Andrea Varriale, a sinistra, durante l'udienza di giovedì. (AP Photo/Riccardo De Luca/Lapresse)
  • Italia
  • venerdì 17 Luglio 2020

Come procede il processo per l’omicidio di Mario Cerciello Rega

L'ultimo sviluppo della vicenda del carabiniere accoltellato a Roma coinvolge un audio inedito su un documento ufficiale che non era mai stato compilato

Andrea Varriale, a sinistra, durante l'udienza di giovedì. (AP Photo/Riccardo De Luca/Lapresse)

In un’udienza che si è tenuta ieri nell’ambito del processo alla Corte di Assise di Roma per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, avvenuto nel luglio del 2019 a Roma, è emerso un messaggio vocale che ha riportato un po’ di attenzione sulla vicenda, assai raccontata sui giornali la scorsa estate. L’audio è un messaggio vocale inviato due giorni dopo l’omicidio da un superiore di Andrea Varriale, il carabiniere che era con Cerciello Rega, e parla di un documento da compilare al più presto senza parlarne con nessuno.

Il documento in questione è l’ordine di servizio, cioè un foglio che contiene varie informazioni sulle attività degli agenti: una parte, che viene compilata prima dai superiori, con gli incarichi assegnati, e un’altra, compilata dopo dagli agenti, con il verbale di quanto osservato e accaduto. Nell’audio il maresciallo Gaetano Armao dice a Varriale che deve raggiungerlo al più presto per compilare il documento, che era rimasto vuoto, aggiungendo che un altro superiore, Sandro Ottaviani, è già stato informato.

L’audio è stato fatto ascoltare in aula dalla difesa di Gabriel Christian Natale-Hjorth e Finnegan Lee Elder, i due ragazzi americani che nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2019 cercarono di comprare della droga a Trastevere, e qualche ora più tardi ebbero una colluttazione con Cerciello Rega e Varriale, nella quale Elder aveva accoltellato ripetutamente Cerciello Rega, uccidendolo. Il messaggio vocale aggiunge un po’ di mistero sull’operazione dei due carabinieri, intorno alla quale ci sono da sempre grossi dubbi e questioni mai chiarite: perché fossero disarmati, per esempio; se si identificarono con i due americani (che sostengono di no, nonostante Varriale affermi il contrario); come si svolse esattamente quella serata.

La difesa sostiene che questa sia una delle diverse omissioni e violazioni commesse dai carabinieri, insinuando che stessero operando in una qualche zona grigia e fossero in qualche modo d’accordo con Sergio Brugiatelli, l’intermediario che incontrò i due americani a Trastevere e organizzò l’incontro con lo spacciatore che vendette loro della tachipirina, innescando la serie di eventi che finì con l’omicidio di Cerciello Rega. Nel momento dell’omicidio, infatti, i due carabinieri stavano cercando di recuperare lo zaino sottratto dai ragazzi a Brugiatelli. Questi dubbi e circostanze poco chiare, secondo la versione della difesa, attenuerebbero le responsabilità di Elder e Natale-Hjorth.

Ma come spiega il Fatto Quotidiano ci sono altre registrazioni che dimostrano che la centrale dei carabinieri fosse a conoscenza delle attività di Varriale e Cerciello Rega. Il giornale scrive poi che «è  consuetudine che gli ordini di servizio vengano compilati dopo il turno, specie quando i servizi sono particolarmente gravosi». Questa è stata anche la versione di Varriale, che in aula ha spiegato che dopo l’omicidio ci fu l’interrogatorio, poi andò in ospedale e non ebbe tempo per compilare l’ordine di servizio. Riguardo alla richiesta di Armao di non parlarne con nessuno, il Fatto riporta un virgolettato di una fonte vicina a Varriale: «erano momenti concitati e c’erano molti sospetti derivanti da una ricostruzione dei fatti ancora poco chiara».

Nell’udienza sono emerse altre piccole novità sulla vicenda, che rimane ancora in parte poco chiara. Come si era scoperto settimane dopo l’omicidio, quella notte non era solo Cerciello Rega a non avere con sé la pistola d’ordinanza ma anche Varriale, nonostante avesse inizialmente sostenuto il contrario. Questi dettagli avevano reso ulteriormente difficile da interpretare l’attività dei carabinieri. Varriale oggi sostiene che anche se l’avesse avuta le cose non sarebbero andate diversamente, e che anzi sarebbero potute andare anche peggio.

Spiegando il motivo dell’assenza delle pistole, Varriale ha detto che per quel tipo di operazioni di controllo serale a Trastevere dovevano mimetizzarsi, e che la pistola è pesante e ingombrante da portare per diverse ore. Ha anche aggiunto che all’inizio mentì sulla sua pistola per «leggerezza».

Un’udienza del processo si era tenuta anche mercoledì ma Mario Esilio, padre della vedova di Cerciello Rega e molto legato al carabiniere, si era sentito male in aula dopo la riproduzione della chiamata ai soccorsi fatta quella notte da Varriale. La seduta era stata quindi sospesa. Nei giorni scorsi i periti psichiatrici avevano stabilito che Elder debba rimanere sotto processo in quanto capace di intendere e di volere, pur rilevando in lui «un disturbo di personalità borderline-antisociale di gravità medio elevata».