Donald Trump (Win McNamee/Getty Images)
  • Mondo
  • martedì 23 Giugno 2020

Trump contro le “green card” e i lavoratori stranieri

Ha esteso vecchie restrizioni sull'immigrazione e ne ha aggiunte altre, citando la crisi provocata dal coronavirus e nonostante l'opposizione di moltissimi imprenditori

Donald Trump (Win McNamee/Getty Images)

Lunedì il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato nuove restrizioni sull’immigrazione, parzialmente già introdotte con un ordine esecutivo firmato ad aprile durante la crisi provocata dall’epidemia da coronavirus. Trump ha esteso fino alla fine dell’anno la sospensione dell’emissione di alcuni tipi di “green card”, che consentono ai cittadini stranieri di risiedere negli Stati Uniti per un tempo illimitato, e ha congelato l’emissione di diversi altri tipi di visti temporanei che permettevano a lavoratori stranieri qualificati di essere impiegati nel mercato americano. Secondo Trump, le nuove misure creeranno posti di lavoro per i cittadini americani in difficoltà a causa della pandemia.

Il governo statunitense stima che le nuove misure, che entreranno in vigore a partire dal 24 giugno, avranno un impatto su circa 525mila lavoratori stranieri, tra cui non ci sarà però chi è già in possesso di un visto.

Le restrizioni si applicheranno ai visti H-1B, che permettono alle aziende americane di assumere persone con particolari competenze o qualifiche provenienti da paesi stranieri, come per esempio programmatori e sviluppatori specializzati impiegati nelle aziende tecnologiche della Silicon Valley; ai visti H-2B, quelli per i lavoratori stagionali, ad eccezione dei settori dell’agricoltura e dell’industria alimentare; i visti J a breve termine, dedicati per esempio a studenti di programmi studio estivi; e i visti L, quelli concessi a dirigenti e altre figure chiave in multinazionali che operano a livello globale e hanno filiali o sedi in territorio statunitense.

L’ordine esecutivo firmato da Trump è stato molto criticato da diversi grandi imprenditori americani, che sostengono che le restrizioni limiteranno la capacità delle aziende statunitensi di assumere persone straniere per lavori che gli americani non vogliono o non sono capaci di fare.

Todd Schulte, presidente di FWD.us, gruppo a favore dell’immigrazione appoggiato da diverse aziende tecnologiche, ha detto al New York Times: «Questo è un attacco frontale all’innovazione americana e alla nostra abilità come nazione di beneficiare dall’attrazione di talenti provenienti da tutto il mondo». Thomas J. Donohue, capo esecutivo della Camera di commercio statunitense, ha detto: «Dire che “non siete benvenuti” a ingegneri, dirigenti, esperti di tecnologia, medici, infermieri e altri lavoratori non aiuterà il nostro paese, ma lo rallenterà».

L’introduzione di restrizioni all’entrata di stranieri negli Stati Uniti era stata una delle promesse più importanti di Trump durante la campagna presidenziale del 2016. Da diverso tempo Stephen Miller, consigliere della Casa Bianca e considerato l’artefice delle politiche sull’immigrazione del governo, cercava di eliminare i visti per i lavoratori stranieri, sostenendo che provocassero danni ai cittadini americani, e secondo molti con la pandemia da coronavirus ha trovato il momento migliore per proporre e rendere effettive le nuove restrizioni.

Funzionari del governo hanno inoltre detto al New York Times che Trump sta cercando di rendere permanenti alcuni cambiamenti introdotti nelle ultime settimane, con l’obiettivo di scoraggiare in maniera più continua l’arrivo di lavoratori stranieri negli Stati Uniti: per il momento, comunque, non si sa quando e se verranno introdotti questi cambi più radicali.