Romalu Lukaku e Lautaro Martinez (AP Photo/Antonio Calanni)
  • Sport
  • lunedì 18 Gennaio 2021

L’Inter è in vendita?

Il gruppo Suning, in crisi per gli effetti della pandemia e ostacolato dalle restrizioni imposte dal governo cinese, sembra vicino alla vendita di quote, ma non si sa ancora quante

Romalu Lukaku e Lautaro Martinez (AP Photo/Antonio Calanni)

Dalla scorsa settimana il fondo di private equity britannico BC Partners ha iniziato l’analisi sulla situazione economica e finanziaria dell’Inter — la cosiddetta due diligence — che solitamente precede l’acquisizione di quote societarie. Non si sa ancora con esattezza se questa eventuale acquisizione interesserà un quota minoritaria o maggioritaria del club, il cui consiglio di amministrazione ha nel frattempo garantito «stabilità alla continuità gestionale», come confermato dall’amministratore delegato Giuseppe Marotta prima della vittoria contro la Juventus di domenica sera.

Quello che finora viene descritto come un più che probabile rinnovo dell’assetto societario arriva in un momento in cui, da una parte, la squadra si trova ai livelli più alti dell’ultimo decennio, in piena corsa per la vittoria dello Scudetto, dall’altra la proprietà del gruppo cinese Suning, dopo aver investito nel club quasi 700 milioni di euro negli ultimi cinque anni, sta affrontando una grossa crisi di liquidità, dovuta sia alle perdite causate dalla pandemia (l’ultimo bilancio dell’Inter ha segnato un rosso di 102 milioni di euro, e peggiorerà) sia alle nuove limitazioni sui movimenti di capitali all’estero imposti dal governo cinese per gli investimenti ritenuti non strategici.

In Cina il gruppo Suning sta soffrendo particolarmente gli effetti della pandemia, dato che la vendita al dettaglio, che è la sua attività principale, è stata fra i settori più colpiti dalle restrizioni. Da tempo si parla di possibili vendite di quote del gruppo per diminuire le pressioni finanziare del momento: fra queste cessioni rientrerebbe quella dell’Inter, un investimento che seppur minimo per i bilanci di un gruppo che conta oltre 300.000 dipendenti e un fatturato registrato nel 2019 di 35 miliardi di euro, deve ancora ripagare in termini di risultati economico-sportivi. A inizio gennaio, tuttavia, Suning ha smentito la vendita di quote di maggioranza della squadra con un comunicato del presidente Steven Zhang, figlio del proprietario e fondatore del gruppo.

Un’altra smentita proveniente da Suning ha riguardato invece le indiscrezioni secondo le quali le quote dell’Inter, insieme a tutte le altre detenute dalla società Suning Holdings Group, sarebbero state date in pegno alla Taobao, società controllata da Alibaba di Jack Ma, in cambio di una contropartita non precisata. Suning ha definito il pegno azionario come «una normale cooperazione d’affari senza impatti su strategie e operazioni del gruppo».

– Leggi anche: Dov’è finito Jack Ma?

Il delicato momento finanziario di Suning sta già avendo effetti sul club, anche se ritenuti sotto controllo. Dallo scorso agosto la dirigenza sta operando nel mercato senza budget e gli stipendi di luglio e agosto verranno saldati entro il 16 febbraio (come molte altre squadre di Serie A). La prima rata di 10 milioni per l’acquisto del terzino marocchino Achraf Hakimi, che l’Inter doveva versare entro dicembre, è stata rinviata a fine marzo grazie a un accordo stretto con il Real Madrid. Nei prossimi mesi la società dovrà inoltre rifinanziare due bond da 375 milioni di euro e predisporre di conseguenza un aumento di capitale. Dietro queste incombenze ci sarebbe quindi la necessità di avere liquidità il prima possibile, da ottenere appunto tramite la cessione di quote (attualmente divise tra il 68,55 per cento di Suning e il 31,05 del fondo LionRock: complessivamente valutate tra i 700 e gli 800 milioni di euro).

Nel frattempo la squadra è stata rassicurata dalla dirigenza e non sembra risentire dei movimenti societari, come si è potuto vedere nella convincente vittoria contro la Juventus nel “derby d’Italia”. Un disimpegno totale da parte di Suning risulta inoltre improbabile anche alla luce dei nuovi progetti in corso: a marzo o nei mesi successivi dovrebbe infatti essere presentato un ampio restyling dell’immagine del club che porterà sia a una nuova denominazione commerciale (si parla di un’abbreviazione in “Inter Milano”) sia, di conseguenza, a un nuovo stemma.