(Studio AKA)

I migliori titoli di testa del 2020

Scelti dal sito che più se ne intende tra quelli di cinema, tv ed eventi

(Studio AKA)

Come fa ormai da sette anni, anche quest’anno il sito Art of the Title – tutto dedicato a segnalare e commentare i titoli di testa o di coda di cinema, tv, videogiochi, festival ed eventi – ha scelto i dieci migliori titoli di testa dell’anno. I titoli di testa della classifica sono stati scelti da un “gruppo di esperti” formato da un motion graphic designer, una direttrice creativa, un direttore del design, un regista e artista grafico e una graphic designer, che si sono aggiunti al fondatore e alla direttrice di Art of the Title.

Un anno fa al primo posto c’erano i titoli di testa del film Parigi è nostra, due anni fa quelli della serie Babylon Berlin. Quest’anno al primo posto non c’è un titolo che contenga al suo interno una importante capitale europea. Anzi, a vincere sono stati i titoli di una serie di fantascienza ambientata lontano dalla Terra.

10. Between the World and Me
È un film per la tv (definizione che forse andrebbe rivista, visto che, almeno quest’anno, quasi ogni film è stato un film per la tv) mostrato su HBO e legato al libro omonimo di Ta-Nehisi Coates, che è una lunga lettera che Coates scrive a suo figlio sui simboli, le tradizioni e la storia dei neri negli Stati Uniti. Art of the Title ha scritto che i titoli di testa di Between the World and Me prendono spunto dalle copertine di alcuni libri di Coates ma anche da alcune illustrazioni dell’artista Molly Crabapple e ne ha parlato come di una «esuberante marcia nello spazio e nel tempo, che pulsa di dolore e di orgoglio». La canzone è “Soundtrack to Confusion”, di Black Thought.

9. L’uomo invisibile
Per questo cupo thriller/horror con Elisabeth Moss, vagamente ispirato a una storia di fine Ottocento scritta da H.G. Wells, sono stati scelti titoli di testa semplici ma di certo efficaci nell’introdurre il tema dell’invisibilità, nei quali «quello che si fa notare è quello che manca». Tra l’altro, come si capisce vedendo il film, sono titoli che introducono chiaramente la prima scena ma anche qualcosa che succederà molto più avanti. Si possono vedere qui.

8. My Psychedelic Love Story
Il documentario parla della storia d’amore tra Joanna Harcourt-Smith and Timothy Leary, psicologo e promotore della liberalizzazione dell’LSD. I titoli, che alternano immagini semplici e ricordi di Harcourt-Smith con colori forti e tanti e vari effetti visivi, si possono vedere qui.

7. In difesa di Jacob
La miniserie – tratta da un omonimo romanzo di William Landay e disponibile da aprile su Apple TV+ – parla di un avvocato che si trova a dover difendere il figlio adolescente accusato di omicidio. «Così come la serie» ha scritto Art of the Title «anche i titoli di testa si muovono lentamente e con mestizia per srotolare una storia piena di grandi e acuti colpi di scena». Si fanno di certo notare anche le tante ed eleganti transizioni: per esempio quella che trasforma una serie di strade nelle nervature di una foglia, che poi cade lasciando sullo sfondo dei rami che diventano un’impronta digitale.

6. Little America
Un altro contenuto di Apple TV+. In questo caso una serie antologica che racconta diverse storie di immigrazione negli Stati Uniti. Visto che ogni episodio inizia mostrando vecchie scene di qualche piccola città statunitense, anche i titoli sono mostrati secondo un simile principio, integrando ogni nome nello scenario. Tra l’altro sia i titoli che la canzone che li accompagna (spesso una cover non in inglese di qualche famosa hit) cambiano da un episodio all’altro. I titoli di testa del sesto episodio, per esempio, hanno in sottofondo “Bang Bang (My Baby Shot Me Down)” cantata in mandarino dall’attrice di Hong Kong Betty Chung. I titoli interi, tutti quanti, sono qui.

5. The Good Lord Bird
Una miniserie sull’abolizionista statunitense John Brown, scelta dal New York Times tra le migliori dell’anno. I titoli «in stile xilografico» sono essenziali ed espressivi, accompagnati dalla vivacissima ““Come on Children, Let’s Sing” della cantante e attivista Mahalia Jackson: «I sing God’s music because it makes me feel free».

4. Feels Good Man
La cosa potrebbe esservi sfuggita, ma in questo 2020 è uscito anche un documentario su Pepe the Frog, un personaggio diventato protagonista (senza che il suo creatore avesse un ruolo in tutto questo) di una serie di meme di estrema destra usati in alcuni brutti posti di internet. I titoli di testa sono stati scelti da Art of the Title per come «mettono subito in moto il racconto, impostando un linguaggio visuale che immerge il documentario in una vivace e bizzarra realtà» e per come riescono a essere «una incredibilmente accessibile, invitante e gioiosa introduzione a un fenomeno grande e potente». I titoli di testa di Feels Good Man si possono vedere qui.

3. Playgrounds Festival 2020
Il Playgrounds è un insieme di eventi che fino al 2019 si erano svolti a Eindhoven, Berlino e Amsterdam e che quest’anno sono stati tutti online. Art of the Title fa notare che uno dei trend degli ultimi mesi – questa cosa difficilmente vi sarà sfuggita – è l’uso creativo dell’ormai nota piattaforma Zoom. I titoli di testa dell’edizione di quest’anno del Playgrounds Festival hanno messo in pratica la massima che uno degli esperti di Art of the Title ha sintetizzato così: «se ci sono limitazioni, sfruttale a tuo vantaggio». I titoli, infatti, sono stati realizzati a distanza, e usando la tecnica dello stop-motion, da 22 persone che lavorano per The Panics, la società di produzione olandese a cui erano stati commissionati. Per farli sono serviti 962 fogli, usati in vario modo dai 22 “protagonisti” per creare trame e immagini che, nel complesso, e grazie all’uso del montaggio, creano particolari effetti visivi.

2. Lovecraft Country
I titoli di testa di questa serie tv horror, ambientata negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, sono diversi per ogni episodio e ogni volta durano giusto pochi secondi: sufficienti, secondo Art of the Title, a introdurre a dovere le storie da cui sono seguiti. Ogni titolo di testa è un’illustrazione dell’artista australiano Ken Taylor che rappresenta «una forza del male nascosta sotto il sottile velo della civilizzazione» e si possono vedere tutti qui (quelli del decimo, “Full Circle”, sono una sorta sintesi di tutti i precedenti).

1. Raised by Wolves
La serie, non ancora arrivata in Italia, è ambientata nel Ventiduesimo secolo e ha per protagonisti due androidi a cui è stato assegnato il compito di lasciare la Terra per raggiungere un nuovo pianeta su cui far crescere dei bambini umani (ma le cose, già di per sé non semplici, diventano ben presto più complicate di così). I titoli di testa – tra le altre cose fatti usando il rotoscope (una tecnica mista tra disegno e ripresa) – sono «pieni di dolore, desiderio e morte» e allo stesso tempo capaci di mostrare rapidamente quello che è successo prima dei fatti raccontati dalla serie.