Luis Suarez il 30 agosto 2020. (EPA/Enric Fontcuberta)
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  • martedì 22 Settembre 2020

Come prendere la cittadinanza italiana se non ti chiami Luis Suarez

È estremamente complicato per chi è nato in Italia da genitori stranieri, ma molto più semplice per chi ha avuto un avo italiano dal 1861 in poi o ha sposato una persona italiana

Luis Suarez il 30 agosto 2020. (EPA/Enric Fontcuberta)

Il caso giudiziario nato dalla procedura per ottenere la cittadinanza italiana da parte del calciatore del Barcellona Luis Suarez, in cui diversi professori dell’Università per stranieri di Perugia sono accusati di avere promosso Suarez all’esame di lingua italiana dopo aver concordato le domande e nonostante non avesse i requisiti necessari, ha riaperto il dibattito sui criteri con cui viene assegnata la cittadinanza, che prosegue ormai da diversi anni.

In estrema sintesi: in Italia, in questo momento, è estremamente complicato ottenere la cittadinanza se si è nati in Italia da genitori stranieri – una condizione in cui si trovano centinaia di migliaia di ragazzi – oppure se si arriva in Italia da un paese extraeuropeo; è invece piuttosto semplice ottenerla se si sposa un cittadino italiano – pure se non si ha alcun legame ma anche nessuna esperienza di vita in Italia – oppure se si hanno parenti italiani anche molto lontani (il caso di Suarez rientra in entrambe queste circostanze).

La prima condizione si deve al fatto che l’ultima legge sulla cittadinanza, introdotta nel 1992, prevede che la principale modalità di acquisizione sia lo ius sanguinis (dal latino, “diritto di sangue”): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano. Un bambino nato da genitori stranieri, anche se partorito sul territorio italiano, può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni.

Negli anni scorsi i partiti di centrosinistra che si sono succeduti al governo hanno spesso parlato della possibilità di approvare una nuova legge che preveda lo ius soli – in sintesi: chiunque nasca in Italia è italiano – oppure alcune varianti più graduali, per esempio quelle che permetterebbero di chiedere la cittadinanza a chi è nato in Italia e ha completato in Italia almeno un ciclo di studi. Nessuna riforma è mai stata approvata, sia per timore del centrosinistra di perdere consensi sia per l’esplicita opposizione degli alleati di governo, dal Nuovo Centrodestra nella scorsa legislatura al Movimento 5 Stelle in quella attuale.

È invece piuttosto facile ottenere la cittadinanza in alcuni casi molto specifici, e che riguardano spesso persone che non hanno grandi legami concreti con l’Italia. La legge italiana riconosce come cittadini italiani tutti coloro che hanno almeno un genitore italiano o che possano dimostrare di aver avuto un avo italiano anche piuttosto lontano, anche se non sono nati in Italia, non sono mai stati in Italia e non parlano italiano.

Significa che oggi un cittadino straniero in grado di dimostrare di aver avuto un avo italiano nel 1861 (il momento in cui nacque l’Italia) che non rinunciò alla sua cittadinanza potrebbe chiedere per sé la cittadinanza italiana e vedersela riconosciuta. Secondo le stime del ministero degli Esteri, in base a questa legge potrebbero esserci fino a 80 milioni di potenziali italiani nel mondo, quasi tutti concentrati in Sudamerica: insomma, ai sensi della legge ci sarebbero più oriundi italiani fuori dall’Italia che italiani in Italia (la cifra ricorre spesso in dichiarazioni e documenti, ma non è chiaro come sia stata calcolata). La protezione degli interessi degli italiani emigrati all’estero, e quindi dei loro discendenti, è stata spesso portata avanti dall’estrema destra: una delle ultime conquiste fu la possibilità di eleggere deputati e senatori in apposite circoscrizioni, approvata nel 2001 grazie al ministro Mirko Tremaglia, uno dei più importanti leader del movimento post fascista in Italia.

Sono moltissime le persone che fanno richiesta di questo percorso agevolato per ottenere la cittadinanza: e non tutti lo fanno perché desiderosi di trasferirsi in Italia o dopo aver “riscoperto” le proprie radici (anzi: si può immaginare che questi siano una percentuale residuale). Il passaporto italiano è uno tra i più forti del mondo e permette di spostarsi liberamente in tutta l’Unione Europea: è molto ambito in particolare nei paesi poveri e in quelli con situazioni politiche ed economiche complicate, i cui cittadini hanno grosse difficoltà a viaggiare.

Fino a poco tempo fa, poi, esisteva un modo ancora più semplice per ottenere la cittadinanza: sposare un cittadino o una cittadina italiana. «Il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all’estero», spiega il ministero dell’Interno.

Da circa due anni il Parlamento ha aggiunto un piccolo ostacolo a questo percorso: un emendamento approvato durante l’iter di conversione in legge del primo “decreto sicurezza” promosso da Matteo Salvini prevede che per ottenere la cittadinanza il coniuge superi un esame di lingua italiana di livello B1, che attesta una conoscenza base della lingua: è l’esame che ha dovuto sostenere Luis Suarez, che è sposato con una donna figlia di un immigrato italiano in Uruguay che anni fa ottenne la cittadinanza grazie alle maglie larghe descritte sopra.