(Christopher Jue/Getty Images)

La Commissione Europea contro Apple, di nuovo

Margrethe Vestager ha annunciato due nuove indagini, dopo averla già multata per 13 miliardi di euro per evasione fiscale

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La Commissione Europea ha annunciato di avere aperto due indagini su Apple che riguardano rispettivamente il sistema di pagamento tramite dispositivi mobili Apple Pay e alcune clausole dell’accordo con gli sviluppatori delle app esterne.

Non è la prima volta che la Commissione, e in particolare il dipartimento Concorrenza diretto dalla commissaria Margrethe Vestager, si occupano di Apple e delle più grandi aziende tecnologiche statunitensi: due anni fa Apple ricevette una multa da 13 miliardi di euro con l’accusa di avere aggirato il pagamento delle tasse in Europa, mentre nello scorso mandato da commissaria Vestager prese più volte di mira anche Google e Facebook.

In un comunicato stampa, Apple ha respinto tutte le accuse e aggiunto: «È deludente che la Commissione Europea stia avanzando lamentele infondate da parte di una manciata di aziende che vogliono semplicemente un giro gratis, e non vogliono giocare secondo le stesse regole di tutti gli altri».

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La Commissione ha spiegato di avere aperto le indagini perché teme che Apple stia esercitando un monopolio: sia ostacolando l’utilizzo del sensore NFC (Near Field Communication) degli iPhone per sistemi diversi da Apple Pay, sia costringendo di fatto gli sviluppatori esterni a utilizzare un sistema nativo di Apple per gli acquisti fatti all’interno delle applicazioni, su cui poi impone una commissione del 30 per cento.

La durata delle indagini può durare mesi o anni, e l’esito dipende anche dalla cooperazione delle aziende coinvolte. Al momento Apple ha contestato la multa da 13 miliardi e ha fatto ricorso in appello contro la decisione della Commissione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

L’anno scorso, durante il processo di approvazione per il suo secondo mandato, Vestager aveva presentato una specie di programma in cui aveva mantenuto come primo obiettivo le aziende di Internet. Tra le proposte c’erano la rimozione dei sistemi di protezione che esentano le grandi piattaforme dalle responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti, nuovi meccanismi per fare in modo che le aziende di Internet paghino le tasse in Europa senza eluderle con stratagemmi fiscali di vario tipo e indagini più approfondite sui vantaggi sfruttati dalle società per sbarrare la strada ai loro concorrenti.