica molto il collo e i gomiti».

Muoversi
Saner racconta che pur lavorando dal letto sfrutta tutte le occasioni possibili per muoversi: ogni tanto per esempio usa la cassettiera delle camera da letto come standing desk, altre volte cammina mentre fa telefonate di lavoro e ne approfitta spesso per una passeggiata all’aperto in pausa pranzo.

Usare un supporto per il computer
Per chi ogni tanto lavora al computer dal letto o dal divano, uno di quei tavolini pieghevoli fatti apposta per sorreggere i computer possono aiutare a mantenere una postura più corretta. L’e-commerce internazionale Etsy ha detto che le ricerche di “supporti per il computer” sono cresciute di sette volte nell’ultimo anno rispetto all’anno precedente.

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Per capire se alcuni sono più comodi di altri ne abbiamo provati sei: tre sono dei veri e propri “tavolini portatili”, utili a chi non vuole tenere niente sulle gambe per appesantirle, due sono senza gambe e uno è una specie di via di mezzo. In generale, i supporti con le gambe sono quelli più consigliati dagli esperti perché alzano lo schermo all’altezza degli occhi e aiutano a tenere collo e schiena dritti. Tornano utili anche in altri casi, per esempio sopra la scrivania per alzare lo schermo o per lavorare in piedi o a letto quando si vuole guardare un film su computer. Bisogna stare molto attenti all’altezza che hanno prima di comprarli, perché per le persone di piccola statura possono essere un po’ troppo alti e quindi scomodi.

Per altri, a prescindere dalla statura, i “tavolini da letto” sono scomodi in generale: per esempio Emine Saner ha scritto sul Guardian che lei ama stare a gambe incrociate e quindi le gambe dei tavolini le sono molto d’intralcio. Per questo abbiamo provato anche dei supporti di quelli senza gambe, con un cuscino o una parte morbida sotto.

I nostri test
Il tavolino da letto consigliato da Wirecutter, l’autorevole sito di recensioni di prodotti del New York Times, è questo di Avantree (55 euro). Le gambe sono regolabili e si va da un’altezza di 25 centimetri a 33. Il piano si può inclinare con varie angolazioni e ha un appoggio che impedisce al computer di scivolare: è utile per chi ha computer simili a quello della foto che, nonostante i gommini sotto, scivola moltissimo, ma volendo si può anche togliere. Quando non lo si usa le gambe del tavolino si possono ripiegare verso l’interno. La redattrice che l’ha provato dice che è funzionale ma non è particolarmente bello da vedere e che lei non lo comprerebbe per il prezzo troppo alto. Esiste anche in altre versioni color legno più scuro e con lo spazio a destra per il mouse.

(Il Post)

Tra i supporti a “tavolino”, cioè quelli con le gambe, questo in legno di bambù (38 euro) ci è sembrato il più comodo, resistente e bello da vedere. L’altezza è regolabile, si va da 23 centimetri a 33 centimetri. La base su cui va appoggiato il computer è inclinabile a cinque angoli diversi e ha dei buchi nel legno per tenere arieggiati i computer. Lo spazio per il mouse è sulla destra, quindi non va bene per chi usa il mouse con la sinistra. A destra c’è anche posto per una tazza o un bicchiere (anche se poco profonda quindi il rischio che cada c’è sempre) e un piccolo cassetto per auricolari, cavi, chiavette o altre piccole cose. La redattrice che l’ha testato dice di essersi trovata bene, ma che bisogna stare attenti a stare dritti: infatti, essendo il computer leggermente spostato a sinistra, è facile assumere una posizione un po’ storta.

(Il Post)

Il terzo tavolino da letto che abbiamo provato ci ha incuriosito perché è quello che usa anche Kate Middleton, la duchessa di Cambridge, come supporto per il computer durante le videochiamate, ma si è rivelato una delusione. È fatto interamente di plastica e ha le gambe regolabili in quattro punti grazie a delle specie di pulsanti: quando li schiacci puoi muovere il pezzo di gamba per farle fare degli scatti e poi quando togli il dito la posizione si mantiene.

Il problema è che questa operazione è più faticosa di quanto si possa immaginare, e a volte quando si regolano le gambe fanno dei rumori strani che fanno pensare che la plastica possa rompersi da un momento all’altro. In più, a pensarci bene, non è così utile avere delle gambe che si piegano di 360 gradi in quattro punti diversi e in generale è davvero difficile dargli la stabilità necessaria per lavorarci sopra. Il piano d’appoggio per il mouse è rimovibile, ma quando lo si usa è abbastanza d’intralcio (sembra proprio che per errore sia stato fatto un centimetro più grande). Forse si è capito, ma lo diciamo comunque: non lo consigliamo.

(Il Post)

Per chi si trova più comodo a lavorare con il computer sulle gambe e a tenere gomiti e braccia lungo il corpo e non troppo sollevate (anche se questo significa tenere il collo piegato verso il basso), ci sono i supporti per laptop con cuscino e senza gambe. La redattrice che ha fatto queste prove, per esempio, dice di trovarsi molto meglio così, perché i vassoi senza gambe le permettono di stare a gambe incrociate e in generale di cambiare posizione più spesso.

Questo di Belkin (39 euro) è molto semplice ed è stato apprezzato da chi l’ha provato perché è leggerissimo e permette di stare a gambe incrociate o a gambe stese senza che il computer pesi troppo in certi punti o si surriscaldi. Sopra ha un piano liscio per il computer, mentre sotto ha una base più morbida e la forma che ha permette di tenere il computer leggermente alzato nella parte dietro. Forse dalla foto non si vede, ma anche questo ha un gommino che impedisce al computer di scivolare. Dopo averlo acquistato, su Amazon è diventato disponibile anche lo stesso modello in viola che costa la metà.

(Il Post)

Un modello simile, ma più grande e sofisticato, è questo di HuaNuo (50 euro). Sotto ha due cuscini, uno più sottile nella parte bassa e uno più spesso nella parte alta, sempre per tenere il computer inclinato verso chi lo usa. C’è un “cuscino” anche sul piano di lavoro, che serve sia a impedire al computer di scivolare, che per non far indolenzire i polsi e gli avambracci quando si scrive a lungo. Sul piano dove va messo il computer c’è anche un tappetino incorporato per il mouse sulla destra, una fessura in cui si può mettere lo smartphone e una in cui si può mettere il tablet. È la soluzione più adatta per chi oltre a lavorare al computer usa spesso anche altri dispositivi. Ha una maniglia di stoffa che si può usare per trasportarlo dal letto al divano.

(Il Post)

La redattrice del Post che ha fatto i test e che ama molto lavorare dal divano usa da diversi anni un supporto di Ikea che lei dice essere un buon compromesso tra i due modelli, quello con e quello senza gambe. Infatti le gambe si aprono e si chiudono molto facilmente e quando sono ripiegate creano un fondo liscio, che magari non è comodo come i cuscini degli altri due, ma va più che bene e lo si può tenere in grembo anche a lungo senza fastidi. Al momento quello che ha lei non è disponibile sul sito di Ikea, ma lo era fino a qualche settimana fa quindi non esclude che possa tornare a breve. Il prezzo preciso non se lo ricorda ma è sicura che fosse costato meno di tutti gli altri modelli testati. L’unico difetto, dice, è che non ha niente che freni il computer dallo scivolare: se ne è accorta quando ha cambiato computer, perché quello di prima aveva una base molto meno scivolosa e non era un problema.

(Il Post)

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