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  • martedì 19 Gennaio 2021

I dati sul coronavirus in Italia di oggi, martedì 19 gennaio

Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati rilevati 10.497 nuovi casi positivi da coronavirus e 603 morti a causa della COVID-19. Attualmente i ricoverati sono 25.186 (242 in meno di ieri), di cui 2.487 nei reparti di terapia intensiva (57 in meno di ieri) e 22.699 negli altri reparti (185 in meno di ieri). Sono stati analizzati 135.388 tamponi molecolari e 118.682 test rapidi antigenici. La percentuale di tamponi molecolari positivi è stata del 7 per cento, quella dei test antigenici dello 0,8 per cento. Nella giornata di lunedì i contagi registrati erano stati 8.824 e i morti 377.

Le regioni che hanno registrato più casi nelle ultime 24 ore sono Sicilia (1.641), Lazio (1.100), Emilia-Romagna (1.034), Veneto (957) e Lombardia (930).

Le principali notizie della giornata
• Lunedì sera la società farmaceutica Pfizer ha comunicato all’Italia un nuovo ritardo nella consegna delle dosi del vaccino contro il coronavirus, come aveva anticipato già venerdì scorso. Senza nuovi vaccini disponibili, molte regioni hanno modificato i loro piani vaccinali posticipando la somministrazione delle prime dosi per dare priorità ai richiami già programmati. Ne parliamo in maniera più approfondita qui.

Le cose da sapere sul coronavirus

• All’inaugurazione del nuovo sito per lo svolgimento di tamponi rapidi a Torino, il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, ha detto che oggi avrebbe definito un accordo per permettere ai medici di medicina generale di somministrare il vaccino contro il coronavirus. Cirio ha aggiunto che il Piemonte sarà la prima regione d’Italia a chiudere un accordo di questo tipo.

• Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha detto durante il consiglio regionale che l’assegnazione della zona rossa è stata «fortemente, e ingiustamente, penalizzante per la nostra regione». Per questa ragione, ha annunciato che la Lombardia ha «presentato ricorso al TAR contro la decisione del governo, e chiesto al ministro Speranza di rivedere i parametri che regolano questa decisione, così impattante sulla vita dei nostri cittadini e delle nostre imprese».


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