I due fondatori di Robinhood, Vlad Tenev, a sinistra, e Baiju Bhatt, in una foto del 2015. (AP Photo/Ben Margot)

Un’app ha cambiato il modo di giocare in borsa

Milioni di persone hanno cominciato a comprare e vendere azioni grazie a Robinhood e ad altre app di brokeraggio, che però sono accusate di aver reso tutto troppo facile

I due fondatori di Robinhood, Vlad Tenev, a sinistra, e Baiju Bhatt, in una foto del 2015. (AP Photo/Ben Margot)

L’app statunitense Robinhood è la più famosa tra i servizi finanziari che da qualche mese hanno cambiato il modo in cui si gioca in borsa. Grazie a Robinhood, milioni di piccoli investitori hanno avuto accesso ai mercati per la prima volta, e secondo i sostenitori della app – oltre che secondo la startup che la possiede – questo è un segnale di democratizzazione di un settore a cui è molto difficile accedere e che è da sempre dominato da professionisti. Per altri analisti, invece, le app come Robinhood hanno messo strumenti finanziari troppo potenti in mano a investitori inesperti, provocando danni anche gravi.

Robinhood è stata creata nel 2013 da due laureati a Stanford, Vladimir Tenev e Baiju Bhatt: i due decisero di creare una app capace di cambiare i mercati finanziari dopo aver assistito alle proteste di Occupy Wall Street nel 2011. Il cambiamento è avvenuto: Robinhood è stato il primo servizio del suo genere a eliminare le commissioni per la compravendita di azioni. Prima di Robinhood, gli investitori che si affidavano a un broker per giocare in borsa dovevano pagare una commissione per ogni transazione. Robinhood le ha eliminate del tutto, portando grossi cambiamenti nell’intero settore: spinta dalla concorrenza della app, nel giro di qualche anno la gran maggioranza delle società di brokeraggio ha eliminato le commissioni. Su Robinhood, inoltre, non c’è un deposito minimo obbligatorio per usare la app, e si possono anche comprare frazioni di azioni e fare così transazioni piccolissime, da pochi dollari.

Robinhood ha avuto successo fin da subito, ma c’è stato un aumento enorme delle nuove iscrizioni nella primavera di quest’anno, durante il lockdown provocato dalla pandemia da coronavirus: a marzo, su Robinhood sono stati fatti in media 4,3 milioni di transazioni al giorno, molto più di aziende di brokeraggio storiche e famose come Charles Schwab o E-Trade. Robinhood oggi ha 13 milioni di utenti, e soltanto quest’anno ne ha aggiunti 3 milioni. L’età mediana degli utenti è di 31 anni.

Negli stessi mesi la moda per le app di brokeraggio si è diffusa in tutto il mondo. In Germania, per esempio, la app Trade Republic, che offre servizi simili a quelli di Robinhood, ha visto un aumento del traffico che un portavoce ha descritto a Bloomberg come «esponenziale». Nel Regno Unito, tra aprile e maggio, l’apertura di nuovi account di investimento del servizio di brokeraggio online Interactive Investors è aumentata del 163 per cento per gli investitori dai 18 ai 24 anni e del 238 per cento per gli investitori tra i 25 e i 34 anni. In India, la app di trading Zerodha sta avendo così successo che i due fondatori, Nithin e Nikhil Kamath, sono appena entrati nella lista delle 100 persone più ricche del paese fatta da Forbes (al 90esimo posto). In Malesia i piccoli investitori sono una delle cause degli aumenti esorbitanti (anche del 1000 per cento) dei titoli delle compagnie produttrici di guanti in lattice (c’entra anche il coronavirus, ovviamente).

– Leggi anche: La borsa non è l’economia

Le ragioni di questo aumento delle transazioni riguardano soprattutto il lockdown: centinaia di milioni di persone in tutto il mondo si sono trovate a casa, alcune senza lavoro, e hanno cercato un modo facile per fare un po’ di soldi. In alcuni paesi, come negli Stati Uniti, ha influito anche il fatto che, grazie agli aiuti del governo, per qualche mese molte persone abbiano avuto un reddito maggiore dell’abituale, e quindi più denaro da investire. Oggi gli investitori individuali, cioè singoli che investono il loro denaro in borsa, compongono il 20 per cento del mercato, e hanno un peso e un’influenza crescenti.

Robinhood rimane tuttavia la app più famosa, quella che ha dato origine a un nuovo fenomeno, e il suo successo è una delle ragioni per cui è oggetto di molte controversie e polemiche. L’interfaccia di Robinhood è pulita e allegra, e fare transazioni è così facile che alcuni critici hanno cominciato a dire che potrebbe essere troppo facile: in pochi minuti chiunque può aprire un account e cominciare a puntare in borsa, senza preparazione e senza vincoli. Robinhood è stata criticata per aver “gamificato” il gioco in borsa, cioè per aver inserito nella sua app alcune caratteristiche tipiche dei videogiochi per rendere più divertente il suo utilizzo e mantenere gli utenti coinvolti. Per esempio, a ciascun utente è assegnato un livello al quale corrisponde la possibilità di fare operazioni più o meno complesse. Più i livelli aumentano, come nei videogiochi, e più si sbloccano nuove funzioni, che di solito corrispondono a transazioni più rischiose.

Robinhood utilizza anche molti “nudge comportamentali”, cioè sistemi di incentivi e ricompense (nudge sta per “spintarella”) che di solito sono applicati dalle app dei social network per essere più accattivanti: l’app regala qualche azione al momento dell’iscrizione, invia notifiche divertenti e piene di emoji, e quando un utente passa di livello lo schermo si riempie di coriandoli.

Robinhood ha ricevuto molti attacchi quando gli investitori che utilizzano l’app hanno fatto transazioni che i professionisti considerano ad alto rischio. Per esempio, questa primavera migliaia di utenti hanno cominciato a comprare azioni di Hertz dopo che la compagnia di auto a noleggio ha dichiarato la bancarotta e il suo valore è crollato in borsa a 40 centesimi di dollaro per azione: le azioni erano molto economiche ed Hertz è un nome noto che ha attratto gli utenti inesperti. Il titolo ha recuperato molto valore grazie agli investitori individuali, ma i professionisti l’hanno considerata una mossa ad alto rischio, anche perché in quei mesi si temeva che Hertz potesse ritirarsi del tutto dai mercati finanziari.

Lo scandalo peggiore per Robinhood è stato a giugno, quando Alexander E. Kearns, un ventenne di Naperville, nell’Illinois, si è suicidato e ha lasciato nel suo computer una nota in cui diceva di averlo fatto perché giocando in borsa con Robinhood aveva accumulato un debito di 730 mila dollari. Nella nota, Kearns scrisse “non avevo idea di quello che stavo facendo” e che non era sua intenzione fare operazioni così a rischio. Kearns stava comprando e vendendo delle opzioni, che sono contratti finanziari complessi e rischiosi per un principiante. La vicenda si aggravò per Robinhood quando si scoprì che, per come funzionano le opzioni, la perdita di 730 mila dollari era soltanto temporanea, e che Kearns probabilmente avrebbe recuperato gran parte di quella somma. I fondatori di Robinhood si dissero “personalmente devastati” e promisero miglioramenti e più chiarezza.

– Leggi anche: Cosa sta facendo il coronavirus alle borse

Non è ancora chiaro se davvero gli investitori individuali di Robinhood siano più sconsiderati dei professionisti, anzi. Uno studio uscito da poco, pubblicato da un professore della University of California, Los Angeles (UCLA) e intitolato “Retail Raw: Wisdom of the Robinhood Crowd and the Covid Crisis” dice che “la narrativa di una pura e irrazionale esuberanza” negli investimenti su Robinhood “è ingannevole”. Lo studio analizza le transazioni fatte sull’app tra la metà del 2018 e l’agosto di quest’anno, e sostiene che nel loro complesso il portfolio azionistico degli utenti di Robinhood ha battuto il mercato (cioè ha fatto meglio dell’andamento della borsa) e ha fatto meglio di alcuni fondi azionari molto famosi. Un altro studio uscito quest’estate dice una cosa simile, pur usando una metodologia differente: “Gli investitori su Robinhood hanno comprato azioni più rischiose, ma hanno anche fatto leggermente meglio del mercato”.

Un altro problema per Robinhood è che la SEC, cioè l’autorità americana che vigila sulla borsa, a settembre ha aperto un’indagine sull’app perché non ha detto chiaramente ai suoi utenti in che modo fa utili. Avendo eliminato le commissioni sulle transazioni, Robinhood usa una pratica che il Wall Street Journal definisce “controversa ma legale” e che si chiama “pagamento per flusso di ordini”. In pratica, quando un utente compra un’azione su Robinhood, non è la app a eseguire la transazione. Robinhood vende l’ordine dell’utente ad altre aziende che si chiamano “market maker” e che guadagnano rivendendo e comprando azioni in massa a prezzi leggermente più convenienti (si parla di pochi centesimi per azione). Per fare in modo che sia Robinhood sia il market maker guadagnino, gli ordini fatti su Robinhood sono leggermente più costosi per l’utente di quanto non sarebbero altrove (anche in questo caso si parla di pochi centesimi per azione). Secondo la SEC, il pagamento per flusso di ordini è una pratica che può far risparmiare i piccoli investitori, ma che deve essere resa pubblica dal broker. Robinhood rischia una multa di 10 milioni di dollari.