(Leon Neal/Getty Images)

Com’è fare psicoterapia a distanza

Con il lockdown molte persone sono passate alla terapia in videochiamata e ha funzionato: per questo il Santagostino ha aperto il servizio a persone di tutta Italia

(Leon Neal/Getty Images)

Quando a fine febbraio i contagi da coronavirus in Lombardia hanno cominciato ad aumentare, gli psicoterapeuti del Santagostino di Milano hanno deciso di contattare uno a uno i loro 2mila pazienti per proporgli di continuare le terapie a distanza, in videochiamata. Nei primi giorni circa la metà dei pazienti ha accettato, mentre l’altra metà ha risposto che preferiva sospendere le sedute e aspettare di tornare a farle di persona. Nel giro di tre settimane, con l’inizio del lockdown, i pazienti che avevano accettato di continuare la terapia a distanza erano diventati il 90 per cento, e di questi circa uno su tre ha deciso di continuare così anche dopo.

«È stata come una sperimentazione “forzata”» ha detto Luca Foresti, amministratore delegato del Santagostino, una rete di poliambulatori privati con numerose sedi in Lombardia, una a Bologna e una in apertura a Roma: «Il distanziamento sociale ha spinto anche i terapeuti e i pazienti meno avvezzi all’uso della tecnologia a usare la videoterapia, per garantire continuità alle sedute». Dopo l’esperienza del lockdown, il Santagostino ha deciso di allargare l’accesso alle terapie anche a chi abita lontano dai suoi centri o all’estero, offrendo percorsi terapeutici totalmente gestiti da remoto. L’obiettivo è quello di poter offrire a tutti un servizio di psicoterapia accessibile, a prescindere dalla vicinanza fisica degli ambulatori.

La psicoterapia al Santagostino
Il servizio di psicoterapia del Santagostino funziona in modo unico in Italia: il paziente non deve scegliere da solo a quale specialista rivolgersi e che tipo di terapia iniziare (cognitivo-comportamentale? psicodinamica? sistemica?), ma viene indirizzato dal centro dopo un primo colloquio conoscitivo, di persona o online. Dopo il primo incontro viene proposto un percorso “personalizzato”, nel senso che viene scelto un terapeuta con l’approccio più adatto al caso tra i 230 che lavorano per il centro. Quando serve poi è possibile coinvolgere nella presa in carico anche altre figure, come psichiatri, sessuologi o nutrizionisti. Le sedute inoltre sono particolarmente economiche: quelle di persona costano 40 euro, quelle a distanza 35, meno della metà rispetto alla media in Lombardia.

Il Santagostino è il primo erogatore di psicoterapia in Italia: da quando esiste, ha avuto più di 16mila pazienti in carico e in media ogni mese ne incontra 400 per la prima volta. Nonostante la terapia online fosse già da un po’ una delle opzioni offerte dal centro, prima del lockdown solo il 7 per cento delle psicoterapie si svolgeva a distanza. «Quello che vediamo dopo mesi è che anche i più scettici hanno cominciato ad apprezzare la videoterapia a distanza» ha raccontato al Post Stefano Porcelli, psichiatra  e coordinatore nazionale dell’area Mente e Cervello del Santagostino: «Abbiamo fatto un sondaggio a fine maggio per chiedere ai nostri pazienti come valutavano le sedute in videochiamata e, dei 170 che hanno risposto, più dell’80 per cento ha dato un voto dal 7 in su».

Ma la terapia a distanza funziona davvero?
«Non avevo mai fatto terapia a distanza prima perché non l’avevo mai considerata un’opzione», ha raccontato al Post una paziente in terapia al Santagostino da alcuni anni: «Il passaggio però è andato liscio: forse perché conoscevo già la terapeuta, non ero affatto diffidente e anzi mi sembrava un ottimo strumento per avere un sostegno a cui altrimenti avrei dovuto rinunciare. Personalmente continuo a preferire le sedute di persona, ma penso che d’ora in poi alternerò le due modalità perché la comodità della videochiamata è impagabile».

Anche molti terapeuti inizialmente erano scettici. Tradizionalmente, infatti, nelle scuole di psicoterapia viene data molta importanza al setting, cioè alla cornice e alle norme che regolano il rapporto tra terapeuta e paziente: la stanza in cui si svolge la terapia, per esempio, o la disposizione delle poltrone su cui ci si siede, l’orario e il giorno della seduta sono tutte cose che andrebbero mantenute il più possibile invariate. Considerato questo, molti professionisti si chiedevano se spostare le sedute da una stanza allo schermo di un computer potesse avere effetti negativi. In realtà, dopo averla provata per qualche mese, anche i più critici hanno rivalutato la psicoterapia online e molti hanno già detto che proporranno ai pazienti di mantenerla.

Negli ultimi anni molti studi hanno dimostrato che la terapia online può essere una valida alternativa a quella di persona nella maggioranza dei casi, e che le due sono paragonabili sia sul piano della soddisfazione del paziente che negli effetti a lungo termine. «Secondo la nostra esperienza, la maggior parte dei pazienti può essere seguita a distanza dall’inizio alla fine: diciamo un buon 85 per cento», ha spiegato Stefano Porcelli: «Per gli altri invece è opportuno almeno un primo contatto di persona e magari un’alternanza tra sedute in studio e sedute online, nel caso in cui il paziente abbia problemi logistici».

I vantaggi della psicoterapia online
A prescindere dalla pandemia, la psicoterapia a distanza ha una serie di indiscutibili vantaggi. Per persone che dopo aver iniziato una terapia di persona decidono di trasferirsi in un’altra città o in un altro paese, il passaggio a quella online è una buona soluzione per non interrompere una relazione terapeutica che funziona e dover ricominciare tutto da capo con un nuovo professionista. Per alcuni pazienti, la terapia con videochiamata è l’unica opzione possibile: per esempio per chi vive in zone particolarmente isolate, per chi ha problemi di mobilità a causa di disabilità fisiche, malattie croniche o disagi psicologici (come la paura degli spazi aperti o forme di fobia sociale). O semplicemente in quei casi in cui non ci sono tanti psicoterapeuti disponibili nelle vicinanze, soprattutto a costi accessibili.

L’American Psychological Association ha notato che per i pazienti più giovani, abituati fin da piccoli a una comunicazione mediata da chat e chiamate, la terapia online possa risultare più rassicurante di un incontro di persona. È quello che pensa anche uno dei pazienti del Santagostino intervistati a riguardo: «non avendo un confronto diretto, forse ti puoi sfogare meglio: per me parlare in faccia a una persona è più difficile che farlo a distanza».

Per il terapeuta, un vantaggio può essere quello di vedere l’ambiente dove il paziente vive, di continuare a seguire persone anche dopo che si sono trasferite, o che fanno fatica a trovare il tempo di continuare il percorso. E naturalmente chi lavora a distanza non ha necessariamente bisogno di uno studio, può risparmiare sull’affitto e abbassare il prezzo della terapia.

Cosa può andare storto?
Ovviamente, la terapia a distanza ha anche i suoi limiti: se è vero che elimina tutte le difficoltà logistiche, c’è sempre il rischio di un malfunzionamento dei mezzi tecnici o di una connessione non adeguata. «Inizialmente poteva capitare che l’applicazione che usavamo avesse dei problemi», ha raccontato Porcelli, «poi però abbiamo notato una serie di sviluppi tecnici che in poco tempo hanno cambiato completamente la nostra esperienza: probabilmente perché durante il lockdown le aziende dei software per le videochiamate hanno fatto grossi investimenti e miglioramenti».

Un altro aspetto che può essere critico è quello della privacy del paziente: chi vive con altre persone in casa può fare fatica a trovare un luogo isolato e silenzioso dove dedicarsi alla seduta. Durante il lockdown, hanno raccontato alcuni psicoterapeuti del Santagostino, capitava di fare sedute con pazienti chiusi in macchina o seduti sulla panchina di un parco. Dopo il lockdown comunque non è più successo e quasi sempre i pazienti riescono a trovare una stanza dove fare terapia indisturbati.

«È capitato che qualche seduta venisse fatta al telefono, soprattutto in caso di problemi con la connessione, ma in generale non è una cosa che facciamo o consigliamo», ha continuato Porcelli: «In terapia la cosa più importante sono le parole, ma il terapeuta osserva anche alcuni elementi come la mimica e l’emotività del paziente, che senza video si perdono completamente. Anche il passaggio dal vivo al video fa perdere alcuni elementi della terapia, ma molti meno. Come terapeuti abbiamo tutti dovuto adattarci: abbiamo dovuto rinunciare per esempio a vedere come il paziente si muove nello spazio, e abbiamo dovuto spostare tutta l’attenzione sulle espressioni del viso».

Come si inizia una terapia a distanza
Per chi vuole iniziare una terapia a distanza, ma non ha le idee chiare, o è semplicemente curioso, il Santagostino ha introdotto una chat gratuita, gestita da psicologi disponibili a rispondere alle domande, dare le prime informazioni ed eventualmente concordare una telefonata, o prenotare una prima seduta. Dopo il primo colloquio, il paziente verrà indirizzato a uno specifico terapeuta sulla base del tipo di percorso di cui ha bisogno, dell’orario e del giorno che gli è più comodo. Da quel momento la terapia a distanza può avere inizio: basta avere un computer, uno smartphone o un tablet e una connessione stabile. Il pagamento si può fare automaticamente dopo ogni seduta memorizzando la carta di credito sul sito; le fatture appaiono in tempo reale sul proprio dossier online.