I conti del gruppo di Repubblica e Stampa durante il coronavirus

GEDI ha pubblicato un esteso resoconto piuttosto impressionante ed esemplare dell'aggravamento della crisi del settore durante gli scorsi mesi

Il gruppo editoriale GEDI – che possiede i quotidiani Repubblica e Stampa oltre che il settimanale L’Espresso, Radio Deejay e Radio Capital e molti quotidiani locali – ha diffuso venerdì un esteso comunicato sui risultati del semestre piuttosto impressionante ed esemplare per l’aggravamento delle difficoltà economiche del settore dell’informazione durante gli ultimi mesi.

Nel contesto sopra descritto, i ricavi consolidati si sono attestati a €248,9mn, registrando una flessione del 17,8% rispetto al primo semestre del 2019. I ricavi derivanti dalle attività digitali rappresentano complessivamente il 14,2% del fatturato consolidato (18,4% sul brand Repubblica).
I ricavi diffusionali, pari a €125,7mn, sono diminuiti del 6,6% rispetto a quelli del corrispondente periodo dell’esercizio precedente. Gli effetti del Covid-19 e delle misure restrittive introdotte a livello regionale e nazionale hanno impattato negativamente sull’andamento delle vendite in edicola. Per contro, l’attività di vendita degli abbonamenti digitali ha confermato il trend positivo, sostenuta sia dal proseguimento delle azioni di massimizzazione della redditività della customer base sia dalle maggiori attivazioni conseguenti alla crescente attenzione dei lettori per le notizie riguardanti la diffusione del Covid-19. All’interno di questo contesto è stata avviata una politica promozionale sia sui prodotti premium (Rep:, Topnews, Stai con Noi) sia sugli abbonamenti annuali alla copia replica. Tutte queste azioni hanno incrementato la customer base che a fine giugno ha raggiunto i 231 mila abbonati su tutte le testate del Gruppo, quasi il doppio rispetto all’analogo mese del 2019 e superiore di circa 104 mila abbonamenti rispetto a fine dicembre 2019. I ricavi pubblicitari, pari a €102,0mn, hanno subito un calo del 30,8% rispetto ai primi sei mesi del 2019. La flessione è sostanzialmente riconducibile agli effetti del Covid-19. Con riferimento ai diversi mezzi del Gruppo, nel semestre la pubblicità su stampa è risultata in calo del 31,9% e quella sulle radio del 41,6%; più contenuta è stata la flessione della raccolta su internet, -8,1%.

I risultati del semestre sono stati riassunti anche in un articolo sullo stesso quotidiano Repubblica: e seppur con una titolazione attenuante, con minore ritrosia rispetto alle abitudini dei giornali a mascherare i propri dati negativi e privilegiare quelli positivi: forse per rendere più chiari e condivisi i programmi di taglio dei costi attribuiti ai progetti della nuova proprietà Exxor, dopo l’uscita degli editori storici di Repubblica – la famiglia De Benedetti e il gruppo CIR, che mantiene una quota molto piccola – lo scorso dicembre.

L’effetto Covid si fa sentire anche sui conti di Gedi. La diffusione del virus – spiega una nota del gruppo editoriale – ha “notevolmente impattato” sui risultati ma tale impatto è stato in gran parte assorbito dagli interventi sui costi. Sui risultati di oggi incidono in maniera decisiva anche 101,6 milioni di svalutazioni ed altre componenti non ordinarie, portando così la perdita nel primo semestre a 120,5 milioni di euro.
Al netto di questi effetti  – sottolinea ancora la società – il risultato netto rettificato è negativo per 25,7 milioni rispetto ad un utile di 800 mila euro nello stesso periodo di un anno prima.  I ricavi sono stati pari a 248,9 milioni, con una flessione del 17,8%. Quanto all’impatto Covid, rispetto ad una flessione del fatturato di 54 milioni rispetto al primo semestre 2019, gli interventi sui costi hanno consentito di portare a soli 26,5 milioni gli effetti negativi sul risultato.  Nel dettaglio i costi, inclusi gli ammortamenti, sono inferiori del 9,0% rispetto al primo semestre del 2019; sono diminuiti sia i costi del personale (-5,2%) che gli altri costi (-11,3%).