Zlatan Ibrahimovic in Udinese-Milan (Alessandro Sabattini/Getty Images)
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  • mercoledì 25 Novembre 2020

Come ci sono finiti i calciatori nei videogiochi?

Se lo è chiesto in questi giorni Zlatan Ibrahimovic, creando una serie di agitazioni che potrebbero avere conseguenze sia nel calcio reale che in quello virtuale

Zlatan Ibrahimovic in Udinese-Milan (Alessandro Sabattini/Getty Images)

Migliaia di calciatori professionisti sarebbero intenzionati a chiedere chiarimenti sulla gestione dei loro diritti d’immagine nei videogiochi. Lo sostiene la redazione inglese del sito The Athletic. Le conseguenze potrebbero essere rilevanti, dato che una grossa parte del successo ventennale di videogiochi come FIFA e PES è dovuta proprio alla presenza di squadre e calciatori reali. A sollevare la questione sono stati i calciatori Zlatan Ibrahimovic (Milan) e Gareth Bale (Tottenham), attraverso i loro social.

Il giorno dopo aver segnato due gol in Napoli-Milan del 22 novembre, Ibrahimovic ha scritto su Twitter: «Chi dà il permesso a EA Sports e FIFA di usare il mio nome e la mia faccia? FIFPro? Non sono a conoscenza di essere un membro di FIFPro e se lo sono allora sono stato coinvolto a mia insaputa. Sicuramente non ho mai autorizzato FIFA o FIFPro a guadagnare usando la mia immagine. Qualcuno sta guadagnando con il mio nome senza che ci siano mai stati accordi a riguardo. È tempo di indagare». Al tweet di Ibrahimovic ha risposto Gareth Bale, attaccante gallese del Tottenham, che ha scritto: «Interessante, che cos’è FIFPro?».

FIFPro è il sindacato mondiale di calciatori e calciatrici, creato negli anni Sessanta su iniziativa dei sindacati francese, inglese, italiano e olandese. È l’associazione che cura gli interessi dei professionisti — oltre 60.000 in tutto il mondo — regolando per esempio il numero massimo di partite che un giocatore può disputare durante l’anno o fornendo consulenze nei casi di inadempienze contrattuali. FIFPro collabora con la FIFA, l’organo che governo il calcio mondiale: insieme hanno introdotto di recente nuove tutele per le calciatrici che devono affrontare la maternità.

FIFPro si occupa anche di negoziare i diritti di immagine e somiglianza dei calciatori con le aziende sviluppatrici dei videogiochi: la giapponese Konami, produttrice di PES, e la statunitense EA Sports, produttrice del più famoso videogioco calcistico al mondo, affiliato ufficialmente alla FIFA (che concede l’utilizzo del proprio nome a scopi commerciali dal 1994). Il sindacato mondiale negozia i diritti per conto delle 63 associazioni nazionali che rappresenta, ma con numerose eccezioni. Germania e Brasile, per esempio, non sono membri di FIFPro e negoziano individualmente i loro diritti. Per questo motivo le squadre tedesche in passato non sono state rappresentate sempre fedelmente, mentre il Brasile è tuttora un caso particolare: in seguito a una causa contro EA Sports vinta dal sindacato locale, il suo campionato è presente in FIFA con i diritti delle squadre ma non con quelli dei giocatori, i quali hanno di recente ottenuto un risarcimento per essere stati riprodotti senza il loro consenso dal 2005 al 2014.

In Europa la Premier League vende i suo diritti collettivamente e in esclusiva a EA Sports, motivo per il quale è il campionato meglio rappresentato nelle recenti edizioni di FIFA. Konami detiene invece i diritti di due sole squadre inglesi. Per quanto riguarda la Serie A, i suoi diritti non vengono venduti collettivamente: la Juventus, per esempio, ha un’esclusiva con Konami e su FIFA compare come Piemonte Calcio. La gestione dei diritti si presenta quindi come estremamente frastagliata, soggetta a decine di giurisdizioni diverse, talvolta da parte dei campionati, talvolta dalle singole squadre: in sostanza è un ambito per nulla definito, come è stato dimostrato dalla causa vinta dal sindacato brasiliano.

EA Sports ha risposto alle questioni sollevate da Ibrahimovic scrivendo: «FIFA è il videogioco di calcio più famoso al mondo. Per creare un’esperienza autentica, anno dopo anno collabora con numerosi campionati, squadre e individui per garantire i diritti di somiglianza dei giocatori. Fra questi c’è un rapporto a lungo termine con il rappresentante globale dei professionisti, FIFPro, che lavora a sua volta con una serie di licenziatari per negoziare accordi a beneficio dei giocatori e dei loro sindacati». Tuttavia l’agente di Ibrahimovic, l’italiano Mino Raiola, ha risposto al comunicato dicendo che né FIFPro né il Milan detengono i diritti individuali dei calciatori.

Proprio Raiola potrebbe avere un ruolo centrale in questa vicenda, dato che secondo alcuni pareri fondati sarebbe stata portata alla ribalta su iniziativa di un consorzio svizzero, The Football Forum, istituito nel 2019 e gestito dai tre più influenti procuratori sportivi in circolazione: Raiola (presidente), l’inglese Jonathan Barnett (agente di Gareth Bale e vice presidente) e il portoghese Jorge Mendes (agente di Cristiano Ronaldo e José Mourinho, anche lui vice presidente). Con i dubbi sollevati sull’opaca gestione dei diritti individuali dei calciatori, il consorzio potrebbe aver trovato un modo per tutelarsi nei confronti della FIFA — che beneficia dei grandi ricavi generati dal videogioco di EA Sports — da tempo intenzionata a ridurre l’influenza dei procuratori nel mondo del calcio tramite nuove regolamentazioni.