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  • mercoledì 22 Luglio 2020

La pandemia sta danneggiando Bali più di vulcani e terrorismo

La principale meta turistica indonesiana si è svuotata di turisti e non sembra avere ancora strategie per la ripresa economica

Sabato 18 luglio i casi riscontrati in Indonesia di COVID-19, la malattia provocata dal coronavirus, hanno superato quelli verificati in Cina nel corso dell’intera epidemia. Oggi l’Indonesia è il paese più colpito dalla pandemia nell’Asia orientale, e come tanti altri sta facendo fatica a trovare una strategia per proteggere l’economia. Uno dei problemi maggiori è l’assenza di turisti: in particolare nell’isola di Bali, la principale località turistica indonesiana. Negli ultimi mesi le zone del sud di Bali, quelle più turistiche, si sono svuotate: migliaia di persone hanno iniziato a ritornare nei villaggi del nord, dove si stanno arrangiando come possono. La crisi sta avendo grosse conseguenze non solo sull’economia dell’isola, ma anche su quella di tutto il paese.

Qualche dato sull’epidemia in Indonesia
Il primo caso di coronavirus in Indonesia fu accertato lo scorso 2 marzo, quando due donne precedentemente entrate in contatto con un cittadino giapponese infetto erano risultate positive al tampone. Sebbene già il 9 aprile l’epidemia risultasse diffusa in tutte e 34 le province indonesiane, oltre a bloccare i voli provenienti da altri paesi il governo non aveva imposto alcun lockdown, ma aveva introdotto soltanto una serie di restrizioni, che il Jakarta Post, il principale giornale indonesiano in lingua inglese, aveva considerato troppo deboli.

Le scarse misure restrittive unite all’elevata densità di popolazione dell’Indonesia – che con oltre 270 milioni di abitanti è il quarto stato più popoloso al mondo – hanno fatto sì che l’epidemia continuasse a diffondersi molto velocemente, sebbene in ritardo rispetto ad altre parti del mondo, come l’Europa. Pochi giorni fa, i casi di contagio accertati in Indonesia erano oltre 84mila, più di quelli comunicati dalla Cina.

Cosa sta succedendo a Bali senza turisti
L’isola di Bali è la principale meta turistica tra le 17.508 isole che compongono l’arcipelago indonesiano. Bali ha una forma vagamente romboidale, e si trova a est dell’Isola di Giava, dove sorge la capitale Giacarta; è bagnata a sud dall’oceano Indiano e a nord dal mar di Giava, ha una popolazione di circa 4,2 milioni di abitanti e come tutte le isole dell’arcipelago ha origine vulcanica.

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A Bali arrivano principalmente turisti da Malesia, Singapore, Filippine e Thailandia, ma anche dai paesi occidentali: per esempio, in Indonesia ogni anno arrivano circa 390mila turisti dal Regno Unito. Nel febbraio del 2020 Bali ha accolto 358mila turisti contro i 437mila del febbraio 2019 (-17,9 per cento); se nel maggio del 2019 i visitatori erano stati 458mila, a maggio di quest’anno sono stati registrati soltanto i turisti che non hanno potuto rientrare nei loro paesi per il blocco dei voli.

Tre uomini con la mascherina in spiaggia a Bali (AP Photo/Firdia Lisnawati)

Oltre a essere una meta turistica nota per i suoi paesaggi, però, Bali ha anche centri abitati molto popolati e strade trafficatissime, dove si verificano di frequente episodi di criminalità comune e in passato sono stati compiuti anche attentati terroristici.

Bali è divisa in due, sia geograficamente che economicamente, da una catena montuosa che comprende alcuni vulcani attivi, come il monte Agung. La parte nord è caratterizzata da paesaggi selvatici e villaggi rurali, mentre la punta meridionale è un territorio pianeggiante e fertile, dove si trovano sia le città più popolate sia le principali mete turistiche, come Sanur, Kuta e Nusa Dua.

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Negli ultimi decenni moltissime persone si sono spostate dal nord verso il sud di Bali, dove hanno trovato lavoro nel settore turistico. Negli ultimi mesi, invece, si è verificato il processo opposto: con il mancato indotto del turismo in seguito all’epidemia, moltissime persone che lavoravano nel settore turistico stanno ritornando al nord, dove hanno ricominciato a dedicarsi all’agricoltura e alla pesca e qualche volta, per sopravvivere, a ricorrere al baratto.

Dewa Komang Yudi, una persona che il New York Times definisce leader di una comunità locale, ha detto: «Ora ci sono più persone nel nord di Bali che nel sud, perché molti sono tornati nei loro villaggi». A Tembok, la località a nord-est dell’isola dove vive Yudi, sono ritornate circa 400 persone che erano occupate nel settore turistico e ora hanno ripreso a lavorare terre precedentemente lasciate incolte per mancanza di braccianti.

L’elevata densità di popolazione nelle cittadine del sud di Bali, assieme alle scarse misure restrittive adottate dal governo, è stata una delle probabili cause della diffusione della pandemia. Nonostante l’assenza di turisti, a Bali nelle ultime tre settimane il numero dei casi è raddoppiato (oggi i contagi totali sono 2.778) e i morti sono quadruplicati (44).

Cosa farà il governo indonesiano per uscire dalla crisi?
Malgrado l’epidemia in Indonesia non sia stata ancora contenuta, e anzi si sia diffusa proprio dopo i primi allentamenti delle restrizioni, dall’1 giugno il governo ha progressivamente avviato una fase di transizione verso la cosiddetta “nuova normalità“. Anche se le maggiori spiagge e alcuni resort di Bali hanno riaperto dal 6 luglio, l’accesso al paese è consentito soltanto a viaggiatori con un permesso di lavoro o a diplomatici, mentre i voli turistici non riprenderanno prima di settembre.

Nel frattempo, il governo indonesiano non ha ancora annunciato un piano ufficiale per la ripresa dell’economia. Erick Thohir, ministro per gli affari economici indonesiano e peraltro ex proprietario e presidente dell’Inter, è stato nominato supervisore del team che si occuperà di trovare una strategia per il rilancio dopo la pandemia. Thohir ha detto al Jakarta Post che entro questa settimana il team prevede di presentare diverse possibili riforme al ministro coordinatore per gli affari economici, Airlangga Hartanto, e di proporre il piano al presidente Joko “Jokowi” Widodo entro la prossima.

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Durante una conferenza stampa tenuta lunedì 20 luglio, Achmad Yurianto, direttore generale del centro indonesiano per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha comunicato 96 nuovi decessi, mentre da lunedì i morti sono stati 81 (4.320 in totale). Ciononostante, il governo sta considerando altri 8mila decessi come casi probabili o sospetti di morte per cause legate al coronavirus.