LaMelo Ball, LiAngelo Ball e il padre LaVar Ball in conferenza stampa a Vaizgaikiemis, in Lituania, nel 2018 (AP Photo/Mindaugas Kulbis)
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  • venerdì 4 Dicembre 2020

La storia dei tre fratelli Ball, tutti in NBA

Le carriere nel basket di Lonzo, LaMelo e LiAngelo sono state progettate dal padre, LaVar Ball, in modo ossessivo ma in fin dei conti efficace

LaMelo Ball, LiAngelo Ball e il padre LaVar Ball in conferenza stampa a Vaizgaikiemis, in Lituania, nel 2018 (AP Photo/Mindaugas Kulbis)

Con il contratto annuale offerto dai Detroit Pistons a LiAngelo Ball, tutti e tre i fratelli Ball sono stati ingaggiati da squadre della NBA. Si aggiungono così agli altri due trii di fratelli nel campionato: gli Holiday, con Justin, Jrue e Aaron che un anno fa si ritrovarono tutti in campo nella stessa partita per la prima volta nella storia del campionato, e quello degli Antetokounmpo, con Giannis, Kostas e Thanasis. A differenza di questi, però, i Ball sono stati preceduti da una lunga onda mediatica creata in special modo dal padre, LaVar, un personaggio istrionico e a dir poco particolare che già alcuni anni fa aveva previsto che prima o poi i suoi tre figli si sarebbero ritrovati nel miglior campionato di basket al mondo.

Il maggiore dei tre fratelli Ball, Lonzo, nato nel 1997, è stata la seconda scelta nel draft del 2017 e dopo aver passato due stagioni con i Los Angeles Lakers ora gioca a New Orleans con i Pelicans, una delle squadre più promettenti del campionato. LiAngelo ha un anno in meno di Lonzo, mentre LaMelo, il più piccolo, nato nel 2001, è stato selezionato come terza scelta al draft di quest’anno dai Charlotte Hornets, la squadra di Michael Jordan.

La loro storia è così raccontata — più di quello che meriterebbe, anche secondo il parere del primogenito — perché è stata architettata dal padre, ex giocatore di football professionista, sposato dal 1997 con Tina Slatinsky, ex cestista. Per avviare i figli a una carriera nel basket professionistico, LaVar Ball iniziò ad allenarli tutti insieme da bambini, in modo ossessivo e secondo la sua personale visione del basket: partì costruendo un campetto nel giardino della loro casa in California e finì col sottoporli per anni a lunghi ed estenuanti allenamenti. In una recente intervista a ESPN è stato chiesto a LaMelo quale sarebbe stata la reazione del padre se uno di loro gli avesse detto di non voler diventare un giocatore di basket. La risposta è stata: «Ci avrebbe guardato negli occhi e si sarebbe messo a ridere dicendoci: “Non dite stronzate, di cosa state parlando?”». Per LaVar il futuro dei figli era stato deciso già prima che nascessero.

Cresciuti abbastanza per reggere i ritmi dell’agonismo, Lonzo, LiAngelo e LaMelo cominciarono a giocare prima con la squadra amatoriale del padre, e poi con quella liceale di Chino Hills, in California. A Chino Hills ne venne fuori una squadra nel suo piccolo rivoluzionaria, il cui stile di gioco votato all’intensità di movimenti e passaggi e ai tiri dalla lunga distanza — stile che ricalcava grossomodo quello visto in NBA con i Golden State Warriors, la squadra più vincente in quel periodo — portò a una stagione mai vista da 35 vittorie e zero sconfitte tra il 2015 e il 2016, molte delle quali ottenute contro licei più rinomati.

Da Chino Hills iniziò la carriera di Lonzo, che ha descritto il padre come la “persona più rumorosa nei palazzetti” in una lettera scritta per il sito The Players’ Tribune. Da lì passò alla squadra universitaria della UCLA per una stagione — dove continuò a sorprendere soprattutto per visione di gioco e qualità dei passaggi — al termine della quale si guadagnò l’ingresso in NBA da seconda scelta assoluta del draft. LiAngelo seguì le orme del fratello maggiore alla UCLA l’anno successivo, ma non riuscì a portare a termine la stagione: venne infatti arrestato durante una tournée in Cina per aver rubato degli occhiali in un negozio Louis Vuitton a Hangzhou.

Dopo la vicenda, il padre ebbe un’altra delle sue idee: prese LiAngelo e LaMelo e li portò in Lituania per farsi le ossa con una piccola squadra locale, il Krepšinio klubas Prienai. In Lituania si mise d’accordo per creare un torneo a sé stante adatto alla crescita dei figli: non troppo competitivo — in un paese dove il basket è sport nazionale — ma nemmeno troppo “morbido”. L’operazione fu possibile grazie ai vantaggi che LaVar offrì al Prienai, squadra che non ebbe mai così tanta visibilità come in quel periodo. Al torneo diede il nome di Big Baller Brand Challenge Games, che riprese il nome del brand di famiglia (Big Baller Brand). In Lituania proseguì anche il reality show sulla famiglia trasmesso in diretta su Facebook. Il progetto, tuttavia, durò appena qualche mese e i due fratelli giocarono poco senza lasciare il segno, salvo alcune prestazioni di una certa consistenza: alle prime incomprensioni con l’allenatore, la famiglia stracciò i contratti e tornò in California.

Tornato negli Stati Uniti, LaVar continuò nel suo personalissimo progetto dedicato ai figli creando una lega alternativa al campionato universitario NCAA, la Junior Basketball Association, dove finirono a giocare LaMelo e LiAngelo. Nel 2019 però le loro carriere si divisero: LaMelo — ritenuto da molti il più promettente dei tre — ritentò un esperimento simile a quello lituano, ma questa volta andando a giocare nel campionato australiano con gli Illawarra Hawks, dove tra il 2019 e il 2020 è stato eletto miglior esordiente della stagione, e dove si è guadagnato l’ingresso in NBA tramite l’ultimo draft. LiAngelo è rimasto invece negli Stati Uniti. La scorsa primavera ha firmato un contratto con gli Oklahoma City Blue, squadra satellite degli Oklahoma City Thunder, senza però riuscirci a giocare a causa della pandemia. A inizio dicembre è infine arrivata la chiamata dei Detroit Pistons, che probabilmente lo aggregheranno a una loro squadra satellite.