(Paramount Pictures)
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  • giovedì 26 Novembre 2020

I migliori attori degli ultimi 20 anni, secondo il New York Times

C'è Toni Servillo, come potreste aver letto, e non ci sono – giusto per dirne due – Leonardo DiCaprio e Meryl Streep

(Paramount Pictures)

Manohla Dargis ed A.O. Scott, i due più importanti critici di cinema del New York Times, hanno fatto una classifica dei 25 migliori attori e attrici del Ventunesimo secolo. Hanno scritto di averlo fatto senza nessuna particolare formula o metodo e che la loro classifica è «sia necessariamente soggettiva che possibilmente scandalosa nelle sue omissioni». Come ha precisato Dargis su Twitter, della lista fanno parte solo attori ancora vivi e per farla lei e Scott si sono concentrati sulle interpretazioni degli ultimi vent’anni, senza considerare quello che eventualmente c’era stato prima. Ben messo in classifica c’è Toni Servillo, unico italiano ma non unico non-statunitense presente, e tra gli assenti più illustri ci sono, giusto per citarne alcuni, Tom Hanks, Cate Blanchett, Frances McDormand, Christian Bale, Leonardo DiCaprio e Meryl Streep.

Dal 25° all’11°
Prima di arrivare ai primi 10, dedicando a ognuno di loro un video e qualche parola, una veloce carrellata di quelli appena dietro. Al 25° posto della classifica del New York Times c’è il messicano Gael García Bernal, e davanti a lui la brasiliana Sonia Braga e lo statunitense Mahershala Ali (vincitore, nel 2017 e nel 2019, dell’Oscar come migliore attore non protagonista). Ancora più avanti ci sono Melissa McCarthy (una delle scelte più criticate nei commenti, a proposito della quale Dargis ha scritto: «McCarthy ha dimostrato più e più volte la sua varietà e facendoci ridere ha sgretolato vecchie idee su chi può diventare una star del cinema»), Catherine Deneuve e Rob Morgan («se avete visto Mudbound, Monsters and Men, The Last Black Man in San Francisco e Il diritto di opporsi, tutti usciti tra il 2017 e il 2019, sapete chi è Rob Morgan, anche se magari non conoscete il suo nome», ha scritto Scott).

In 19ª posizione il New York Times ha messo Wes Studi, attore statunitense di etnia cherokee, e davanti a lui Willem Dafoe, Alfre Woodard («anche in piccole parti in film minori o serie tv, è un’indimenticabile presenza, regale e reale», ha scritto di lei Scott), la sudcoreana Kim Min-hee, lo statunitense Michael B. Jordan e Oscar Isaac. Al tredicesimo, al dodicesimo e all’undicesimo posto ci sono Tilda Swinton, Joaquin Phoenix e l’attrice Julianne Moore.

10. Saoirse Ronan
Ronan (il cui nome irlandese significa “libertà” e si pronuncia così) è nata nel 1994 ed è la più giovane in classifica. «È cresciuta davanti ai nostri occhi per metà della sua vita» ha scritto Scott «ed è diventata più saggia, più triste, più libera e più se stessa in ogni nuovo ruolo». Tra i suoi ruoli migliori Scott ha citato quelli in Espiazione, Amabili resti, Hanna, Brooklyn, Lady Bird e Piccole donne e ha scritto che Ronan «abita ogni donna o ragazza sempre controllando al massimo il suo talento recitativo». In particolare, Scott ha apprezzato il modo in cui Ronan sa «catturare le emozioni e il linguaggio del corpo di una regina scozzese del Sedicesimo secolo così come quello di un’adolescente californiana del Ventunesimo, facendoci capire come pensano quelle persone, cosa succede nelle loro teste».

Il suo prossimo ruolo sarà in The French Dispatch di Wes Anderson, la cui uscita è stata rimandata a causa della pandemia.

9. Viola Davis
Per la presentazione di quest’attrice di 55 anni, vincitrice nel 2017 dell’Oscar come miglior attore, il New York Times ha chiesto a Denzel Washington, che ha lavorato più volte con lei e che l’ha diretta nel film Barriere, di parlare di lei. Washington ha scritto di averla apprezzata subito fin dal primo provino che lei fece per Antwone Fisher, il primo film che lui fece da regista, e che è un talento «unico nella sua generazione» e che «può fare qualsiasi cosa si metta in testa di fare». Negli ultimi anni, Davis si è fatta notare in Innocenti bugie, Prisoners e Widows – Eredità criminale.

Il suo prossimo film – Ma Rainey’s Black Bottom, in cui interpreta la cantante blues Ma Rainey – arriverà su Netflix a dicembre.

8. Zhao Tao
L’attrice cinese di 44 anni e nota soprattutto per la sua collaborazione con il regista Jia Zhangke, che è anche suo marito. «La loro alleanza cinematografica è così olistica e familiare» ha scritto Dargis «che riesce difficile immaginare cosa sarebbero i film di lui se non ci fosse lei. È spesso definita la sua musa, ma la definizione nemmeno si avvicina alla ricchezza del contributo che le offre, alla poesia, al simbolismo e alla granularità emotiva che lei offre». Dargis spiega anche che Zhao, che prima di recitare era stata insegnante di danza, «si muove con equilibro e fluidità» (una cosa non da poco per i film di Jia, i cui personaggi camminano tanto e spesso).

In genere, Dargis e Scott si sono divisi le presentazioni di attori e attrici. Nel caso di Zhao, invece, hanno scritto entrambi, e Scott ha scritto: «La trasformazione in corso in Cina – nella moda, nella musica, nell’economia, nell’architettura e nella topografia – è il soggetto di ogni film di Jia, e Zhao è l’avatar e il banco di prova: è ogni donna, nel senso che rappresenta molte donne diverse, a volte nel corso dello stesso film». Tra i film citati dal New York Times ci sono The World – Shijie, Still Life, e 24 City. Il suo film più recente è I figli del fiume giallo, del 2018.

7. Toni Servillo
Qui in Italia, è già un po’ di tempo che se ne parla come del “più grande attore italiano vivente”, per quel che ha fatto a teatro e al cinema, con Paolo Sorrentino ma non solo con lui, e perché non è da tutti riuscire a farsi apprezzare facendo prima Giulio Andreotti e poi Silvio Berlusconi. Scott scrive che agli spettatori statunitensi è probabilmente noto per La grande bellezza e a proposito della sua collaborazione con Sorrentino ha scritto che «i due hanno sviluppato una simbiosi che ricorda quelle tra Martin Scorsese e Robert De Niro, tra Vittorio De Sica e Sophia Loren, tra John Ford e John Wayne» ma aggiunge anche che «queste analogie non sono sufficienti e scrive: «Immaginate lo stesso attore che interpreta Richard Nixon e poi Barack Obama, oppure Winston Churchill e Margaret Thatcher».

Nel suo prossimo film – Qui rido io, di Mario Martone – Servillo sarà il commediografo e attore Eduardo Scarpetta.

– Leggi anche: La storia e i film di Toni Servillo

6. Song Kang Ho
Per molti Song Kang Ho – attore sudcoreano di 53 anni – è il signor Kim di Parasite. E proprio a Bong Joon-ho (regista di quello e di altri tre suoi film) il New York Times ha chiesto di parlare di Song. «Lo vidi per la prima volta in Green Fish [un film del 1997], dove interpretava un piccolo gangster rurale, e la sua recitazione era così fortemente realistica che girò voce fosse davvero un criminale. Poi scoprii che era un attore, che faceva teatro da molto tempo». Bong ha spiegato che volle subito conoscerlo – «anche se ero solo un aiuto regista, e fu una conversazione più che un provino» – e che poi lo chiamò per il suo secondo film da regista: Memories of Murder, del 2003. «Era nato per quel ruolo e io l’avevo scritto per lui», ha spiegato Bong, che ha aggiunto che con Song «si ha sempre la sensazione che ci sia un nuovo livello da scoprire» e che lui è «un’inesauribile miniera di diamanti». Secondo Bong, Song «parte dall’ordinario e lo eleva a qualcosa di unico e inimitabile». Altri suoi film, oltre a Parasite, sono: Mr. Vendetta, The Host, Snowpiercer, L’impero delle ombre e A Taxi Driver.

– Leggi anche: Capire il successo di Parasite

5. Nicole Kidman
«Kidman» ha scritto Dargis «è una miniaturista con un tocco lapidario, capace – per creare il realismo dei suoi ruoli – di oscurare la bellezza da cui per molto tempo è stata definita». Dargis scrive che Kidman iniziò questo secolo recitando in Moulin Rouge e che poco dopo sono arrivati The Hours (e l’Oscar) e poi Dogville di Lars von Trier («un metodicamente abrasivo esercizio di teatro brechtiano»). Negli ultimi vent’anni Kidman ha recitato molto, non solo al cinema, e gli altri suoi ruoli citati da Dargis sono quelli in Birth – Io sono Sean, The Paperboy e Destroyer. «Non ti riesce mai di toglierle gli occhi di dosso», ha scritto Dargis.

Il prossimo film di Kidman, The Prom, arriverà a dicembre su Netflix.

4. Keanu Reeves
«Forse siete sorpresi di trovarlo così in alto in questa lista», ha scritto Scott, e forse sareste stati sorpresi anche solo di trovarlo al 25° posto di questa lista. La difesa di Scott è formulata così: «Chiedetevi, siete mai stati delusi di vedervelo comparire davanti in un film? Potete nominare un solo film che non sia reso migliore dalla sua presenza?». Sempre secondo Scott, «non esiste altra “star del cinema” in grado di cambiare così tanto riuscendo però a restare così irriducibilmente se stesso» (secondo Scott, evidentemente, la cosa è da ritenersi un pregio). Matrix, se ve lo stavate chiedendo, uscì nel 1999. In anni recenti, Reeves ha recitato in tre John Wick, in The Neon Demon, in Destinazione matrimonio e in Siberia.

– Leggi anche: Dovremmo volere più bene a Keanu Reeves

3. Daniel Day-Lewis
A proposito dell’unica persona ad aver vinto per tre volte l’Oscar come miglior attore protagonista (per Il Mio Piede SinistroIl Petroliere e Lincoln), Scott ha scritto che, proprio recitando nel film Il petroliere, «non si limita a recitare la parte del protagonista, ma regala forma umana alle idee e all’arte del regista Paul Thomas Anderson». Scott cita la sua «aura di proporzioni quasi mistiche», alimentata, tra le altre cose, dalle molto raccontate e molto intense attività preparatorie per ogni suo ruolo e dalle volte in cui ha annunciato che non avrebbe mai più recitato. In questo secolo, Day-Lewis ha recitato in sei film: Gangs of New York, La storia di Jack & Rose, Il petroliere, Nine, Lincoln e Il filo nascosto.

– Leggi anche: Il metodo Daniel Day Lewis

2. Isabelle Huppert
A proposito dell’attrice francese di 67 anni, Dargis ha scritto apprezzando la notevole varietà e la capacità, «negli oltre 50 film in cui ha recitato in questo secolo», di «muoversi senza apparente fatica, dalle lacrime alle grida, dalle storie più dirette a quelle più grandiosamente folli». Dargis ha scritto anche: «adoro molte sue interpretazioni, ma sono affascinata soprattutto dai suoi mostri, dalle sue orribili e inenarrabili donne». Scott, invece, si è concentrato nel descrivere i suoi apprezzamenti per la parte di Huppert in La pianista — film del 2001in cui Huppert «rappresenta la discesa nella follia del suo personaggio con gelida precisione e lirica intensità» –, in La commedia del potere, del 2006, in White Material, del 2010 e in Greta, del 2018.

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1. Denzel Washington
«Abbiamo litigato e discusso su ogni ogni altra posizione di questa classifica, ma non abbiamo mai avuto alcun dubbio sul vincitore», ha scritto Scott, secondo il quale «Denzel Washington è fuori categoria, un titano dello schermo che è anche un sottile e sensibile artista, con una seria esperienza teatrale e una potente presenza scenica da star del cinema». Scott ha scritto di apprezzare il modo in cui Washington «interpreta personaggi che non sembrano richiedere o meritare alcun tipo di amore» e ha aggiunto che «spesso è la cosa migliore dei film in cui recita».

Dargis ha scritto che Washington sa «imporsi come un colosso» ma anche «esprimere un’angosciante vulnerabilità» e, così come Scott, ha apprezzato molto il suo ruolo in Flight, film del 2012 di Robert Zemeckis. Dopo quel film Washington – che ha vinto due Oscar, per Training Day e per Glory – Uomini di gloria – ha recitato in Cani sciolti, The Equalizer, I magnifici 7, Barriere, End of Justice e The Equalizer 2.

Il suo prossimo film, il thriller The Little Things, uscirà nel 2021.