• Mondo
  • lunedì 8 Febbraio 2021

Ci sono circa 200 dispersi a causa di un’inondazione nel nord dell’India

È stata provocata dalla rottura di una diga ma le cause sono ancora poco chiare

Domenica mattina il distaccamento di un pezzo di un ghiacciaio sul massiccio Nanda Devi ha provocato la rottura di una diga sul fiume Dhauli Ganga, nello stato indiano dello Uttarakhand, a ridosso della catena montuosa dell’Himalaya. La rottura della diga ha a sua volta causato una grande inondazione e costretto all’evacuazione di numerose case a valle del fiume. Da ieri nella zona sono al lavoro circa 2mila persone, tra soccorritori, militari e volontari: al momento risulta che siano morte almeno 26 persone mentre più di 170 sono disperse.

Secondo quanto è stato ricostruito attraverso il racconto di testimoni e video, domenica una grande ondata di acqua proveniente dal ghiacciaio si è riversata nel fiume Dhauli Ganga, spazzando via la diga e la centrale idroelettrica statale che vi si trovava in prossimità. Proseguendo lungo il corso del fiume, l’ondata ha provocato un’inondazione che ha distrutto cinque ponti e danneggiato altre tre centrali idroelettriche più piccole.

Un portavoce del governo, Ravi Bejaria, ha detto che tra le altre cose sono state distrutte o danneggiate decine di abitazioni, ma che al momento non si sa quante siano di preciso né se tra i residenti ci siano persone morte, ferite o disperse. I giri turistici e tutte le attività in barca che si svolgono lungo il corso del Dhauli Ganga sono state sospese.


Domenica erano state trovate 8 persone morte, mentre altre 12 erano state salvate. Le operazioni di soccorso vanno avanti da più di un giorno e secondo Satya Pradhan, il capo della Forza nazionale per il soccorso di emergenza (National Disaster Response Force, NDRF), procederanno per altre 24-48 ore.

Attualmente le ricerche di soccorso si stanno concentrando su un tunnel lungo circa 2,5 chilometri in cui si pensa che siano intrappolati alcuni lavoratori delle centrali idroelettriche coinvolte nell’inondazione. Si pensa che le persone disperse siano per la maggior parte proprio i dipendenti delle centrali idroelettriche.

Le cause precise della rottura della diga e dell’inondazione sono ancora incerte. Tra domenica e lunedì alcuni scienziati hanno compiuto diverse ispezioni in aereo per determinare se l’inondazione sia stata causata dalla rottura del ghiacciaio, da una valanga oppure da uno smottamento.

Secondo Dwarika Dobhal, esperto dell’Istituto Wadia di Geologia dell’Himalaya, è «più probabile» che nelle ultime settimane il bacino prima della diga sia stato ostruito da detriti che hanno poi causato il graduale innalzamento del livello delle acque: a questo punto, secondo lui, sarebbe stata una valanga a causare l’ondata di acqua che ha rotto la diga ed è scesa verso valle a grande velocità.

Dobhal ha detto che per via dei cambiamenti climatici eventi come questi diventeranno sempre più comuni. Nel 2013 a causa di alluvioni e frane causate dalle piogge monsoniche che avevano colpito gli stati del nord dell’India per più di una settimana morirono oltre 500 persone e circa 15mila risultarono disperse.

– Leggi anche: Le alluvioni in India del 2013

Un uomo salvato da alcuni volontari e operatori della polizia di confine indo-tibetana dopo l'inondazione del 7 febbraio (Indo Tibetan Border Police via AP)