Un giaguaro in un'area bruciata dagli incendi nel Pantanal, vicino a Poconé Brasile, 13 settembre (AP Photo/Andre Penner/LaPresse)
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  • venerdì 18 Settembre 2020

Anche il Brasile ha problemi con gli incendi

Sta bruciando il Pantanal, la zona umida tropicale più vasta del mondo, e gli effetti possono essere molto gravi

Un giaguaro in un'area bruciata dagli incendi nel Pantanal, vicino a Poconé Brasile, 13 settembre (AP Photo/Andre Penner/LaPresse)

Nella regione del Pantanal, una vastissima pianura alluvionale che si trova nel Brasile centro-occidentale, dall’inizio del 2020 sono stati registrati oltre 15mila incendi. Nelle ultime settimane, la situazione è peggiorata notevolmente e secondo la NASA, che sta osservando lo sviluppo degli incendi, oltre il 10 per cento di quest’area è già andato distrutto. Tra le altre cose, quella del Pantanal è considerata sia la zona umida tropicale più estesa del mondo sia l’area con la più alta biodiversità di tutto il pianeta e si stima che le perdite di specie di flora e fauna a causa degli incendi saranno elevatissime.

L’Istituto nazionale per la ricerca spaziale brasiliano (INPE) ha detto che nel Pantanal da inizio anno a metà settembre 2020 gli incendi sono più che triplicati rispetto allo stesso periodo del 2019: 15.835 contro i 5.233 dell’anno scorso. In tutto il Brasile, solo nel 2020 sono stati registrati 141.578 incendi, il 12 per cento in più rispetto a quelli segnalati nel 2019 (125.714) e quasi la metà in più di quelli divampati nel 2018 (82.247).

Sebbene il Centro nazionale per la prevenzione degli incendi abbia calcolato che sinora a causa degli incendi siano stati distrutti oltre 2,9 milioni di ettari, il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha detto che la reazione all’evento è «sproporzionata».

Al momento è impossibile stabilire quanti animali siano morti a causa degli incendi, che il ministro dell’Ambiente Ricardo Salles ha definito «di proporzioni gigantesche», però si stima che la perdita in termini di biodiversità sarà notevole.

La regione di Pantanal è un sito patrimonio dell’Umanità UNESCO e si estende per oltre 180mila chilometri quadrati soprattutto in territorio brasiliano, ma occupa anche parte di Bolivia e Paraguay. Ci abitano animali come giaguari e ocelotti (conosciuti come gattopardi americani), ma anche diversi tipi di scimmie, anaconde, alligatori, piranha e lontre giganti, oltre a numerose specie di uccelli, come la carcara o l’ara giacinto. Ogni anno, con le abbondanti piogge, la pianura del Pantanal si allaga fino a diventare una zona umida che è indispensabile per la sopravvivenza dell’ecosistema. Quest’anno, però, l’area è stata interessata da un’insolita siccità, un fattore che tra le altre cose ha contribuito ad aggravare la diffusione degli incendi e quindi a rendere più difficili le operazioni di spegnimento.

Oltre a compromettere la vita di piante e animali, gli incendi stanno aggravando la situazione della popolazione negli stati brasiliani del Mato Grosso e del Mato Grosso do Sul, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza e che oltretutto erano già stati colpiti duramente dalla pandemia da coronavirus.

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È opinione diffusa che l’origine degli incendi sia dolosa, e che siano stati innescati per accelerare la deforestazione e sfruttare il terreno per le coltivazioni, come peraltro accade di frequente per esempio nella vicina regione dell’Amazzonia, sempre in Brasile. Malgrado ogni anno nel paese brucino moltissime aree naturali, il presidente Bolsonaro si è detto favorevole alla deforestazione e le politiche del governo per la preservazione delle foreste brasiliane sono giudicate inadeguate.