• virgolette
  • Questo articolo ha più di un anno

Il video di Matteo Renzi che ringrazia il «grande» Mohammed bin Salman

L'ex presidente del Consiglio ha intervistato il leader autoritario dell'Arabia Saudita in una chiacchierata dai toni assai amichevoli

Nei giorni scorsi, mentre in Italia si sviluppava la crisi di governo da lui stesso innescata, il leader di Italia Viva Matteo Renzi è andato in Arabia Saudita per partecipare a una conferenza organizzata da un think tank controllato dalla monarchia locale. In un video che sta circolando online in queste ore lo si vede rivolgersi con toni molto cordiali a Mohammed bin Salman, principe ereditario del paese nonché suo leader di fatto, noto per governare con metodi estremamente autoritari e considerato dai servizi di intelligence internazionali il mandante dell’omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi. «È un grande piacere e un grande onore essere qui con il grande principe Mohammad bin Salman» dice Renzi, aggiungendo di ritenere che «l’Arabia Saudita possa essere il luogo per un nuovo Rinascimento».

Renzi è tornato in Italia in anticipo dalla conferenza, per via della crisi, ma ha comunque presenziato agli eventi della conferenza. Il dialogo con Mohammed bin Salman è avvenuto nel primo dei suoi due incontri in streaming in programma (si può guardare integralmente qui).

L’Arabia Saudita è un paese dove le donne hanno molti meno diritti degli uomini ed è vietata qualsiasi forma di espressione democratica o di libertà di parola e stampa, e dove i dissidenti politici sono perseguitati con metodi che arrivano all’omicidio, come nel caso di Khashoggi. Renzi ha da tempo diversi legami con l’Arabia Saudita e il suo regime. Da alcuni anni la visita regolarmente per conferenze e incontri e da circa un anno siede nel board del FII Institute, il think tank che ha organizzato la conferenza di questi giorni, presieduto da Yasir al Rumayyan, il capo del fondo sovrano saudita. Secondo il quotidiano Domani, che ha parlato per primo della vicenda, Renzi ha partecipato gratuitamente alla conferenza ma in qualità di membro del board percepisce uno stipendio annuale che può arrivare a circa 80mila dollari a seconda della sua partecipazione a riunioni ed eventi.

Non è raro che un politico che ha avuto gli incarichi di Renzi ottenga contratti del genere, in certi casi anche con paesi autoritari e controversi: ma è assai inusuale che capiti a una persona che fa ancora politica attiva nel proprio paese, e che peraltro fa parte della commissione Difesa del Senato (e che fino al luglio 2020 aveva fatto parte della commissione Affari esteri).

L’Arabia Saudita non è l’unico paese controverso con cui Renzi ha costruito legami: il Fatto Quotidiano ha ricostruito che di recente è stato anche negli Emirati Arabi Uniti – un altro piccolo paese a guida autoritaria nel Golfo Persico – in Cina e in Kazakistan.

Nella sua chiacchierata con Bin Salman, Renzi non ha toccato nessun tema particolarmente imbarazzante per il leader autoritario saudita, e anzi gli ha rivolto vari complimenti – «molte persone ignorano lo sforzo che avete fatto per le città meno sviluppate» – e domande piuttosto accomodanti, come la sua visione per «trasformare» il regno. «Credo che con la tua leadership l’Arabia Saudita possa giocare un ruolo fondamentale» nel mondo e nel Medio Oriente, aggiunge Renzi verso la fine dell’incontro.