(Il Post)
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  • mercoledì 11 Novembre 2020

Il biscotto che mette d’accordo tutti i belgi

La decisione dell'azienda Lotus di cambiare il nome del suo Speculoos ha provocato indignazione nel paese, dove è tra i pochi elementi dell'identità nazionale

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Ci sono voluti 16 mesi perché il Belgio formasse l’ultimo governo a causa delle divisioni tra la parte fiamminga, quella vallona e la capitale Bruxelles, ma sono bastate poche ore a compattare l’intero paese attorno a un biscotto. Domenica Jan Boone, amministratore delegato di Lotus Bakeries, aveva raccontato alla rivista belga De Tijd che il prossimo anno lo storico biscotto Speculoos – caramellato e dall’aroma di cannella, servito in confezioni monoporzione con il caffè in tutti i bar del paese – cambierà nome in Biscoff, dall’unione di biscotto e caffè.

A livello internazionale è già noto con questo nome, mentre sulle confezioni resta Speculoos in Belgio, Francia e Paesi Bassi: l’idea è di unificare il nome sotto un unico marchio per renderlo più forte e lanciarlo a livello globale. Inoltre la parola speculoos indica il biscotto in modo generico ed è invece necessario un nome proprio per proteggere il marchio in vista di una sua espansione internazionale.

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La notizia è stata accolta da proteste e indignazione da ogni zona del paese, che si sono riversate sui social network con inviti al boicottaggio e con gli hashtag #biscoff e #jesuisspeculoos divenati trending su Twitter.  C’è chi ha scritto che «bisogna piegarsi un’altra volta davanti al resto del mondo. Fa male al cuore», c’è chi si è lamentato che «è un peccato che quel bel nome con una lunga storia scompaia per il profitto internazionale. Davvero, i soldi e il profitto rovinano i nostri ricordi più cari» e ancora chi ha minacciato che «è vergognoso. Ma le persone non useranno questo nome e in Belgio le vendite di Speculoos della Lotus crolleranno: ce li faremo da soli» (se volete provare anche con la ricetta del Cucchiaio d’argento).

La polemica ha delle ragioni che toccano l’identità nazionale di un paese relativamente giovane, nato nel 1830. L’esperta di marketing Julie Haspeslagh ha spiegato alla giornalista Karen McHugh che gli Speculoos della Lotus, come le patatine fritte e la birra, sono tra le poche cose comuni ai belgi: «oltre al cibo e alla nazionale di calcio dei Diavoli Rossi, il Belgio non ha un’identità radicata o una cultura condivisa da tutti». Cambiare il nome di un biscottino tramandato da molte generazioni e che si trova, con il suo riconoscibile marchio rosso, in tutti i caffè del paese, significa in qualche modo attentare a una memoria condivisa e a un’unità emotiva che è tra i pochi collanti del paese, tanto più che la scelta è fatta per compiacere le nazioni straniere.

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In particolare Boone punta al mercato statunitense, dove vende già uno dei sette miliardi di biscottini che l’azienda – fondata da suo nonno nel 1932 per produrre esclusivamente speculoos – sforna ogni anno. Ora conta 2.000 dipendenti in 12 fabbriche, tra cui la prima aperta negli Stati Uniti l’anno scorso. Si trova a Mebane, in North Carolina, dove si sono stabiliti dal Belgio 35 dipendenti per insegnare agli americani le regole della produzione: è stata messa a punto nei minimi dettagli, tanto che ha richiesto un anno e mezzo di prove e aggiustamenti prima di essere operativa. Lotus è penetrato nel mercato americano grazie ad alcune compagnie aeree che servono i suoi Speculoos, come Delta Airlines che lo fa dal 1986, e ad alcune catene di supermercati che vendono anche il gelato al biscotto e la crema spalmabile.

Per ora la conduzione aziendale di Boone, che dice di mangiare cinque Speculoos al giorno, ha avuto successo: dal suo insediamento, al posto del padre Mathieu nel 2011, il fatturato di Lotus Bakeries è cresciuto del 122 per cento, arrivando a 612,7 milioni di euro; l’utile netto è triplicato, raggiungendo i 75,8 milioni di euro. Nonostante la chiusura della ristorazione e il calo del numero di voli causato dalla pandemia da coronavirus, nella prima metà di quest’anno le vendite sono cresciute dell’8,4 per cento.

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Boone ha risposto alle polemiche dicendo che «non immaginavamo una reazione così emotiva, la considero un complimento: significa che le persone sono davvero legate al marchio». Ha anche precisato che in Belgio, Francia e Paesi Bassi, sotto il marchio Biscoff sarà aggiunta la frase “The Original Speculoos”: «l’ultima cosa che vogliamo è rinnegare le nostre origini».

Nonostante l’attaccamento dimostrato dai belgi, gli speculoos non sono un biscotto originario del Belgio, ma sono comuni a un’area che va dalla Francia alla Germania. Ogni paese ha la sua ricetta e i biscotti vengono preparati tradizionalmente nelle case a inizio dicembre e per le feste di Natale, in particolare per quella di San Nicolò: spesso raffigurano episodi della vita del santo. Secondo alcuni, l’origine del nome deriverebbe dal latino speculum, specchio, perché gli stampini di legno dei biscotti erano intagliati in modo speculare; altri la fanno risalire al latino speculator che significa osservatore ed esploratore e che indicherebbe San Nicolò; un’altra ipotesi è che venga dalla parola specerij, che in lingua olandese significa spezia.

Speculoos nei loro stampini preparati in Germania per Natale, nel 2017
(Rainer Jensen/dpa/ANSA)

In tutti questi paesi, gli speculoos sono sottili, croccanti e caramellati, impastati con farina solitamente bianca, zucchero di canna, burro e spezie. Quelli più speziati sono gli olandesi, e prevedono cannella, noce moscata, chiodi di garofano, zenzero, cardamomo e pepe bianco, tutte spezie molto usate nel Seicento e nel Settecento, quando venivano importante dalla Compagnia delle Indie Orientali. Pare che la versione belga – molto più semplice, con sola cannella e un po’ di zenzero – fosse nata per chi non poteva permettersi quella olandese, più sontuosa.

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Il 13 gennaio del 1870 Antoine Deplée, un fornaio di Hasselt, una città fiamminga della provincia del Limburgo, brevettò la ricetta dei cosiddetti Spéculation de Hasselt, biscottoni simili a «pan di mandorle» molto speziati, che commercializzò anche a Bruxelles e a Liegi, dove sono tuttora diffusi. Nel 1932 il fornaio Jan Boone aprì a Lembeke, nella provincia delle Fiandre Orientali, la sua prima fabbrica di speculoos, che in poco tempo riuscì a far diventare i più popolari del Belgio. Aiutò anche l’idea, negli anni Cinquanta, di incartarli singolarmente, trasformandoli in una consuetudine in cui indulgere in ristoranti e caffè. Negli anni Novanta, Lotus iniziò a esportarli fuori dal Belgio cambiando il nome in Biscoff, per renderlo più facile da ricordare agli stranieri e associarlo subito al rito del caffè, ponendo inconsapevolmente le basi per l’unificazione nazionale di questi giorni.