Donne a Kabul, in Afghanistan, il 28 aprile 2020 (AP Photo/Rahmat Gul, La Presse)
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  • venerdì 15 Gennaio 2021

Il capo dei talebani afghani ha vietato la poligamia ai suoi comandanti

Non per motivi religiosi, ma per evitare accuse di corruzione rivolte ai talebani che per sposarsi raccolgono denaro in modo discutibile

Donne a Kabul, in Afghanistan, il 28 aprile 2020 (AP Photo/Rahmat Gul, La Presse)

Hibatullah Akhundzada, capo dei talebani afghani, ha ordinato ai membri più importanti del gruppo, che oggi controlla gran parte dell’Afghanistan, di rinunciare alla poligamia. L’ordine non ha nulla a che fare con l’interpretazione dei dettami religiosi riguardo all’avere più di una moglie: il problema sono le accuse di corruzione ricevute da molti leader talebani. In molte parti dell’Afghanistan, infatti, gli uomini devono pagare una dote alle famiglie delle future spose, e per permettersi la dote per la seconda, terza e quarta moglie alcuni capi talebani sperperavano i fondi del gruppo, creando malcontento tra i membri meno abbienti.

La poligamia – o per meglio dire la poliginia, dato che le donne non possono avere più di un marito – è legale in molti paesi dell’Asia e dell’Africa in cui la popolazione è in maggioranza o in larga misura di religione musulmana. Un passaggio del Corano dice che un uomo può avere due, tre o quattro mogli; e anche se moltissimi musulmani hanno un’unica moglie, la poligamia è considerata normale in paesi come l’Afghanistan, il Pakistan e l’Arabia Saudita, ad esempio.

Il problema dei talebani afghani, spiega un articolo di BBC, è che il modo con cui alcuni di loro hanno raccolto il denaro per potersi sposare con più donne (e poi mantenere loro e i figli nati dai matrimoni) ha dato ai loro oppositori locali un pretesto per criticarli. Nel decreto con cui ha ordinato di evitare nuovi matrimoni multipli, il mullah Hibatullah ha spiegato che la decisione serve a evitare «critiche da parte dei nemici». Secondo alcune storie raccolte da BBC, alcuni talebani hanno speso l’equivalente di somme comprese tra i 20mila e gli 80mila euro per sposarsi, usando risorse del gruppo oppure raccogliendo denaro con mezzi discutibili.

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L’ordine del mullah Hibatullah comunque non è retroattivo – non scioglie i matrimoni multipli precedentemente stretti dai leader talebani – e non vieta del tutto la poligamia. Continueranno a essere ammessi i secondi, terzi o quarti matrimoni per gli uomini che non hanno avuto figli (o che hanno avuto solo figlie femmine) con le unioni precedenti, che sono intenzionati a sposare una vedova (cioè una donna in difficoltà, in una società come quella dell’Afghanistan) o che hanno beni di famiglia per cui si possono permettere più mogli e nuovi matrimoni. Anche nel caso di queste eccezioni, comunque, i talebani dovranno chiedere ai loro superiori di approvare i nuovi matrimoni.

La maggior parte dei leader talebani è poligama. Quando BBC ha chiesto alle sue fonti all’interno del gruppo quali avessero più di una moglie, le è stato risposto: «Quali non ne hanno, piuttosto». Lo stesso Hibatullah Akhundzada ha due mogli. Il mullah Omar, storico capo del talebani morto nel 2013, ne aveva tre.

La decisione di Akhundzada sulla poligamia è arrivata in un momento molto delicato sia per i talebani che per l’intero Afghanistan, dato che il gruppo è impegnato in trattative di pace con il governo afghano e ha negoziato il ritiro delle truppe statunitensi.

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