(Matt Winkelmeyer/Getty Images)

Come fa uscire le emozioni Julianne Moore

«Le fa quasi vedere sulla pelle» ed è «senza pari nei suoi ritratti di donne problematiche» hanno scritto di lei, che oggi ha 60 anni

(Matt Winkelmeyer/Getty Images)

Di recente, dopo averla inserita all’undicesimo posto nella lista dei migliori attori e delle migliori attrici di questo secolo, Manohla Dargis ha scritto sul New York Times che la principale qualità di Julianne Moore è «far uscire magnificamente gli stati interiori dei suoi personaggi, così che tu possa quasi vederne le emozioni sulla pelle». La cosa è evidente in Still Alice, film del 2014 in cui Moore è una linguista a cui viene diagnosticato l’Alzheimer. Quel ruolo, grazie al quale vinse l’Oscar per la miglior attrice (alla sua quinta nomination), è probabilmente il migliore fin qui di Moore, che oggi compie 60 anni. Ma l’attrice – di cui Dargis ha scritto anche che sa «innalzare certi suoi ruoli al di là degli stereotipi», ha fatto molto altro: Boogie Nights, The Hours, Maps to the Stars, America oggi, Il grande Lebowski, Magnolia, Lontano dal paradiso, un film apparentemente fuori dalle sue corde come Il mondo perduto – Jurassic Park e una commedia come Crazy, Stupid, Love.

Julianne Moore è nata il 3 dicembre 1960 in North Carolina, nella base militare di Fort Bragg. Il padre, infatti, era nell’esercito come giudice militare, e per tutta la sua infanzia e adolescenza Moore e la madre (arrivata una decina di anni prima dalla Scozia) seguirono il padre nei suoi tanti spostamenti lavorativi, tra le altre cose passando anche un po’ di mesi in Alaska e un po’ di tempo nella Germania Ovest. Dopo tutto quel girovagare, Moore studiò arti drammatiche all’università di Boston e nel 1983, dopo la laurea, decise di fare l’attrice e di incominciare dal teatro.

Fino a prima di quella decisione, però, non si chiamava Julianne Moore. Il suo nome di battesimo è Julie Anne Smith; solo che quando decise di registrarsi all’Actors Equity, il sindacato degli attori di teatro, scoprì che tra gli iscritti già c’era una Julie Anne Smith, e anche una Julie Smith, e anche una Anne Smith. Insomma, «erano già tutti presi», come raccontò lei. «E allora misi insieme Julie e Anne, tra l’altro il nome di mia madre, e poi scelsi Moore, il secondo nome di mio padre. Così potevo usare un nome di entrambi i miei genitori e non scontentare nessuno. Ma è pur sempre orribile dover cambiare il tuo nome: ero stata Julie Smith per tutta la mia vita».

All’inizio per Moore ci fu il teatro (a New York), e poi arrivò la televisione (comprese un paio di soap opera, per esempio Così gira il mondo, andata in onda per più di mezzo secolo), poi i film per la televisione e poi il cinema: nel 1990, con l’horror I delitti del gatto nero a cui seguirono i più ricordati Body of Evidence (con Madonna), Il fuggitivo (con Harrison Ford), America oggi (di Robert Altman) e Vanya sulla 42esima strada (su un gruppo di attori che prova a mettere in scena a New York Zio Vanja di Čechov).

Nel 1995 Moore recitò in Safe per Todd Haynes, il suo primo ruolo da vera protagonista e il primo di una serie di film di lui e con lei. Gli altri sono Lontano dal paradiso, Io non sono qui e La stanza delle meraviglie.

Negli anni Novanta Moore ebbe anche modo di variare un po’ il suo ventaglio di ruoli: in Nine Months – Imprevisti d’amore fece la fidanzata di Hugh Grant, in Assassins si districò tra Sylvester Stallone e Antonio Banderas, fu la pittrice femminista Maude Lebowski in quel film che gira tutto attorno a un tappeto e a uno scambio di nomi, e per Steven Spielberg fu la paleontologa Sarah Harding nel primo sequel di Jurassic Park: lui la scelse senza nemmeno farle fare il provino, lei disse che sul set «si divertì incredibilmente».

Nel 1998 Moore fu nominata per la prima volta all’Oscar come miglior non protagonista in Boogie Nights, nel 2000 fu nominata come miglior protagonista in Fine di una storia, nel 2003 come miglior protagonista in Lontano dal paradiso e miglior non protagonista in The Hours (senza vincere in nessuna delle due categorie).

Intanto aveva recitato anche in Magnolia di Paul Thomas Anderson (un altro regista per cui ha recitato in più di un film) ed era stata Clarice Sterling in Hannibal. 

In anni un po’ più recenti Moore è stata la madre che cerca di sedurre il figlio dopo averne scoperto l’omosessualità in Savage Grace, la protagonista del film del 2008 tratto da Cecità di José Saramago, la co-protagonista, insieme con Colin Firth, di A Single Man, la presidente dello stato di Panem nel mondo distopico di Hunger Games, il capo di un’organizzazione di narcotrafficanti in Kingsman – Il cerchio d’oro e la moglie di (e la gemella della moglie di) Matt Damon in Suburbicon e la Gloria di Gloria Bell, di cui Dargis ha scritto: «è una storia che avrebbe potuto essere vuota e non portare a niente, e che invece crea un paesaggio di emozioni in cui Moore non piange e non ride, ma fa vedere che aspetto ha l’amore visto da dentro».

E poi, nel 2014, Still Alice.

E, finalmente, l’Oscar, con standing ovation.

Più in generale, molto critici concordano con Dargis sul fatto che Moore abbia fin qui dato il suo meglio in ruoli drammatici, in particolare interpretando «donne ordinarie che provano a tenere dentro grandi emozioni», oppure «persone che mettono in discussione la loro identità» e per le quali c’è spesso un momento di drastica rottura. Vedere quei momenti, scrisse qualche anno fa Simon Hattenstone sul Guardian, «è uno spettacolo, e non c’è nessuno che faccia uscire l’anima così come Moore». Ben Brantley, sul New York Times, ne apprezzò invece la capacità di «rivelare con delicatezza i conflitti interiori dei suoi personaggi» e scrisse che era «senza pari nei suoi ritratti di donne problematiche».

Il suo film più recente è The Glorias, in cui interpreta la scrittrice, attivista e femminista Gloria Steinem, e prossimamente sarà Lisey Landon nella serie di Apple TV+ diretta da Pablo Larraín, prodotta da J.J. Abrams e tratta dal romanzo di Stephen King La storia di Lisey.

Moore è sposata dal 2003 con il regista Bart Freundlich, che conobbe sul set di I segreti del cuore, del 1996, con il quale ha avuto due figli e che di recente l’ha diretta in Dopo il matrimonio.

Oltre a recitare, Moore – Democratica e spesso attiva in questioni legate al femminismo – è anche una scrittrice di libri per bambini: il primo parla di una bambina alla quale non piacciono le sue lentiggini, ma che poi le accetta e apprezza. Il libro si intitola Freckleface Strawberry (“fragola lentigginosa”, più o meno) ed è un soprannome che le fu dato da bambina da alcuni suoi coetanei.

Su YouTube, tra i tanti video extra-cinematografici con protagonista Moore ce n’è uno in cui lei racconta la storia di Donald Trump, uno più vecchio in cui disse che Berlusconi era «arcaico e idiota» per certi suoi commenti sui gay e uno in cui recita “a sorpresa” davanti ai passanti, per le strade di New York.

Oppure questo video in cui, insieme a Matt Damon, rispose ad alcune domande che la gente faceva a Google su di lei: si scopre il colore dei suoi capelli, il suo piatto preferito, che è ambidestra e che il suo vero nome non è Julianne, ma questo già lo sapete.