Contadini messicani alla diga La Boquilla, dopo aver scacciato l'esercito che faceva la guardia alle strutture, il 9 settembre scorso. (AP Photo/Christian Chavez)
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  • giovedì 15 Ottobre 2020

La lotta per le acque del Río Bravo, in Messico

È il fiume che passa lungo il confine con gli Stati Uniti: il governo deve cedere milioni di metri cubi d'acqua in base a un trattato, ma i contadini dicono che così perderanno i raccolti

Contadini messicani alla diga La Boquilla, dopo aver scacciato l'esercito che faceva la guardia alle strutture, il 9 settembre scorso. (AP Photo/Christian Chavez)

Da qualche mese nello stato messicano di Chihuahua, al confine con gli Stati Uniti, è in corso una disputa tra il governo del Messico e gruppi di coltivatori sull’invio negli Stati Uniti di milioni di metri cubi di acqua dal Río Bravo, il fiume che scorre al confine tra i due paesi e che gli statunitensi chiamano Rio Grande, sulla base di un accordo diplomatico.

Il governo messicano vuole inviare l’acqua agli Stati Uniti per rispettare i suoi impegni internazionali, ma i coltivatori del luogo, colpiti da una stagione particolarmente arida, dicono che quell’acqua è essenziale per i loro raccolti e la loro sopravvivenza, e hanno occupato con le armi la diga di La Boquilla, che controlla il corso del fiume.

Il cosiddetto Tratado de Aguas, trattato delle acque, fu firmato nel 1944 tra i rappresentanti del Messico e degli Stati Uniti per regolare la gestione delle acque dei due fiumi che per oltre 3.000 chilometri corrono lungo la frontiera tra i paesi: il Colorado e il Río Bravo. Secondo il trattato, gli Stati Uniti devono cedere al Messico circa 1.800 milioni di metri cubi di acqua dal Colorado tutti gli anni aprendo le loro dighe; il Messico deve cedere agli Stati Uniti circa 2.200 milioni di metri cubi d’acqua dal Río Bravo, ma soltanto ogni cinque anni: sono poco meno di 440 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. L’accordo, dunque, è piuttosto favorevole per il Messico, che gode anche di un’altra clausola: se il paese non riesce a rispettare la sua quota quinquennale di acqua, può farlo nei cinque anni successivi.

Il problema per il governo messicano è che i governi che l’hanno preceduto sono stati cronicamente in ritardo: i “cinque anni successivi”, alla fine dei quali i debiti vanno saldati, scadono il 24 di ottobre, e secondo la Commissione nazionale dell’acqua (Conagua) il Messico deve inviare agli Stati Uniti 231 milioni di metri cubi d’acqua entro quella data.

Il Río Bravo (Rio Grande per gli statunitensi) fotografato ad agosto, in un periodo di grande siccità. (AP Photo/Susan Montoya Bryan)

A Chihuahua, poi, c’è un problema particolare: dei quattro stati messicani che devono cedere l’acqua del Río Bravo agli Stati Uniti, quello di Chihuahua è l’unico a non ricevere in cambio acqua dal fiume Colorado. Nella regione, inoltre, c’è stata grande siccità quest’anno, e le temperature sono arrivate a 45 gradi in estate. Per questo i coltivatori della zona, ancora ampiamente rurale, temono per i loro raccolti, perché i trasferimenti d’acqua stanno svuotando le riserve, e hanno cominciato a protestare contro il governo. L’area più interessata dalle proteste è stata quella attorno alla diga di La Boquilla, che non si trova sul Río Bravo ma sul Río Concho, uno dei suoi principali affluenti. Ci sono state proteste anche altrove, per esempio a Ciudad Juárez, che è la capitale dello stato di Chihuahua ed è separata da El Paso, in Texas, proprio dal Rio Bravo.

Da febbraio, come ha scritto il New York Times, i coltivatori, spesso armati, organizzano proteste in strada in cui vandalizzano automobili e bruciano i palazzi del governo. In una occasione hanno preso in ostaggio alcuni politici, brevemente. Il governo federale ha mandato la Guardia nazionale a proteggere le dighe, ma è servito a poco: a La Boquilla, un gran numero di coltivatori e manifestanti ha invaso le strutture della diga, costringendo i soldati ad arrendersi e andarsene. In un video su Facebook segnalato dal New York Times, si vede il generale messicano scortato fuori dalla diga, senza violenze. Gli scontri però non sono sempre stati pacifici: finora sono morte due persone.

La questione delle acque a Chihuahua sta avendo anche ricadute politiche. Greg Abbott, il governatore statunitense del Texas, stato che confina con Chihuahua, a settembre ha inviato una lettera al segretario di Stato Mike Pompeo per chiedere più durezza con il Messico sul tema. Andrés Manuel López Obrador, il presidente messicano, è preoccupato che la vicenda possa rendere più difficili i rapporti già complessi con gli Stati Uniti, specie in un periodo di elezioni in cui il razzismo e l’insofferenza nei confronti dei messicani possono essere usati come argomento elettorale: «Dobbiamo rispettare l’accordo a ottobre, a novembre ci sono le elezioni negli Stati Uniti. Se il fatto che non rispettiamo gli accordi diventa una polemica politica, poi cominceranno a invocare rappresaglie e ci chiudono la frontiera con i dazi», ha detto.

– Leggi anche: Il presidente del Messico vuole indagare i cinque presidenti che lo hanno preceduto

C’è anche una polemica interna. Lo stato di Chihuahua è governato dal PAN, partito conservatore che sta all’opposizione di López Obrador. Il presidente messicano, un socialista che è stato accusato di essere accentratore e poco rispettoso delle opposizioni, in questi mesi ha detto più di una volta che le proteste per l’acqua sono un’operazione contro di lui, portata avanti dal PAN e dall’altro partito di opposizione, il PRI, in associazione con le oligarchie che controllano l’agricoltura e l’approvvigionamento idrico, e che lui ha chiamato «los señores del agua», i signori dell’acqua.

Il presidente dice anche che le riserve d’acqua sono sufficienti sia per i raccolti sia per rispettare gli impegni con gli Stati Uniti. Sentiti dal New York Times e da altri giornali, i contadini che protestano dicono che l’acqua non è abbastanza.