(Suhaimi Abdullah/Getty Images for International New York Times)

Il capo di Airbnb dice che viaggiare non sarà mai più come prima

Dopo la pandemia di COVID-19 le persone sceglieranno un turismo più intimo e visiteranno luoghi vicini a casa loro, rinunciando ai viaggi internazionali

(Suhaimi Abdullah/Getty Images for International New York Times)

L’amministratore delegato e fondatore di Airbnb, Brian Chesky, ha detto in un’intervista al sito Axios che a causa della pandemia di COVID-19 l’industria del turismo è destinata a cambiare per sempre, e che in futuro le persone viaggeranno soprattutto all’interno dei loro paesi, visiteranno luoghi più isolati e in modo più intimo e lo faranno per periodi di tempo più lunghi. In poche parole, secondo Chesky:

«Viaggiare non ritornerà mai e poi mai quello che era prima della COVID»

Per il fondatore di Airbnb, i cambiamenti nelle abitudini introdotti dalla pandemia sono destinati a durare e avranno un impatto maggiore di quelli causati dalla grande crisi finanziaria del 2008. Parafrasando il leader sovietico Vladimir Lenin, Chesky ha aggiunto: «A volte ci sono mesi in cui accadono decenni di trasformazioni».

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Secondo Chesky, a causa del coronavirus oggi «le persone non usano più l’aereo, non attraversano i confini, non viaggiano verso altre città, non viaggiano più per lavoro». Preferiscono invece «usare le automobili, vedere luoghi a meno di 250 chilometri da casa loro, visitare piccole comunità, prenotare una casa e rimanerci più a lungo che in passato».

Chesky dice che il giro di affari della sua azienda è tornato quello precedente all’epidemia per quanto riguarda il turismo interno, ma i viaggiatori internazionali sono ancora pochissimi e questo rischia di avere un impatto molto grave sul settore turistico. «Prima o poi le persone torneranno a usare gli aerei», ha detto Chesky ad Axios: «Ma quello che secondo me è destinato a cambiare in maniera permanente è dove andranno le persone con gli aerei».

Se in passato il turismo di massa si concentrava su 50-100 città in tutto il mondo e in una serie di attività comuni a tutti i viaggiatori (una settimana in albergo, un giro sull’autobus a due piani, un selfie davanti a un famoso monumento), in futuro Chesky ritiene che una percentuale maggiore di viaggiatori preferirà visitare «comunità più piccole» e che questo produrrà un «ribilanciamento» dei flussi turistici. Nel caso degli Stati Uniti, per esempio, Chesky prevede un aumento delle visite ai parchi naturali.

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In poche parole, prosegue Chesky, il turismo in futuro «sarà più intimo, più locale e avrà come destinazione comunità di dimensioni più ridotte». E anche i viaggi di lavoro sono destinati a cambiare: «Molte persone comprenderanno che non è necessario prendere un aereo per partecipare a una riunione». Dopotutto, conclude Chesky, anche il colloquio che ha avuto con Axios è avvenuto su Zoom.