(AP Photo/Matt Rourke)

Il ghiaccio non è tutto uguale

Il ghiaccio in pellet ha una cerchia di sostenitori che lo considera il più buono: è molto adatto alle bibite fredde, ma è difficile da trovare e da fare in casa

(AP Photo/Matt Rourke)

Questa settimana sul New Yorker la scrittrice Helen Rosner ha raccontato la sua ossessione per il ghiaccio e di come questa l’abbia portata ― quando bar e ristoranti hanno chiuso per la pandemia ― a comprare una macchina da cinquecento dollari per farlo in casa. Il ghiaccio che piace a Rosner infatti è un po’ diverso dal ghiaccio a cubetti trasparenti che si fa comunemente con le vaschette nel freezer: viene detto “ghiaccio in pellet”, “nugget di ghiaccio” o qualche volta “cubelet”. I pezzi sono più piccoli e hanno una forma cilindrica anziché cubica, come se fossero il risultato di una lunga e sottile bacchetta di ghiaccio rotta in mille pezzi. Si ottiene comprimendo del ghiaccio granulare (come quello delle granite) quindi è più leggero e poroso del ghiaccio normale e può essere masticato. Non tintinna, ma fa un rumore che Rosner dice essere «rilassante, dolcemente percussivo».

Rosner non è l’unica a sostenere la superiorità del ghiaccio in pellet: già nel 2018 la rivista GQ parlava di una «cerchia di seguaci» tra i cui membri c’era anche Matthew McConaughey, e altri giornali avevano approfondito il fenomeno. Il ghiaccio in pellet viene molto usato nei paesi caldi, dove è piacevole avere qualcosa di freddo da masticare, ed è adatto ai cosiddetti tiki cocktail, cioè quelli a base di frutti esotici come Caipirinha, Mojito, Caipiroska. Naturalmente ci sono alcuni cocktail per cui il cubo di ghiaccio ideale è quello grande e con la superficie liscia, ma i sostenitori del pellet lo ritengono il più buono per la maggior parte delle bevande fredde perché impiega diverse ore a sciogliersi. Attenzione a non confonderlo col ghiaccio secco in pellet che è tutta un’altra cosa: quello si usa per ottenere effetti speciali e non si mangia.

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In commercio esistono poche macchine che fanno ghiaccio in pellet, sono ingombranti quanto una lavastoviglie e possono costare anche migliaia di euro. Prima che iniziasse la pandemia, Rosner si era messa alla ricerca di posti dove poter bere bibite con nugget di ghiaccio confrontandosi con altri appassionati nei forum online. Scrive che «il ghiaccio in pellet è molto diffuso negli ospedali (il fatto che si possa masticare facilmente lo rende utile per i pazienti che devono limitare l’assunzione d’acqua), ma non puoi entrare in un reparto d’ospedale con una busta di plastica e chiedere gentilmente che qualcuno te la riempia». Negli Stati Uniti uno dei posti più noti dove si trova questo tipo di ghiaccio è la catena di fast food drive-in Sonic, e infatti molti americani chiamano il ghiaccio in pellet direttamente Sonic ice, cioè il ghiaccio di Sonic.

Intervistato da GQ, un rappresentante di Sonic disse che diverse persone avevano contattato il produttore delle loro macchine per comprarne una da tenere in casa, per avere accesso a quel tipo di ghiaccio in qualsiasi momento. Disse anche che il motivo del loro successo era che il ghiaccio così si scioglie alla giusta velocità e non diluisce il sapore delle bevande, ma rimane sul fondo per chi vuole qualcosa da sgranocchiare alla fine. Per Rosner, comunque, Sonic non era una soluzione perché il più vicino era a più di un’ora di macchina. Qualche anno fa però trovò il ghiaccio in pellet nel caffè freddo di un ristorante aperto da poco non lontano da casa sua e ne fu entusiasta.

Quando l’anno scorso i ristoranti hanno chiuso per la pandemia, Rosner ha dovuto attrezzarsi per trovare un modo di fare i nugget di ghiaccio in casa. Ha provato a seguire un tutorial che mostrava come farlo congelando l’acqua dentro le cannucce del McDonald’s, che hanno un diametro più grande delle altre, ma ce ne volevano una cinquantina solo per riempire una tazza. Dopo aver visto alcuni video su TikTok si è convinta di dover acquistare degli stampi per ghiaccio in silicone fatti a griglia con centinaia di piccoli rettangoli, ma anche quelli si sono rivelati inutili. Alla fine si è imbattuta nella macchina del ghiaccio GE Profile Opal che produce mezzo chilo di ghiaccio in pellet all’ora e costa meno della media delle altre macchine simili pensate per i ristoranti, e l’ha comprata.

In Italia la GE Profile Opal non è in commercio e neanche la Manitowoc QF-400, quella di Matthew McConaughey. In vendita si trovano diverse macchine per fare il ghiaccio, anche in pellet, ma sono quasi tutte pensate per le cucine di bar e ristoranti e costano diverse centinaia quando non migliaia di euro. Con una rapida ricerca su internet però si trova Ice-Factory, un venditore di ghiaccio online che ha tra i suoi prodotti anche i nugget di ghiaccio. Dalla descrizione sembrano corrispondere a quelli di Rosner: due chili costano 2,40 euro.

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Quando Rosner ha condiviso il suo articolo su Twitter, un utente le ha fatto notare una cosa che lei non sapeva. A gennaio, durante l’International Consumer Electronics Show, una delle più famose fiere di elettronica di consumo che si tiene ogni anno a Las Vegas, Samsung ha presentato il primo frigorifero al mondo che fa il ghiaccio in pellet, che in questo caso vengono chiamati bites ice, cioè bocconcini di ghiaccio.