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  • sabato 13 Febbraio 2021

I giornali che ricevono contributi pubblici per il 2019

È stata diffusa la lista delle testate riconosciute in diritto, di riffa o di raffa

Alla fine dell’anno il Dipartimento per l’informazione e l’editoria del Governo ha regolarmente pubblicato la lista delle testate giornalistiche a cui è stato riconosciuto il diritto al “contributo pubblico diretto”, ovvero a un finanziamento pubblico che la legge prevede per i giornali che si dichiarino pubblicati da cooperative di giornalisti o da società senza fini di lucro, o siano espressione di minoranze linguistiche (altri criteri sono indicati più avanti).

Le scelte del Dipartimento per i contributi del 2019 completano quelle diffuse a metà dell’anno passato, perché i contributi vengono definiti ed erogati in due tranche successive. Queste sono le prime testate per contributo totale assegnato.

Dolomiten 6.176.996,03 euro
Famiglia cristiana 6.000.000 euro
Libero quotidiano 5.407.119,97 euro
Avvenire 5.066.707,93 euro
Italia oggi 4.062.533,95 euro
Il quotidiano del Sud 3.565.378,25 euro
Il manifesto 3.075.251,53 euro
Corriere Romagna 2.218.356,97 euro
Cronacaqui.it 2.207.300,07 euro
Il Foglio 1.866.457,98 euro
Primorski dnevnik 1.666.668,08 euro
Editoriale oggi 1.629.932,66 euro
Il Cittadino 1.424.098,80 euro
Cronache di (Libra editrice) 1.259.956,77 euro
Die Neue Südtiroler Tageszeitung 1.033.301,12 euro
L’Opinione delle libertà 962.536,94 euro
La Voce Nuova di Rovigo 943.138,12 euro
La Provincia di Civitavecchia 936.892,86 euro
Secolo d’Italia 935.199,26 euro

Dolomiten è un quotidiano in lingua tedesca della provincia autonoma di Bolzano, mentre Primorsky Dnevnik è un quotidiano della minoranza slovena pubblicato a Trieste. I contributi sono erogati in base a una serie di calcoli che tengono conto dei costi sostenuti dal giornale e della sua diffusione, calcoli che favoriscono i gruppi di medie dimensioni, che hanno costi e diffusioni rilevanti.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

La legge sui contributi esclude invece tutti i grandi quotidiani nazionali, come RepubblicaCorriere della Sera e Stampa. Ma ci sono alcune eccezioni per i quotidiani di medie dimensioni, fra cui in particolare Avvenire e Libero. I grandi gruppi, e tutti gli altri, usufruiscono invece dei contributi indiretti alla stampa, per esempio gli sconti sull’acquisto della carta. Anche questi contributi si sono ridotti moltissimo nel corso degli anni e oggi ammontano a pochi milioni di euro. Quasi tutti i grandi gruppi editoriali sfruttano questa forma di contributi, anche se ormai non sono particolarmente rilevanti per i loro bilanci. Nel bilancio 2018 del gruppo RCS, che pubblica il Corriere della Sera, i contributi pubblici erano per esempio indicati allo 0,5 per cento del totale dei ricavi.

Tra i criteri applicati, è molto discusso in particolare quello che riguarda i giornali pubblicati da “cooperative di giornalisti”, perché è nei fatti aggirato da diverse testate che pur rispettandolo formalmente, nei fatti hanno proprietà imprenditoriali tradizionali e godono quindi di una fonte di ricavo dallo Stato che distorce il mercato e la concorrenza con i quotidiani simili. Lo spiega per esempio il sito DataMediaHub, che si occupa di business dei media.

Ed ancora, quattro testate che, come vedremo di seguito nel dettaglio, sono molto “borderline”, per così dire, rispetto alla legittimità, o meno, di ricevere tali contributi, hanno ricevuto 14.901.487 euro, circa un quinto del totale [20.46%].
Si tratta, in ordine di contributi ricevuti, di Libero, che come noto è tutto fuorchè una cooperativa di giornalisti ed è di proprietà della famiglia Angelucci,  che ha in portfolio anche altre testate. Che lo stato finanzi un quotidiano che non solo ottiene contributi sfruttando le pieghe della legge, ma il cui direttore e fondatore si sottrae alla più basica deontologia professionale, non è certamente un aspetto trascurabile.
La seconda testata è ItaliaOggi, altro quotidiano molto border line, diciamo, in quanto ad effettiva titolarietà a ricevere contributi diretti visto che di fatto rientra nel portfolio delle testate di Class Editori, società quotata in borsa.
La terza testata è Il Quotidiano del Sud”, la cui proprietà è riconducibile a Finedit Srl, legata in un gioco di scatole cinesi a Edizioni Proposta Sud srl. Quotidiano che a dicembre 2019 dichiarava vendite per poco meno di 10mila copie, e da gennaio 2020 è “uscito” dal sistema ADS, dopo che Accertamenti Diffusione Stampa aveva avviato un approfondimento per valutare modalità e contezza dei dati di vendita del quotidiano in questione. Naturalmente siamo, come tutti, in attesa di conoscere quanto prima i risultati dell’approfondimento di ADS, ma il fatto che il quotidiano in questione abbia come Direttore Roberto Napoletano, attualmente a processo per le “copie gonfiate” quando era direttore del Sole24Ore, non può lasciare indifferenti. Vedremo. Ma intanto è già passato più di un anno e la testata in questione continua a ricevere sostanziosi finanziamenti.
La quarta e ultima testata, alla quale abbiamo dedicato un approfondimento specifico, non più tardi di ieri nel nostro digest settimanale, è Il Foglio. Quotidiano che attualmente è di proprietà di Valter Mainetti, azionista di riferimento di Sorgente Group Alternative Investment, come dichiara lui stesso sul proprio sito. E del quale anche in precedenza i proprietari erano tutto meno che un partito o una cooperativa di giornalisti, come riepiloga Wikipedia.

Il finanziamento diretto all’editoria si propone uno scopo preciso e limitato: sostenere il “pluralismo dell’informazione” aiutando in particolare le piccole testate locali, quelle delle minoranze linguistiche e quelle indipendenti, come in teoria dovrebbero essere quelle edite da cooperative di giornalisti. Un tempo i finanziamenti sostenevano anche i giornali di partito, ma quest’aspetto della legge è stato soppresso. In tutto sette tipologie differenti di periodici e quotidiani hanno diritto ai finanziamenti.

  1. Cooperative giornalistiche che editano quotidiani e periodici;
  2. Imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale è detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti senza fini di lucro;
  3. Enti senza fini di lucro ovvero imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale è interamente detenuto da tali enti;
  4. Imprese editrici che editano quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche;
  5. Imprese editrici, enti ed associazioni che editano periodici per non vedenti e ipovedenti;
  6. Associazioni dei consumatori che editano periodici in materia di tutela del consumatore, iscritte nell’elenco istituito dal Codice del consumo;
  7. Imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero.