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  • venerdì 13 Novembre 2020

Decine e forse centinaia di civili sono stati uccisi nella regione del Tigrè in Etiopia, dice Amnesty International

Secondo Amnesty International c’è stato un «massacro» di civili nel Tigrè, la regione dell’Etiopia dove il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha ordinato all’esercito di iniziare un’offensiva militare. Amnesty sostiene che molti civili, «probabilmente centinaia», sono stati pugnalati o colpiti a morte nella cittadina di Mai-Kadra la notte del 9 novembre. Le persone uccise «sembrano essere lavoratori non coinvolti in nessun modo con l’offensiva militare attualmente in corso», ha detto Deprose Muchena, il direttore per l’Africa orientale e meridionale di Amnesty.

Nel Tigrè le comunicazioni sono praticamente interrotte, non c’è internet ed è difficile capire cosa sta succedendo, ma Amnesty dice di aver ricevuto delle fotografie che proverebbero il massacro e di cui è riuscita a confermare l’autenticità, tra le altre cose confrontandole con immagini satellitari. L’organizzazione ha anche parlato con testimoni che hanno detto che nella cittadina c’erano moltissimi cadaveri lasciati in strada: la maggior parte si trovava nel centro della città e lungo una strada di collegamento con un paese vicino. Non è possibile confermare con certezza la responsabilità delle uccisioni, ma secondo dei testimoni gli autori sarebbero milizie fedeli al Fronte di liberazione del Tigrè (TPLF), il partito che amministra la regione e che è in conflitto con il governo centrale.

– Leggi anche: C’è il rischio di una guerra civile in Etiopia?

Il 4 novembre scorso Abiy Ahmed ha ordinato un’operazione militare dell’esercito federale in Tigrè, una delle dieci regioni che formano l’Etiopia, e ha imposto lo stato di emergenza sul territorio regionale per sei mesi. La decisione di Abiy è arrivata dopo mesi di tensione tra governo federale di Addis Abeba e governo locale, e in particolare dopo un attacco compiuto dalle forze fedeli al governo locale contro alcuni soldati dell’esercito federale che si trovavano nella caserma principale di Macallè, la capitale della regione del Tigrè. Secondo l’Agenzia ONU per i rifugiati, oltre 7.000 civili sono fuggiti dal Tigrè verso il Sudan, che confina con la regione.

(AP Photo/Mulugeta Ayene)