Piazza del Popolo a Roma nel 1960 (Wikimedia Commons)
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  • mercoledì 30 Dicembre 2020

Una volta qui era tutto automobili

Poi il 30 dicembre del 1980 l’area del Colosseo divenne isola pedonale, la prima d’Italia secondo l’ACI, ed è iniziata un’altra storia

Piazza del Popolo a Roma nel 1960 (Wikimedia Commons)

Fino al 30 dicembre 1980 il Colosseo, probabilmente il più famoso monumento del mondo, era il centro di una gigantesca rotonda, con tanto di attraversamenti pedonali e strada ben asfaltata. Le auto potevano circolare e parcheggiare a pochissima distanza dalle arcate di travertino, mentre gli autobus trasportavano tranquillamente i turisti fino all’entrata, e sostavano emettendo gas di scarico che nel tempo avrebbero annerito buona parte della superficie del monumento, prima che venisse restaurato.

Poi la giunta di Roma guidata da Luigi Petroselli, del Partito Comunista, decise di chiudere il traffico intorno al Colosseo e smantellare la strada che divideva i Fori Imperiali dal Campidoglio, la vecchia via della Consolazione. Era il 1980 e l’anno dopo divenne pedonale anche piazza di Spagna. A partire da quella decisione, di cui si parlò molto sui giornali romani, cominciarono a vedersi nuove isole pedonali anche in altre città italiane, dove le auto circolavano indisturbate quasi ovunque.

Nonostante si parli di quella del Colosseo come della prima isola pedonale d’Italia (l’ACI, Automobile Club d’Italia, la definiva così già nel 2010), in realtà alcune città italiane si erano mosse in quel senso già molti anni prima. Bologna, per esempio, aveva creato già un’area pedonale intorno a piazza Maggiore nel 1968, che da quel momento rimase chiusa al traffico. Lo stesso aveva fatto Siena, chiudendo piazza del Campo già nel 1962 e poi allargando l’area interdetta al traffico nel 1965: la decisione causò proteste piuttosto animate in città, con i negozianti che chiusero le loro attività e gli autisti che suonarono i clacson per ore.

In altre città, invece, si cominciò a chiudere le zone centrali con un certo ritardo: piazza del Plebiscito a Napoli rimase un enorme parcheggio fino al 1993. Ancora nei primi anni Ottanta il centro di Milano era sostanzialmente privo di una vera isola pedonale, mentre a Torino le piazze San Carlo e Castello erano sostanzialmente grossi parcheggi e aree di transito per automobili: un progetto del Politecnico di Torino mostra come è cambiata la città confrontando le foto degli anni Sessanta e Settanta con quelle di oggi.

Il problema dell’Italia con le auto era – e in parte è ancora – legato all’improvviso sviluppo industriale ed economico che il paese ebbe tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Nel giro di qualche anno l’Italia si ritrovò a essere una grande economia meccanizzata, mentre fino a poco prima era stato un paese prevalentemente rurale e povero: da una parte il benessere diffuso e dall’altra lo sviluppo industriale resero disponibili a quasi tutti gli italiani un bene che prima era considerato di lusso, l’automobile.

In quegli anni le istanze ambientaliste non erano ancora nate, mentre era radicato il convincimento che lo sviluppo sarebbe stato inarrestabile e senza effetti collaterali. Le case automobilistiche – soprattutto la Fiat – spingevano affinché venisse incentivato il trasporto privato e venissero finanziate la costruzione di strade e autostrade. Solo quando i problemi di traffico e qualità dell’aria nelle grandi città divennero evidenti si cominciò a cercare una soluzione.

Già verso la fine degli anni Settanta a Milano furono chiuse al traffico le vie che costeggiano il Duomo, ma la grande isola pedonale che comprende corso Vittorio Emanuele II e piazza dei Mercanti sarebbe stata istituita solo nel 1987. A Roma, invece, le amministrazioni comuniste si mossero a causa dell’impatto che il traffico stava avendo sulle parti più antiche della città: «O i monumenti o le automobili», disse l’allora sindaco Giulio Carlo Argan nel 1978.

 

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In realtà l’isola pedonale del Colosseo è stata definita «incompiuta» da Legambiente, nel 2010, e in effetti per avere una vera zona pedonale comprensiva di tutta via dei Fori Imperiali sarebbero dovuti passare altri sei anni. Nonostante siano passati molti anni dalle prima isole pedonali d’Italia, le aree riservate ai pedoni non stanno aumentando molto di recente, soprattutto nelle grandi città. «Nelle metropoli italiane il processo si è ormai fermato, e non perché sia rimasto poco da pedonalizzare», ha spiegato Mirko Laurenti di Legambiente a Repubblica. «L’unica eccezione è Milano». Viceversa, nelle città piccole le aree pedonali e le piste ciclabili aumentano costantemente.

Nell’ultimo rapporto “Ecosistema urbano”  di Legambiente, Milano si trova al 22esimo posto nella classifica relativa alle isole pedonali, Roma al 79esimo. Entrambe hanno meno di un metro quadrato di isole pedonali per abitante, e nessuna ha più di due metri quadrati di isole pedonali per abitante, a parte Lucca (6,7 metri quadrati) e Venezia (5,1). Tutto questo va però messo in relazione con l’alto numero di auto in circolazione oggi, che occupano quindi molta più superficie rispetto al passato: nel 1969 c’erano 17 automobili ogni 100 abitanti, nel 2019 erano 65.

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